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Bouvier Pietro 1839 – 1927

Inserito in ARTISTI, LE FIRME DEI PITTORI ITALIANI DELL'OTTOCENTO

Bouvier Pietro

Pietro Bouvier (Milano, 16 novembre 1839 – Milano, 18 novembre 1927) è stato un pittore italiano.

Biografia

Pietro Bouvier nacque a Milano da Benedetto, artigiano ginevrino, doratore e intagliatore, stabilitosi e accasatosi a Milano.

Primo di sette fratelli, crebbe nella bottega del padre e frequentò poi i corsi dell’Accademia di Brera e particolarmente quelli di R. Casnedi.

Artista strettamente locale e di lentissima produzione, espose solo a Milano, ove ebbe amatori e fedelissimi che si contesero le sue tele, e a Milano, sposatosi nel 1875, trascorse la lunga vita di metodico lavoro, spegnendosi il 17 novembre 1927.

Partecipò alle Esposizioni di Brera degli anni 1863-66, 1869-70, 1872-74, 1876-77, 1880-81, 1883-84, 1886, 1888, 1891, 1897, 1906-08, 1910 e all’Accademia restò fedelissimo, pur avendo esposto nel 1881 ai Giardini pubblici all'”Indisposizione artistica” organizzata dalla Famiglia artistica.

Il primo dipinto impegnativo del Bouvier (1864) è anche il più celebre e popolare: Garibaldi e il maggiore Leggero trasportano in fuga Anita morente (Milano, Galleria civica d’arte moderna): quadro storico di una forza reale e sentita anche pittoricamente, nello squallore dell’acquitrino, nel cielo desolato, nell’acuto gioco delle luci del tramonto.

Altre opere dello stesso decennio, oltre alcuni ritratti di una evidenza meramente fotografica: Una seria occupazione (1865), Giovane in ascolto (1869), L’irrequieto (1870), Pasquale Sottocorno (Milano, Museo del Risorgimento).

Si sposò a Milano nel 1875.

Del periodo dal 1870 al 1890 sono: Concerto pittorico (1872), L’albo (1873), L’occasione (1874), Salvator Rosa(1876), Filemone e Bauci (1883), Gli orfanelli (1884), La Provvidenza (1885), Fiori (1886), El visorin de l’Andrea (firmato e dat. 1891; col titolo L’anticamera della marchesa nel Civico Museo F. Borgogna di Vercelli), Cucina economica(1891).

Successivamente dipinse: Parolina all’orecchio (1898), Oibò (1899).

Pittura di genere o storica o di aneddoto che ci lascia stupefatti per la minutissima realizzazione, per l’osservazione precisa tanto impeccabile da rievocare, talora, gli inesorabili fiamminghi del Seicento.

Ma il Bouvier, artiere scrupoloso di una meticolosa maestria, dava al vero, interpretato con dedizione certosina, solo quello che la parvenza delle cose direttamente suggeriva.

Così, anche superando i vuoti pretesti di ricostruzioni seicentesche o settecentesche del Trattato di Pace o del Babbo capisce; anche superando le ideuzze romantiche in soggetti come Oibò e pur riconoscendo che non un grandissimo artigiano soltanto ma un artista assomma i penetranti brani sparsi su quelle tele di estenuante lavoro, ci saremmo limitati a salvare del Bouvier poche cose: i Pulcini (Milano, racc. Rizzoli), La Provvidenza, La nipote Lina di tre quarti, e certi fiori e angoli di verde – studi preparatori che inaridiscono sulla tela composta – se improvvisamente, a settant’anni inoltrati, il vecchio pittore non fosse stato tentato dal paesaggio puro, quel paesaggio che sembra artefatto e senz’aria negli sfondi delle sue opere.

Ed ecco che tutta quella inalterabile minuzia e pazienza, tutta quella pittura sotto lente versa in poesia, e trova l’aria e gli spazi e il sole.

Nascono così tele come Tramonto (1914) e Via Umberto I a Cunardo (1920), come Dopo l’uragano Nubi sul Campo dei fiori (1921), come Sotto il Palanzone del 1926 quando aveva ottantasette anni.

Nel 1921 aveva dipinto il suo ultimo autoritratto: I me penej, finitissimo e levigatissimo e pure commovente.

Aveva goduto dell’ammirazione del Segantini e della appassionata difesa di Vittore Grubicy e di una ultima piccola gloria che non si spense.

Sue opere si trovano presso tutte le grandi raccolte dell’Ottocento lombardo e, oltre che nei musei citati, all’Accademia Carrara di Bergamo, alla Congregazione di carità di Lodi, negli Istituti ospitalieri di Milano, alla Promotrice di Napoli, alla Congregazione di carità di Varese.

Morì a Milano il 18 novembre 1927.

 

Alcune opere:

Faine nella foresta (1860), olio/tela

Fiori (1862), olio/tela

Inspecting the Bird (1873), olio/tela

Half length portrait of a young girl ‘Vernus’ (1889), olio/tela

Paggio (1890-1900), olio/cartone

Fiori e candeliere (1891), olio/tavola

Ave Maria (1906), olio/tavola

Ritratto del Dott Giovanni Bardelli (1923), olio/tavola

Figura di profilo (1924), pastello

 

Opere nei musei

Civica Raccolta di Incisioni Serrone Villa Reale di Monza con l’incisione all’acquaforte Salvator Rosa.

Galleria dell’ Accademia Carrara di Bergamo con le opere Testa di zingara Ritratto di Giulia Teresa Marenzi in giardino (1904).

Galleria civica d’arte moderna di Milano con le opere: Studio d’ambiente (1895 circa), Garibaldi e il maggiore Leggero trasportano in fuga Anita morente (1850 circa), L’albo (1873), Ohibo (1890 circa), Fanciulla alla carriola (1850 circa), Fiori (1886 circa).

Musei civici di arte e storia di Brescia con l’opera Ritratto di Giuseppe Zanardelli politico (1895 circa).

Museo civico di Vercelli con l’opera L’anticamera della marchesa (1891).

Museo d’arte di Avellino con l’opera La cacciagione (1897).

Museo del Risorgimento di Milano con l’opera Pasquale Sottocorno all’assalto del palazzo del genio.

Museo di Milano con l’opera Secondo Bonacossa (1896).

Raccolte d’Arte dell’Ospedale Maggiore di Milano con l’opera Giuseppe Resta.

 

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