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Hannibal e Penny Dreadful: l’arte invade il piccolo schermo

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Hannibal e Penny Dreadful: l’arte invade i serial tv e sul piccolo schermo corre l’eleganza del terrore.

Mai come in questi anni il piccolo schermo sembra essere diventato terreno fertile per l’horror.
Twin Peaks, che forse torna e forse no -ancora non si è capito, pare che sì, ma nel 2017- come è noto ha squarciato il velo di Iside e permesso l’invasione del tubo catodico all’orrorifico a un nuovo livello. Da lì ovviamente X-Files che ha tenuto banco per anni, tornato di recente con dei nuovi episodi (purtroppo in sospeso tra il demenziale e il facepalm). Poi Buffy, per il pubblico teen e ora, stagione dopo stagione, i serial horror non si contano più: American Horror Story, con le sue cinque stagioni antologiche -che ha portato a una nuova giovinezza artistica Jassica Lange e un Golden Globe a Lady Gaga Bates Motel (più scult che horror), il freschissimo Scream the serial (prodotto da Mtv), The Following…

Un discorso a parte andrebbe fatto per il filone streghe: con Le streghe dell’East End (più fantasy che horror), Salem, Penny Dreadful e AHS Coven ci siamo trovati, nella medesima stagione televisiva, con quattro serial le cui protagoniste erano streghe, più o meno temibili.

> In questo terreno ormai fertilissimo spiccano e si sono destinti per qualità, originalità e, soprattutto, per ricerca estetica Penny Dreadful e Hannibal che per rappresentare l’orrore più osceno pescano a piene mani dal mondo dell’arte, antica e contemporanea.

 hannibal penny dreadfulTra i due, Penny Dreadful ha un carattere più eclettico, nello stile e nei registri, passa dal grottesco all’horror vittoriano, da momenti Grand Guignol a momenti più brillanti, questi ultimi sono rari, ma una tagliente ironia lo percorre in lungo e in largo, come un fremito.
Creatore del serial trasmesso da Showtime (in Italia da Rai4 o ora disponibile anche su Netflix) è John Logan, già sceneggiatore per il cinema con una prolifica carriera all’attivo: Il Gladiatore, Sweeney Todd, The Aviator e Hugo Cabret, tra gli altri.
La matrice è letteraria. I penny dreadfulda cui il serial prende il titolo– noti anche come penny horrible o penny awful, in letteratura hanno costituto un tipo di pubblicazione periodica in voga nell’Inghilterra del XIX secolo.

> Queste opere, in genere fascicoli settimanali, hanno in seno vere e proprie anticipazioni del genere pulp. Basso costo -un penny- e serializzazione a puntate: questa la formula vincente del prodotto. Una formula che sembra pensata per il TV color.

 hannibal penny dreadfulI protagonisti dei penny dreadful sono poi stati ripresi a più tornate sia da autori letterari che cinematografici; tra i più celebri, ad esempio, Sweeney Todd, che appare per la prima volta nel penny dreadful The String of Pearls: A Romance (18 parti pubblicate a cadenza settimanale tra il 1846 e il 1847), poi il musical e a seguire il film di Tim Burton, sceneggiato per l’appunto da John Logan. E poi vampiri, lupi mannari, streghe e via di seguito.

È dall’immaginario di questo substrato orrorifico, estremamente vivo e traboccante di creatività, da questo sottobosco di personaggi e storie macabre e orrende che prende il via il serial Penny Dreadful.
In una tetrissima Londra vittoriana i personaggi di questi racconti si trovano ad essere i protagonisti di una storia che li vede alleati, nemici, amanti, complici e parenti.hannibal penny dreadfulLa protagonista indiscussa è Vanessa Ives -interpretata da una Eva Green, mattatrice assoluta in perenne stato di grazia- assediata dal dimonio che la possiede, a farle compagnia troviamo un lupo mannaro americano a Londra (Josh Hartnett) affascinante come solo un eroe in fuga può essere, quel Dorian Gray di Oscar Wilde (Reeve Carney), il Dr. Frankenstein (Harry Treadaway) e le sue creature (Rory Kinnear e Billie Piper, l’ex pop star di Honey to the bee).

> In Penny Dreadful le citazioni letterarie si affastellano l’una sull’altra, come in un mazzo di carte; ad esempio, quando Victor Frankenstein deve sceglier un nome per la sua prima, sfortunata, creatura pesca da Shakespeare: Proteus, da I due gentiluomini di Verona. E di nuovo in Shakespeare viene trovata l’ispirazione per il nome della seconda creatura: Caliban, da La Tempesta.

hannibal penny dreadfulCon loro Sir Malcolm Murray, interpretato da Timothy Dalton, che grazie a questa incursione nel piccolo schermo di qualità rivive una nuova primavera professionale dimostrando di non aver perso, nel corso degli anni, un solo grammo del suo fascino. La storyline del suo personaggio è assimilabile  a quella di Rudyard Kipling.

