Menu di navigazione+


ARTISTI: A - B - C - D - E - F - G - H - I - J - K - L - M - N - O - P - Q - R - S - T - U - V - W - X - Y - Z


Cerca
In

Boccioni Umberto 1882 – 1916

Inserito in ARTISTI, LE FIRME DEI PITTORI ITALIANI DELL'OTTOCENTO

Boccioni Umberto

Umberto Boccioni (Reggio Calabria, 19 ottobre 1882 – Chievo, Verona, 17 agosto 1916) è stato un pittore e scultore italiano.

Fu uno dei principali teorici ed esponenti del movimento futurista e dell’arte italiana.

Biografia

I genitori di Umberto, Raffaele Boccioni e Cecilia Forlani, sono originari di Morciano di Romagna (allora in provincia di Forlì, oggi in provincia di Rimini).

Ma il padre, che lavora come usciere di prefettura, è costretto a spostarsi lungo il territorio nazionale in base alle esigenze di servizio.

Umberto nasce il 19 ottobre 1882 a Reggio Calabria; successivamente la famiglia si trasferisce a Forlì, dove Umberto trascorre l’infanzia.

Nell’estate del 1885 la famiglia, lasciata Forlì, è già a Genova; cinque anni dopo è a Padova.

Nel 1897 giunge l’ordine di un nuovo trasferimento a Catania.

Questa volta la famiglia si separa: Umberto e il padre vanno in Sicilia; la madre con la sorella maggiore Amelia, nata a Roma, restano a Padova.

A Catania Umberto frequenta l’istituto tecnico fino ad ottenere il diploma. Collabora ad alcuni giornali locali e scrive il suo primo romanzo: Pene dell’anima, che reca la data 6 luglio 1900.

Nel 1901 Umberto si trasferisce a Roma, dove il padre è stato di nuovo trasferito. Frequenta spesso la casa della zia Colomba.

In poco tempo s’innamora di una delle sue figlie, Sandrina.

Umberto ha circa vent’anni e frequenta lo studio di un cartellonista, dove apprende i primi rudimenti della pittura. In questo periodo conosce Gino Severini, col quale frequenta, a Porta Pinciana, lo studio del pittore divisionista Giacomo Balla.

All’inizio del 1903 Umberto e Severini frequentano la Scuola libera del Nudo, dove incontrano Mario Sironi, anch’egli allievo di Balla, col quale stringeranno una duratura amicizia.

In quell’anno Umberto dipinge la sua prima opera Campagna Romana o Meriggio.

Con l’aiuto di entrambi i genitori riesce a viaggiare all’estero: la prima destinazione è Parigi (aprile-agosto 1906), cui segue la Russia da cui ritorna nel novembre dello stesso anno.

Nell’aprile 1907 Umberto si iscrive alla Scuola libera del Nudo del Regio Istituto di Belle Arti di Venezia.

Inizia un altro viaggio verso la Russia ma l’interrompe a Monaco di Baviera, dove visita il museo.

Al ritorno disegna, dipinge attivamente, pur restando inappagato perché sente i limiti della cultura italiana che reputa ancora essenzialmente “cultura di provincia”.

Nel frattempo affronta le prime esperienze nel campo dell’incisione.

Nell’autunno del 1907, per la prima volta va a Milano, dove da alcuni mesi abitano la madre e la sorella.

Intuisce subito che è la città più di altre in ascesa e che corrisponde alle sue aspirazioni dinamiche.

Diventa amico di Romolo Romani, frequenta Previati, di cui risente qualche influsso nella sua pittura che sembra rivolgersi al simbolismo. Diviene socio della Permanente.

Durante questi anni di formazione, visita molti musei e gallerie d’arte.

Ha, quindi, la possibilità di conoscere direttamente opere di artisti di ogni epoca ma, specialmente, antichi.

Alcuni di questi, come ad esempio Michelangelo, rimarranno sempre suoi modelli ideali.

Nonostante ciò, essi diventeranno anche i bersagli principali della polemica avviata nel periodo futurista contro l’arte antica e contro il passatismo.

Dopo l’arrivo a Milano e l’incontro con i divisionisti e con Filippo Tommaso Marinetti, scrive, insieme a Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla e Gino Severini, il Manifesto dei pittori futuristi (1910), cui seguì il Manifesto tecnico del movimento futurista (1910): obiettivo dell’artista moderno doveva essere, secondo gli estensori, liberarsi dai modelli e dalle tradizioni figurative del passato, per volgersi risolutamente al mondo contemporaneo, dinamico, vivace, in continua evoluzione.

