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Apocalisse su carta. Il genio inedito di Fabio Mauri tra dipinti e disegni, a Milano

Fabio Mauri, Senza titolo 15 [Apocalisse], 1983, tecnica mista su carta, cm 100x70, courtesy Viasaterna, Hauser and Wirth and Studio Fabio Mauri
Fabio Mauri, Senza titolo 15 [Apocalisse], 1983, tecnica mista su carta, cm 100×70, courtesy Viasaterna, Hauser and Wirth and Studio Fabio Mauri

L’apocalisse vista come rigenerazione e non concepita come tragico disfacimento è il racconto su carta, colorato e in bianco e nero, dell’opera di Fabio Mauri (1 aprile 1926 – 19 maggio 2009), in mostra da Viasaterna fino ad aprile 2022. A cura di Francesca Alfano Miglietti, e in collaborazione con lo Studio Fabio Mauri e Hauser & Wirth, l’esposizione Opere dall’Apocalisse presenta una serie di dipinti e disegni inediti provenienti direttamente dall’archivio dell’artista.

Genio poliedrico (oltre che artista, scrittore e drammaturgo), compagno di ispirazioni, tra gli altri, di Pasolini (rivista Il Setaccio, 1942), Eco, Arbasino, Barilli (rivista Quindici, 1968) e Kounellis (rivista La Città di Riga, 1976), Fabio Mauri si rivela attraverso un racconto su carta, colorato e in bianco e nero, intimo e unitario. La galleria, dopo un lavoro di ricerca di circa due anni, in dialogo con lo Studio Fabio Mauri e Hauser & Wirth, si trova per la prima volta a presentare una retrospettiva, esponendo la serie pressoché inedita dell’Apocalisse (anni Ottanta), degli Scorticati e alcuni Dramophone dell’opera di uno dei più grandi maestri della neoavanguardia italiana della seconda metà del XX secolo. Si tratta di una rara selezione in cui emerge la riflessione portante del lavoro di Mauri che concepisce l’arte come specchio della condizione drammatica dell’uomo, contesa dialetticamente tra struttura, materia e forma, immagine e storia. Fortemente credente, l’artista indaga l’apocalisse cercando l’incontro nel caos che altro non è che l’insidiosa logica dell’arte, dell’ideologia e del totalitarismo. Nelle opere di Mauri la storia entra nel privato, fino a diventarne ossessione, fino a fargli perdere qualsiasi coordinata che distingue il suo essere uomo dal mondo, in un linguaggio fatto di parole e segni, di intime rivelazioni e sconcertanti consapevolezze.

Fabio Mauri, Dramophone 2, 2005, carboncino su carta, cm 70×50, courtesy Viasaterna, Hauser and Wirth and Studio Fabio Mauri

È molto diverso il Fabio Mauri delle installazioni e delle performance, dal Fabio Mauri delle opere su carta. Per Mauri il disegno sembra fungere da metodo di ricerca e parallelamente a zona franca della visione, ed è proprio questa dualità, ancora una volta, che evidenzia l’attitudine di Mauri a non irreggimentarsi in nulla di dogmatico e definitivo.

Francesca Alfano Miglietti

Motivo ricorrente è l’immagine del disco, specchio della predestinazione, che si declina in forme sinuose di cerchi che alludono a un mondo visto dall’alto (Dramophone, 2005, charcoal on paper, cm 70×50) e a trombe che ne preannunciano la fine (Senza titolo, 1980s, mixed media on paper, cm 48×33), fino a risolversi in un groviglio di segni nell’opera Come far rivivere una pianta morta del 1992 (mixed media on paper, cm 99×68) in cui Mauri, con poetica e pura semplicità, riporta per iscritto le indicazioni per far rivivere una pianta. A queste si accompagnano, e ritornano come moniti lungo tutta l’esposizione, le opere intitolate The End (1960 e 2005) per continuare con la serie degli Scorticati, dominata da colori elettrici e acidi, in cui si ritrova, tra le altre, la rappresentazione moderna di Adamo ed Eva (Senza titolo, 1985, mixed media on paper, cm 48×32.8). Conclude l’esposizione una delle fotografie che documenta la celebre performance Ebrea del 1971, di cui è proiettato il video integrale insieme ad un’intervista di Mauri al piano di sotto della galleria. Opera tra opere, l’artista affronta il tema dell’Olocausto, indagando nuovamente le dinamiche del potere e dell’ideologia: davanti a uno specchio una giovane ragazza si taglia i capelli, con le ciocche va a comporre il simbolo della Stella di David, lo stesso simbolo le è disegnato sul petto come soluzione e sentenza finale della discriminazione razziale.

Mauri sa che la contemporaneità è reduce da una dispersione, dalla frammentarietà del soggetto occidentale che si disgrega dinanzi ai problemi posti dalle ideologie e dalla storia, e di quello che appare come una lenta evanescenza che indica una frattura grande quanto la necessità di un’ anestetizzazione del pensiero.

Francesca Alfano Miglietti

Cieli e parole, segni astratti e trombe, alberi e orizzonti circolari, l’opera in quanto narrazione è autonoma, portatrice di una colpa originaria, immotivata e trascendentale, a cui l’artista non cerca di dare risposta ma ci si immerge, in tutta la sua complessità, restituendo l’immagine del mondo che lo ha trafitto.

Fabio Mauri, Senza titolo, 1985, tecnica mista su carta, cm 48×32.8, courtesy Viasaterna, Hauser and Wirth and Studio Fabio Mauri
Fabio Mauri, Come far rivivere una pianta morta, 1992, tecnica mista su carta, cm 99×68, courtesy Viasaterna, Hauser and Wirth and Studio Fabio Mauri
Fabio Mauri, Senza titolo, 1980s, mixed media on paper, cm 48×33, courtesy Viasaterna, Hauser and Wirth and Studio Fabio Mauri
Fabio Mauri, Senza titolo 4 [Apocalisse], 1981, tecnica mista su carta, cm 48×33, courtesy Viasaterna, Hauser and Wirth and Studio Fabio Mauri

FABIO MAURI
Opere dall’Apocalisse
Dipinti e disegni inediti,

a cura di Francesca Alfano Miglietti, in collaborazione con Studio Fabio Mauri e Hauser & Wirth.

17 dicembre 2021 – 1 aprile 2022
VIASATERNA, via Giacomo Leopardi 32, Milano.

www.viasaterna.com
info@viasaterna.com

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