Paul Brady, che si è occupato della progettazione grafica per il serial, ha attinto dall’archivio Bridgeman per trovare la giusta ispirazione, tra ritratti di alienati e freaks. Un catalogo infinito di riproduzioni artistiche, da FuseliGustave Courbet: maestri tetri in sospeso tra realismo e fantasmagorico.

>> Nella casa di Sir Malcolm Murray fra le varie opere d’arte appese alle pareti possiamo riconoscere facilmente Hommage à Delacroix di Henri Fantin-Latour (1836-1904), oggi conservato al Musée d’Orsay. L’opera è del 1864, i fatti del serial iniziano nel 1891, quindi la presenza del quadro nella casa di uno dei protagonisti è, se non verosimile, quantomeno plausibile.

penny dreadful Nella dimora di Dorian Gray ci troviamo poi di fronte a una vera e propria quadreria. Le pareti traboccano di… Ritratti, giustamente. Possiamo riconoscere, tra gli innumerevoli, il ritratto di Maria Antonietta con rosa di Louise Élisabeth Vigée Le Brun; della stessa artista, su un’altra parete, troviamo anche un autoritratto con la figlia.

Nella ricca collezione del dandy per eccellenza, illuminati della luce fioca e sensuale delle candele, abbiamo riconosciuto -solo per citarne qualcuno- anche un ritratto a Victor Chocquet e un ritratto a Jeanne Samary di Renoir, l’attrice Elisabeth Rachel Félix nelle vesti di Fedra ritratta da Frédérique O’Connell e La famiglia Dubufe di Claude-Marie Dubufe. Poi ancora, sbirciando meglio, possiamo scorgere anche un autoritratto di Edgar Degas, uno di Eugene Delacroix. Tra gli italiani fanno capolino la splendida Antea di Parmigianino e il Ritratto di vecchio con nipote del Ghirlandaio.

>> Sfogliate la gallery e aguzzate la vista!

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Quello che colpisce e l’atmosfera tetra ma elegantissima che pervade ogni inquadratura, ogni sequenza. Costumista del serial è Gabriella Pescucci, che nell’arco della sua longeva carriera ha lavorato con leggende del cinema come Pier Paolo Pasolini, Federico Fellini, Terry Gilliam e Tim Burton.

>> Il lavoro sui costumi di scena fatto dalla Pescucci nasce da un’indagine sul mondo dell’arte, guardando all’opera dei grandi impressionisti, da Pierre-Auguste Renoir a Claude Monet passando per Berthe Morisot e James Tissot. Gli impressionisti offrono un vasto catalogo della vita mondana del periodo, ma hanno sicuramente un’aura troppo solare, che poco si adatta a Penny Dreadful, per questo, ha dichiarato la Pescucci, per la propria ricerca ha tratto ispirazione anche nelle atmosfere tetre delle stampe di Gustave Doré.

Nella seconda stagione si aggiunge alle nefaste vicende di questo già ben nutrito gruppetto un po’ freaks anche un’agguerrita congrega di streghe a caccia di Vanessa Ives e un vampiro molestissimo che ancora, dopo due stagioni, non si è svelato, ma che dalle profondità delle tenebre muove le fila di un intrigo senza fine. A breve in arrivo la terza stagione composta da nove episodi, dal 1 maggio su Showtime.
 hannibal penny dreadfulAnche con Hannibal, serial TV creato da Bryan Fuller (quello di Pushing Daisies) ci troviamo a partire da una matrice letteraria per mettere in scena un orrore tutto ispirato all’arte. Il mondo, ovviamente, è quello creato da Thomas Harris nei suoi romanzi.

> Dall’opera di Thomas Harris nasce la saga cinematografica di Hannibal the cannibal, alla ribalta con Il Silenzio degli innocenti, ma che vede la sua prima comparsa per il grande schermo nel 1986  con Manhunter – Frammenti di un omicidio di Michael Mann, da Red Dragon -primo romanzo in cui compare il personaggio di Hannibal Lecter. A rivederlo oggi è un film hipster fatto e finito, Nicolas Winding Refn e Dan Gilroy gli sono molto debitori. Nel 2002 dallo stesso romanzo un nuovo adattamento per la regia di Brett Ratner (quello che gira i videoclip di Mariah Carey).

Ed è proprio in Red Dragon, il romanzo, che Bryan Fuller affonda le mani per la creazione del suo serial TV, anzi, va a indagare, scavare, inventare e creare ancora più indietro nel tempo e nelle relazioni dei protagonisti. Prima di Clarice, resa immortale dalla Jodie Foster de Il Silenzio degli Innocenti (film che lo scorso 14 febbraio ha compiuto 25 anni), l’antagonista di Hannibal Lecter era Will Graham: profiler dell’FBI con la particolare abilità di riuscire a immedesimarsi completamente nei criminali a cui dà la caccia. E come con Clarice il gioco è quello di una caccia che, osservata da una prospettiva più obliqua, sembra un corteggiamento.

