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De Stefani Vincenzo 1859 – 1937

Inserito in ARTISTI, LE FIRME DEI PITTORI ITALIANI DELL'OTTOCENTO

De Stefani Vincenzo

Vincenzo De Stefani (Verona, 6 marzo 1859 – Venezia, 2 aprile 1937) è stato un pittore italiano.

Biografia

Nacque a Verona il 6 marzo 1859 da Stefano e da Caterina Brizio. Compiuti gli studi classici, fu poi allievo di Napoleone Nani, all’accademia Cignaroli della sua città, e di Cesare Maccari a Roma (1883).

Dopo un soggiorno a Capri, ritornò a Verona (1886), si sposò e si stabilì a Torri del Benaco, sul lago di Garda.

Ma nel 1887, ottenuto successo alla Espos. nazionale di Venezia, si trasferì in quella città, dove insegnò pittura ornamentale all’Accademia.

La sua attività espositiva era iniziata nel 1883 a Roma e a Milano (con Lungo l’Adige); seguirono Torino nel 1884 (con Vespero), la Promotrice di Firenze (con Rusticale) nel 1885 e Verona (con Alla botte Cravatta nera) nel 1886.

Venne quindi l’affermazione alla Esposizione nazionale di Venezia (1887) con MeriggioConvalescenza Nel tempo delle cicale.

Pittore eclettico, il De Stefani passò con disinvoltura dal ritratto al paesaggio, dal quadro drammatico ed episodico a quello di genere e alla semplice notazione realistica.

Le prime opere subirono l’influsso di F. Carcano e della pittura lombarda di quegli anni, come egli stesso dichiarò in una lettera (curriculum vitae, 1895): “sempre ritenuto a torto allievo del Carcano, ne dividevo però le idee”.

Il De Stefani, che il Costantini definisce “avvenirista”, fu il primo in area veneta a partecipare al rinnovamento che serpeggiava nella penisola, aderendo a un franco naturalismo.

Nel 1890 iniziò un’intensa attività di frescante, con la decorazione di una villa a Nizza, cui seguì quella di una villa sul Garda (1898-1905) e di un’altra a Crocetta Trevigiana (1906-1908), ora distrutta (Costantini, 1939).

Nel 1890 raffigurò anche alcuni episodi bellici nella torre di San Martino della Battaglia (Desenzano), ancora visibili: al secondo piano Assalto dei granatieri della guardia nella battaglia di Pastrengo e al quarto Assalto della batterza zigzag nella guerra di Crimea.

Ma la più celebre di tutte le sue decorazioni murali è quella della nuova sala del Consiglio provinciale al pianterreno del palazzo della prefettura (ex palazzo Corner) di Venezia, per la quale vinse il concorso con l’amico Giuseppe Vizzotto Alberti.

Il lavoro, inaugurato nell’agosto 1897, era stato iniziato soltanto un anno prima.

Il fregio con la Processione del doge è dipinto a encausto su tre pareti : Venezia è personificata, in vesti di broccato, nel riquadro centrale del soffitto (Trionfo di Venezia) e nei quattro tondi che lo circondano, con allegorie dei suoi domini (MareTerra) e delle sue virtù (Sapienza Legge, ovvero scienza e giustizia.

Dopo le presenze a Milano (Brera) nel 1891 con L’accusa e all’Esposizione nazionale di Torino nel 1898 (con Le nostre ragazze Ritratto di signora), intorno ai primi del XX secolo si nota una flessione nella produzione, durata quasi un decennio.

Riprese quindi a esporre nel 1910, di nuovo a Brera (con Gli assenti), poi a Venezia nel 1912, alla Biennale con un’intera sala.

Nel periodo 1914-17 si dedicò all’incisione (acquaforte, puntasecca), sotto la guida di E. Brugnoli.

Un’acquaforte (Madre e figlia) è presso la Galleria nazionale d’arte moderna di Roma.

Dal 1922 (con Fiore rosso) mutò stile e iniziò un periodo straordinariamente produttivo.

Le forme sono di nuovo più semplici (si confronti ad esempio Mammina); l’aria aperta scompare e le figure tornano al chiuso fra pareti disadorne.

In un’organica serie di grandi quadri (Il crolloIl raccontoLe buone paroleQuesta è la mia felicità) racconta in forme piane, in una sintassi quasi elementare, circostanze e fatti appassionati; questo romanzare la vita ebbe una notevole presa sul pubblico.

Continuò la produzione ritrattistica, nella quale era stato attivissimo a Roma, a Venezia, a Trieste e altrove già nel primo periodo di attività.

Proseguì costante anche la sua partecipazione a mostre collettive; a Venezia, alle Biennali del 1922, 1924, 1932; oltre che nel 1930 alla Fondazione Bevilacqua La Masa, nel 1935 alla Mostra dei quarant’anni della Biennale e a Roma nel 1931 alla Quadriennale.

Di rilievo furono anche le personali: a Milano, alla galleria Pesaro, nel 1918 e nel 1928; a Venezia, alla galleria Boralevi, nel 1931, con una sessantina di quadri, studi e bozzetti eseguiti negli ultimi due anni in Cadore e Alto Adige.

Sue opere si trovano presso la Galleria naz. d’arte moderna di Roma (Benaco marino), presso la Galleria d’arte moderna di Venezia (Autoritratto, 1901; Armonie di sera, 1906; MeriggioQuiete del mezzogiornoIn osteria, 1887); il Museo civico di Verona (Un’ombra, 1908; Lisa), i Civici Musei di Udine (Mercato di Santa Margherita) e in numerose collezioni private.

A Verona, nella chiesa dei Ss. Apostoli, si conserva una pala d’altare con il Transito di sGiuseppe.

Il De Stefani fu premiato con due medaglie d’oro e una d’argento, rispettivamente a Monaco (1891), all’Esposizione Colombiana di Genova (1892) e da parte del ministero della Pubblica Istruzione per A lavoro finito.

Morì a Venezia il 2 aprile 1937.

 

Alcune opere:

Figura femminile (1890)

La carica dei granatieri di Sardegna nella battaglia di Goito e Difesa presso la Cernaia, 1891

In preghiera (1897)

Giovane nobildonna (1898)

Figura nel bosco (1901)

Ritratto maschile (1905)

Paesaggio con abbeverata (1910)

Merengo leány (1911)

Marina (1915)

Vaso di Rose (1916)

Natura morta con rose (1916)

Composizione con fiori (1916)

Fiori (1919)

Ritratto di fanciulla (1921)

Still life of white roses (1925)

Paesaggio montano (1927)

Mazzo di dalie (1927)

Risveglio nel mio studio» (1932)

Veduta del golfo di Napoli

Volto di ragazza

Venezia, Canal Grande

Donna

Casa in campagna al chiar di luna

Semplicità

Ritratto femminile.

 

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