Quali soggetti della rappresentazione si proponevano dunque la città, le macchine, la caotica realtà quotidiana.

Nelle sue opere, Boccioni seppe esprimere magistralmente il movimento delle forme e la concretezza della materia.

Benché influenzato dal cubismo, cui rimproverò l’eccessiva staticità, Boccioni evitò nei suoi dipinti le linee rette e adoperò colori complementari. In quadri come Dinamismo di un ciclista (1913), o Dinamismo di un giocatore di calcio (1911), la raffigurazione di uno stesso soggetto in stadi successivi nel tempo suggerisce efficacemente l’idea dello spostamento nello spazio.

Simile intento governa del resto anche la scultura di Boccioni, per la quale spesso l’artista trascurò i materiali nobili come marmo e bronzo, preferendo il legno, il ferro e il vetro.

Ciò che gli interessava era illustrare l’interazione di un oggetto in movimento con lo spazio circostante. Pochissime sue sculture sono sopravvissute.

Tra le opere pittoriche più rilevanti di Boccioni si ricordano Rissa in galleria (1910), Stati d’animo n. 1. Gli addii (1911) – in cui i moti dell’animo sono espressi attraverso lampi di luce, spirali e linee ondulate disposte diagonalmente – Forze di una strada (1911), dove la città, quasi organismo vivo, ha peso preponderante rispetto alle presenze umane.

Nel 1915 l’Italia entra in guerra. Boccioni, interventista, si arruola volontario assieme ad un gruppo di artisti.

Durante il suo impegno bellico deve ricredersi riguardo alla teoria futurista enunciata da Marinetti, secondo cui la guerra è «sola igiene del mondo».

In una lettera dal fronte nell’ottobre 1915 Boccioni scrive che la guerra «quando si attende di battersi, non è che questo: insetti + noia = eroismo oscuro….».

Il 17 agosto 1916, muore in modo del tutto accidentale, cadendo dalla propria cavalla, imbizzarritasi alla vista di un autocarro.

La disgrazia avviene durante un’esercitazione militare, a Chievo, frazione di Verona, dove oggi si trova la sua lapide commemorativa, in una stradina immersa nella campagna.

 

Umberto Boccioni nei musei

Musei in Italia

Calabria

Casa della cultura di Palmi

Emilia-Romagna

Galleria d’arte moderna Ricci Oddi di Piacenza

Lazio

Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma

Lombardia

Galleria d’arte moderna e contemporanea di Bergamo
Gallerie di piazza Scala di Milano
Museo Civico d’Arte Contemporanea di Milano
Museo del Novecento di Milano
Pinacoteca di Brera di Milano

Piemonte

Galleria civica d’arte moderna e contemporanea (G.A.M.) di Torino

Sardegna

Galleria comunale d’arte di Cagliari

Veneto

Collezione Peggy Guggenheim di Venezia

 

Musei all’estero

Brasile

Museu de Arte Moderna di San Paolo del Brasile

Germania

Sprengel Museum di Hannover

Von Der Heydt Museum di Wuppertal

Kunsthalle di Mannheim

USA

Museum of Modern Art di New York

 

Opere (Selezione)

Pittura

Campagna Romana (Meriggio) (1903)
Automobile rossa (1904-1905)
Testa luce ambiente
La signora Virginia (1905)
Ritratto del dottor Gopcevich (1906)
La madre con l’uncinetto (1907)
Canal Grande a Venezia (1907)
Ritratto dello scultore Brocchi (1907)
Ritratto dell’avvocato C. M. (1907)
Ritratto della pittrice Adriana Bisi Fabbri (1907)
Veneriamo la madre (Trittico) (1907-1908)
Autoritratto (1908)
Casolare (1908)

La signora Massimino (1908) (Il gioco di luce si concentra sulla figura della donna seduta in un interno. L’esterno è quasi in ombra tranne per la striscia di sole, dove appaiono figure sparse sullo sfondo degli edifici, del tram e del carrettino col cavallo. La casa e la finestra assumono un punto protetto da cui osservare.)

Il riposo (1908)
Il romanzo di una cucitrice (1908)
Filari di alberi (1908)
Brughiera (1908)
Campagna lombarda sinfonia campestre (1908)
Ritratto di Innocenzo Massimino (1908)
Il sogno (1908-1909)
Ritratto femminile (1908-1909)
Paolo e Francesca (1908-1909)
Autunno lombardo (1909)
Primavera (Testa di donna) (1909)

Controluce (Busto della madre in controluce – La madre: effetto di sole) (1909) (La madre è ritratta seminuda al centro di un vortice di colori nei quali la luce solare è scomposta.)

