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Dell’Orto Uberto 1848 – 1895

Inserito in ARTISTI, LE FIRME DEI PITTORI ITALIANI DELL'OTTOCENTO

Dell’Orto Uberto

Uberto Dell’Orto (Milano, 6 gennaio 1848 – Milano, 29 novembre 1895) è stato un pittore e incisore italiano.

Biografia

Uberto Dell’Orto nacque a Milano, in Contrada dei Bossi, il 6 gennaio 1848 da Rosalinda Gavazzi e da Giuseppe Dell’Orto, in una famiglia borghese piuttosto agiata.

Rimasto orfano di ambedue i genitori quando non aveva ancora sette anni, nella sua fanciullezza egli venne tenuto a balia insieme al fratello Enrico dagli zii materni, che lo accompagnarono a Tremezzo al collegio Longhi, ove seguì un brillante e ragguardevole iter scolastico.

Passò quindi al Ginnasio di Brera, dove ampliò la propria cultura figurativa, per poi iscriversi al corso di Matematiche Pure dell’università di Pavia, che lasciò per quella di Bologna, dove nel 1871 conseguì la laurea in ingegneria.

Nel frattempo, si recò ripetutamente nel Bergamasco, la cui quiete idilliaca gli ispirò il gusto per il paesaggio.

Ben presto, tuttavia, Dell’Orto notò come egli non si trovasse a proprio agio negli studi d’ingegneria, e di come preferisse dedicarsi al disegno, che sviluppò seguendo la scuola di Giovanni Battista Lelli, che conobbe al Ginnasio di Brera; successivamente divenne allievo di Eleuterio Pagliano, «gloria milanese» (come lo definì Raffaello Barbiera) dal fervente talento artistico.

Di lì a poco venne pure ammesso alla scuola serale di nudo presso l’Accademia di Brera, e a quella di costume alla Famiglia Artistica.

Sempre a Milano, nel 1880 aprì uno studio artistico presso via Agnelli; qui lavorò instancabilmente, alternando il lavoro in studio a lunghi ed intensi viaggi presso località marine o montane, dove si dilettò nella rappresentazione di paesaggi naturali.

Si recò in Sicilia, a Napoli e all’isola di Capri, spingendosi fino in Egitto: questi viaggi erano dovuti al suo desiderio di trasporre i colori vivaci e sgargianti del Mediterraneo ai suoi paesaggi montani, da lui prediletti.

Frattanto, nonostante gli sporadici dileggi della critica (dovuti alla sua indole solitaria), ebbe fama e riconoscimenti internazionali: nel 1885 fu nominato socio onorario dell’Accademia di Brera, della quale fu eletto a consigliere nel 1895.

Questo si trattò tuttavia di un anno assai funesto per Dell’Orto: la sua salute, già declinante anni addietro (nel 1875 si ammalò di vertigini e nevrosi), si fece infatti ancora più malandata.

Infine, Uberto Dell’Orto spirò l’11 novembre 1895 nel suo appartamento di Milano, appena quarantasettenne, per edema polmonare acuto accompagnato da insufficienza cardiaca.

Dell’Orto fu sinceramente pianto dai suoi contemporanei; già un anno dopo la sua morte, nel 1896, si raccolsero nelle sale della Permanente ben 154 suoi dipinti, acquistati dalle personalità più illustri, quali Vittorio Emanuele II, il ministero della pubblica istruzione e diverse famiglie dell’aristocrazia lombarda.

Sempre a Milano, nel 1880 aprì uno studio artistico presso via Agnelli; qui lavorò instancabilmente, alternando il lavoro in studio a lunghi ed intensi viaggi presso località marine o montane, dove si dilettò nella rappresentazione di paesaggi naturali.

Si recò in Sicilia, a Napoli e all’isola di Capri, spingendosi fino in Egitto: questi viaggi erano dovuti al suo desiderio di trasporre i colori vivaci e sgargianti del Mediterraneo ai suoi paesaggi montani, da lui prediletti.

Frattanto, nonostante gli sporadici dileggi della critica (dovuti alla sua indole solitaria), ebbe fama e riconoscimenti internazionali: nel 1885 fu nominato socio onorario dell’Accademia di Brera, della quale fu eletto a consigliere nel 1895.

