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Fibonacci e l’arte. Dialogo tra l’artista Giorgio Piccaia e il filosofo Claudio Bonvecchio

2021 Giorgio Piccaia davanti a Fibonacci nero e bianco Giorgio Piccaia davanti a Fibonacci nero e bianco (2021)
2021 Giorgio Piccaia davanti a Fibonacci nero e bianco
Giorgio Piccaia davanti a Fibonacci nero e bianco (2021)

La mostra Piccaia. Omaggio a Fibonacci di Chiasso è in dirittura d’arrivo dopo quasi un anno e mezzo. Fino al 24 luglio 2021 è però ancora possibile visitare la mostra. Il 15 luglio è inoltre in programma un’importante occasione di approfondimento.

In occasione della mostra Piccaia. Omaggio a FibonacciIl 15 luglio alle 18,00 il filosofo Claudio Bonvecchio incontrerà Giorgio Piccaia nello Spazio Arte della Swiss Logistics Center di via Soldini 12, dove sono esposte quaranta opere dell’artista italo-svizzero dedicate a Fibonacci.
Il filosofo Claudio Bonvecchio così scrive sul catalogo della mostra Piccaia. Omaggio a Fibonacci:
Leonardo Pisano detto il Fibonacci (ossia figlio di Bonacci) – noto, tra l’altro, per aver introdotto i numeri arabi – è stato un ingegno versatile e cosmopolita. Grande matematico e autore della serie numerica che porta il suo nome, Fibonacci non vive il numero come, oggi, lo vive la modernità. Il numero, per lui, non è una arida conoscenza che produce altre conoscenze che, a loro volta, generano conoscenze e applicazioni. È, piuttosto, qualcosa che rispecchia la Totalità. Quella Totalità di cui è intessuta, armonicamente, l’esistenza del cosmo, della natura e dell’essere umano.
Dalla disposizione delle foglie all’architettura delle conchiglie, dalle proporzioni auree dei templi classici alle raffigurazioni pittoriche o alla perfezione dei corpi, tutto può essere interpretato numericamente. E, a sua volta, il numero si rispecchia nel tutto: in una perfetta corrispondenza. Questo ingegno universale – amato e utilizzato dagli umanisti ma anche dagli studiosi di ogni tempo – non poteva non sollecitare la vena creativa di un artista attento e sensibile alla dimensione della Totalità: come Giorgio Piccaia.
Attratto dalla potenza del numero e stimolato dalla sequenza di Fibonacci, gli ha dedicato una serie di grandi tele ad olio, di acrilici su papiro e di sculture in cui il numero si fonde con il colore e con la materia. E in cui il piccolo e il grande sembrano dare corpo alla convinzione di Fibonacci per cui il piccolo e il grande sono la medesima: cosa vista, solamente, in una diversa prospettiva numerica. Parallelamente, il gioco simbolico dei colori – come l’oro, il bianco, il nero, il blu o il verde – accostati ai numeri rendono, perfettamente, quella sintesi del tutto nel tutto che esprime la Totalità. E che la rende comprensibile anche in questo nostro tempo. Un tempo di povertà che solo l’arte può redimere”.
È stata inaugurata il 7 febbraio 2020 con un convegno dal titolo L’influenza di Leonardo Pisano nell’arte, nella matematica, nella scienza e nell’economia (relatori Bruno Arrigoni, Stefano Cordero di Montezemolo, Daniele Cassani, Luca Gambardella, Francesco Amighetti e si è svolto anche un talk il 27 febbraio dell’anno scorso dal titolo Arte, numeri ed esoterismo (relatori Luca Levrini e Luca Venturi). La mostra Piccaia. Omaggio a Fibonacci è aperta su prenotazione fino al 24 luglio.
Giorgio Piccaia, Fibonacci 8, 2020, olio su tela, cm 80x60
Giorgio Piccaia, Fibonacci 8, 2020, olio su tela, cm 80×60
Due domande a Giorgio Piccaia
Perché Fibonacci?
Sono stato sempre attratto dalla matematica, a scuola era, con il disegno, la mia materia preferita. Il mio progetto artistico su Fibonacci è nato nel 2018, quando ho conosciuto nel monastero di Santa Caterina sul Sinai Gregory Sinaite, monaco greco-ortodosso. Con Gregory sono rimasto in contatto, ci scambiamo spesso opinioni ed è con lui che ho riscoperto il matematico pisano.
La Matematica e l’Arte come convivono?
L’Arte è Matematica. Il numero irrazionale phi 1,6180339887…. o costante di Fidia o sezione aurea è nella natura. L’uomo ha da sempre cercato di riprodurre il mondo che lo circonda per arrivare al divino e per la ricerca del sé. L’Arte utilizza per le sue composizioni quello che la natura  dà: la perfezione delle proporzioni. Il rapporto  aureo è la semplicità della vita. La sequenza di Fibonacci che è un susseguirsi di numeri non casuali, ma ben precisi, è un’ode alla proporzione divina, è il ritmo del rapporto aureo.
Nelle mie opere riproduco i numeri della sequenza disegnandoli in maniera ripetitiva, utilizzando supporti diversi dal papiro alla tela, dalla carta al plexiglas. La ripetizione è il mio metodo per scoprire, per conoscere, per arrivare al logos, è il mio mantra. Conoscere è ricordare e il ricordo avviene per lampi improvvisi, dove l’esperienza ha un ruolo di presentazione e di comprensione, e cerco il più possibile di mantenere la luce accesa.
La conoscenza dei numeri nella loro perfezione non sono riscontrabili immediatamente nella realtà. I numeri sono nel processo di reminiscenza della forza vitale che molti chiamano anima in cui sono sempre stati presenti. Sono natura e sono parte di ogni cosa.
Il mio lavoro artistico è un rituale, è recupero della memoria, utilizzo i numeri della sequenza come via per arrivare alla proporzione divina interiore e all’essenza della conoscenza.
Oggi, anche con la pandemia, il bombardamento di numeri a cui siamo soggetti è il tutto, la materia informe, il caos da cui attingere per la formazione del Cosmo.
Tutto è numero. Il numero è in tutto. Il numero è nell’individuo. L’ebbrezza è un numero” diceva Charles Baudelaire. Ecco io questo dipingo.

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