Nei panni dello psichiatra cannibale più famoso di sempre troviamo Mads Mikkelsen, meraviglioso cattivo dall’espressione indecifrabile (indimenticabile Le Chiffre in 007 Casino Royale) che non fa rimpiangere per nulla Anthony Hopkins, mentre Will Graham è interpretato da Hugh Dancy, che conquista così il ruolo di una carriera già invidiabile (da The Big C per il piccolo schermo, AdamHysteria per il cinema).

Hannibal basa gran parte del suo fascino proprio sul loro rapporto di, diciamo, amore|odio. hannibal penny dreadful Sono identici in maniera diversa, Hannibal e Will, il loro rapporto potrebbe essere uno schema di lotta quanto un comportamento sessuale. La lotta psicologica tra i protagonisti è a volte un corteggiamento, a volte una lotta per la sopravvivenza: «You’re as alone as I am. And we’re both alone without each other».

>> In un episodio Will cita Romeo e Giulietta di Shakespeare (3° atto, I ° scena) in un dialogo con Hannibal: «fortune’s fool» dice Will, ma Hannibal gli risponde ribaltando la citazione originale «Oh, I am fortune’s fool!».

hannibal penny dreadfulIn un altro dialogo Will cita invece un verso dalla Divina Commedia. Dante e Virgilio stanno visitando il secondo girone del settimo anello (suicidi e scialacquatori): «Io fei gibetto a me de le mie case» (Inferno, 13° canto, verso 151).

Il serial di Fuller non concede nulla alla frivolezza e mai cade verso il declivio della sciatteria, è un’incredibile opera che procede per accumulazioni di citazioni letterarie e immagini: volti, fumi, fiori, interiora, carni, occhi, arredi, stoviglie, opere d’arte. Un “vertigo” infinito. Con l’ordine degno di una tavola imbandita vengono disposte, episodio dopo episodio, crimini efferati e citazioni letterarie: dalla Bibbia alla Divina Commedia di Dante passando per il Faust di Goethe, da Francis Dolarhyde fino a William Blake.

The Great Red Dragon e The Woman Clothed in Sun di William Blake sono opere al centro della saga di Red Dragon. Il serial killer a cui, ad un certo punto, Will Graham dà la caccia è affetto da crisi di identità multipla e si identifica con un alter ego, quello del Grande Drago Rosso. Soggetto che campeggia in un enorme tatuaggio che gli copre l’intera schiena. hannibal penny dreadfulNell’estetica del serial abbondano i riferimenti e le citazioni al mondo dell’arte, antica e contemporanea. Immancabile ovviamente il già citato William Blake le cui opere e ossessioni danno vita alle ossessioni e del serial killer della prima luna (Red Dragon, per l’appunto).

>> Hannibal Lecter poi ha una vera passione per l’arte rinascimentale italiana. Lo troviamo più volte intento a esercitarsi con carta e penna, in un episodio in particolare lo vediamo immortalare Bedelia Du Maurier -la sua analista, interpretata da una splendente Gillian Anderson– nelle vesti della Fortezza di Botticelli. Ed è proprio davanti a un’altra opera di Botticelli che Hannibal e Will si riuniscono a Firenze, La Primavera. I due, agli Uffizzi, si ritrovano come amanti perduti pronti a confidarsi l’essenza della propria natura.

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«If I saw you every day, forever, Will, I would remember this time»

All’inizio della terza stagione, prima di ritrovarsi a Firenze, Will e Hannibal si spiano, si sognano e si ricordano nella cornice dorata del duomo di Monreale, sorvegliati dal guardingo Cristo Pantocratore. Ogni inquadratura, ogni ambiente è impregnata di arte. Alle pareti opere di Ichikawa Danjuro e di Albert Bierstadt, le inquadrature si deformano e ricreano ritratti che portano alla memoria Bacon e Picasso.

E poi, ovviamente, i piatti di portata, la cucina! Hannibal oltre che appassionato di arte e anche un provetto cuoco, colto e creativo, ogni suo piatto e, oltre che per il palato, una gioia per gli occhi. Manco a dirlo, l’ingrediente segreto… È carne umana.

Il serial, andato in onda sulla NBC -trasmesso da noi su Italia1, poi su TOP crime e poi ancora su Infinity TV- si è concluso con la terza stagione il 27 agosto scorso. Il finale, sulle note di Love Crime (Siouxsie Sioux & Brian Reitzell ) ha mandato i fan in brodo di giuggiole. Gli ascolti purtroppo non lo hanno premiato, ma Bryan Fuller pensa a un futuro per la sua creatura più amata.

> Allusioni elaborate ed estetica meticolosa, questa la formula vincente di Hannibal, il serial TV più profondamente romantico degli ultimi 10 anni.

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«Cosa c’è per cena? Non si chiede mai. Si rovina la sorpresa».

>>

E per concludere, come dessert, una succulenta gallery con le immagini di Hannibal e le opere d’arte che lo hanno ispirato.

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