Questo si trattò tuttavia di un anno assai funesto per Dell’Orto: la sua salute, già declinante anni addietro (nel 1875 si ammalò di vertigini e nevrosi), si fece infatti ancora più malandata.

Infine, Uberto Dell’Orto spirò l’11 novembre 1895 nel suo appartamento di Milano, appena quarantasettenne, per edema polmonare acuto accompagnato da insufficienza cardiaca.

Dell’Orto fu sinceramente pianto dai suoi contemporanei; già un anno dopo la sua morte, nel 1896, si raccolsero nelle sale della Permanente ben 154 suoi dipinti, acquistati dalle personalità più illustri, quali Vittorio Emanuele II, il ministero della pubblica istruzione e diverse famiglie dell’aristocrazia lombarda:

« [Dell’Orto] è a buon diritto ricordato fra i naturalisti lombardi del secondo Ottocento, che, a partire da Mosè Bianchi, abbandonarono le chiuse aule accademiche e uscirono all’aperto per studiare direttamente la natura, e costituirono una corrente moderatamente ma autenticamente verista che andò ad affiancarsi, seppure in tono minore sul piano della qualità artistica, alle contemporanee esperienze napoletane e toscane » (Alessandra Pino Adami)

Sebbene sia ricordato principalmente per i suoi paesaggi, Dell’Orto è stato anche un discreto incisore e ritrattista.

I ritratti, non molto numerosi, erano più dettagliati e rifiniti e – per questo motivo – erano assai apprezzati dai committenti; nelle sporadiche incisioni dipinse paesaggi e soggetti di genere, con uno stile che richiama inequivocabilmente l’atmosfera della Scapigliatura.

Eseguì anche un’opera di grande respiro ornamentale: si tratta della decorazione di una lunetta della Società Patriottica di Milano, raffigurante Cerere.

Lo scrittore Raffaele Calzini offre un ritratto caratteriale assai dettagliato di Uberto Dell’Orto, delineandone anche i principali tratti fisiognomici:

« […] di animo estremamente mite e dolcissimo, con un’aria sempre un po’ timida e corrucciata, come se la nostalgia delle montagne velasse il suo spirito, la barba e la capigliatura arruffata e corta, la sprezzante semplicità dell’abito, l’aggrottare delle sopracciglia per la miopia, trasformavano in apparente sdegnosità quella sua innata malinconia » (Raffaele Calzini).

 

Alcune tra le opere più importanti:

Il giogo del San Bernardino, della Gall. naz. d’arte moderna di Roma

Artiglieria da montagna, della Gall. d’arte moderna di Milano.

Un altro dipinto, pure conservato nella Gall. d’arte moderna di Milano e intitolato In giardino, porta la dedica al maestro Pagliano.

La maggior parte dei suoi quadri sono nella raccolta degli eredi, alcuni altri in collezioni private lombarde; sappiamo che egli era molto geloso delle sue opere, che non le vendeva volentieri e che spesso le riacquistava.

 

Altre opere:

Montagna (1876)

Al Cairo (1882)

Mercato al Cairo (1882)

Portrait eines sitzenden Knaben (1886)

Rastende Bauernfamilie (1886)

Ritratto di donna in nero (1888)

Alla Fiera di Gravedona (1889)

Paesaggio fluviale con cascine

Paesaggio a Premeno

Riflessi sul lago

L’agricoltura

The Orange Seller

Ciociara

Giovane donna che ricama

Ritratto di fanciulla

Paesaggio montano con lago

Paesaggio del lago Maggiore

Bimba seduta

Paesaggio lacustre con vaporetto

Pastore con paese sullo sfondo

Paesaggio campestre

Il taglio del grano

Il pagliaio

Bimba seduta sul prato

Ritratto di signora con cappotto nero

Riposo nel bosco

Barche nel porto

Sulle Alpi

Paesaggio alpino con mucche e pastorelli

Pascolo in montagna

Ballerina

Sul ponte della nave

A prua

La balia brianzola

Fanciulla sdraiata nel prato

Pomeriggio sulla spiaggia

Ritratto di bambina

Caseggiati nel verde.

 

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