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Amodei Tito 1926 – 2018

Inserito in I CRITICI DELL'ARTE

Tito Amodei

Ferdinando Amodei, più noto come Tito (Colli a Volturno, 11 marzo 1926 – Roma, 31 gennaio 2018), è stato uno scultore, pittore, critico d’arte e religioso italiano.

Molisano, nato a Colli a Volturno nel 1926, abbraccia giovanissimo la vocazione religiosa entrando nei Padri Passionisti.

Insieme agli studi ginnasiali e di noviziato compie, da autodidatta, anche le prime esperienze di scultura, pittura e disegno.

Allievo di Primo Conti all’Accademia di Belle Arti di Firenze, parallelamente agli studi teologici e all’ordinazione sacerdotale inizia a riflettere e a ricercare nell’ambito dell’arte sacra maturando una sentita riflessione sul tema della Deposizione che svilupperà, in qualità di sceneggiatore e fotografo, per il documentario Passione di Cristo nell’arte contemporanea presentato alla Biennale di Venezia del 1964.

Amante di Paul Cézanne, amico di Sebastian Matta, con cui realizzerà a Roma la mostra Bella Ciao.

Dare alla vita una luce, questo frate minuto e di dimesso aspetto, ma dall’infinita energia vitale, ha conosciuto durante la carriera artisti quali Ottone Rosai, Andy Warhol, Mark Rothko.

Nel 1966 si trasferisce in un atelier, situato nel complesso della Scala Santa a Roma, che trasforma in uno studio d’artista enigmatico e magnetico come il proprio lavoro.

Lo studio nel 1967 col nome di Sala 1 diviene un importante e sperimentale centro per l’arte contemporanea, soprattutto per quanto riguarda la scultura, tutt’ora attivo – sotto la direzione di Angela Schroth – con un ricco programma espositivo.

Nel decennio tra il 1966 e il 1976 viene a maturazione la personale poetica scultorea, legata ad una privata esegesi del sacro, che presenterà in importanti rassegne nazionali di scultura.

Nei primi anni Ottanta le sue opere mostrano una crescente essenzialità in bilico tra astrattismo e sintesi della forma riconfigurata intorno ad oggetti totemici dal forte valore sacrale e dai lontani echi dechirichiani: la mela, il pesce, l’uovo, il sole, l’uccello.

La personale visione dell’arte religiosa, in rottura con la figurazione e soprattutto con la frantumazione kitsch dell’immagine sacra, ha cercato un diverso percorso alla banalizzazione della forma proponendo idee alternative, poco adatte alla liturgia ma estremamente evocative, da leggere soprattutto nell’ambito delle ricerche astratte e minimali del secondo Novecento.

Nell’ultimo periodo, nonostante l’età avanzata e il Parkinson, ha continuato a lavorare dedicandosi soprattutto al disegno nel quale emerge una vitalità dei segni che si frammentano in circolari spazi d’azione, modulando tutta l’energia della luce, dalle basse tonalità d’ombra alle infinite possibilità del chiarore.

Sue opere sono conservate nella collezione d’arte contemporanea della Farnesina, ai Musei Vaticani, al Museo Staurós di Isola del Gran Sasso, al MUSMA di Matera, allo SMAK di Gand, all’Albertina di Vienna e alla Kelvingrove Art Gallery di Glasgow.

Nel 2004 realizza le stazioni per la Via Crucis per i Sassi di Matera.

È morto la mattina del 31 gennaio 2018 nella sua cella ai piedi della Scala Santa in Roma.

È sepolto nel cimitero dei padri Passionisti a Monte Argentario.

 

Link utili:

https://it.wikipedia.org/wiki/Tito_Amodei

http://www.accademiavirtuosi.it/articles/ricordando-tito-amodei

http://www.mapraes.org/defunti/p-tito-amodei/

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