Il mattino (Strada di periferia – Strada di periferia con due carri a cavallo) (1909)
Interno: Mamma che lavora (1909)

Tre donne (1909-1910). (Una delle ultime opere divisioniste nella quale l’artista tenta di unire tre persone inconciliabili nella realtà, ossia la madre, Ines e la sorella. Nel dipinto, le tre figure si distinguono nell’aspetto fisico, nei colori e nel modo diverso in cui sono drappeggiate le vesti di ciascuna. Il senso di unione viene dato da un fascio di luce che entra nel gruppo.)

Officine a Porta Romana (La strada di periferia – Periferia – Il meriggio) (1910)
Rissa in galleria (1910)
Donna in giardino (1910)
Il lutto (1910)
Contadino al lavoro (1910)
La città che sale (1910)
La risata (1911)
Idolo Moderno (1911)
Notturno (Mezza figura femminile e case) (1911)
Ines (Figura femminile e case – Studio di donna tra case) (1911)
Studio di donna fra le case (1911)

La strada entra nella casa (1911. (L’artista, dipingendo una donna al balcone, fa sì che la nostra visuale sia completa per farci vedere tutto ciò che succede al di fuori della finestra. Abbiamo una simultaneità d’ambiente, in cui i palazzi si inclinano e si infrangono, gli elementi singoli vengono ripetuti e c’è uno sparpagliamento degli oggetti che non seguono una logica e sono indipendenti gli uni dagli altri. Quindi c’è una compenetrazione costante tra esterno e interno dove il tutto sembra implodere e confluire nella testa della donna, centro della percezione sensoriale.)

Visioni simultanee (1911)
Stati d’animo serie I. Gli addii (1911)
Stati d’animo serie I. Quelli che restano (1911)
Stati d’animo serie I. Quelli che vanno (1911)
Stati d’animo. Quelli che vanno (Studio) (1911)
Stati d’animo serie II. Gli addii (1911)
Stati d’animo serie II. Quelli che restano (1911)
Stati d’animo serie II. Quelli che vanno (1911)

Materia (1912, con riprese 1913). (L’immagine della madre è una visione possente, una figura femminile inquietante dalle mani intrecciate che fungono da barriera di difesa a una misteriosa forza.)

Costruzione orizzontale (1912)
Antigrazioso (1912)
Scomposizione di figura di donna a tavola (1912)
Dimensioni astratte (Ritratto della madre) (1912)
Elasticità (1912)
Donna al caffè (Compenetrazione di luci e piani) (1912)
Dinamismo di un ciclista (1913)

Dinamismo di un calciatore (1913). (L’artista dispone in modo libero i colori e la forma per dare a loro un’autonomia assoluta. Contrappone le direzione di movimento centrifughe a quelle centripete, posizionando al centro una serie di forme compenetrate, ancorandone i margini all’ambiente luminoso e ampio.)

Corpo umano (Dinamismo) (1913)
Dinamismo di un corpo umano n° 1 (1913)
Dinamismo di un corpo umano n° 2 (1913)
Costruzione spiralica (1913)
Dinamismo plastico+cavallo+caseggiato (1913)
Cavallo+cavaliere+caseggiato (1913-1914)
Natura morta. Cocomero (1913-1914)
Composizione di una testa di uomo (Dinamismo di una testa di uomo) (1914)
Il bevitore (1914)
Selciatori (1914)
Sotto la pergola a Napoli (1914)
Dinamismo di una testa di donna (Scomposizione – Composizione dinamica di una testa – Scomposizione di una testa di donna) (1914 circa)
Carica di lancieri (1915)
Sintesi plastica di figura seduta (1915)
Nudo simultaneo (1915)
Interno con due donne (Interno con due figure femminili) (1915)
Natura morta di terraglie, posate e frutti (Natura morta con brocca e scodelle) (1915-1916)
Testa di donna (Ritratto della signora Busoni; studio n.2) (1916)
Paesaggio montuoso (1916)
Le due amiche (Interno con la sorella e la madre) (1916)
Ritratto del Maestro Ferruccio Busoni (1916)
Ritratto della Signora Cragnolini Fanna (1916)
Natura morta con brocca e scodella (1916)
Paesaggio (1916)

 

Scultura

Forme uniche della continuità nello spazio (1913)
Sviluppo di una bottiglia nello spazio (1913)
L’antigrazioso (La madre) (1913)
Dinamismo di un cavallo in corsa + case (1914-1915).

 

Translate »
ArtsLife History

GRATIS
VIEW