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Carandente Giovanni 1920 – 2009

Inserito in I CRITICI DELL'ARTE

Giovanni Carandente

Giovanni Carandente (Napoli, 30 agosto 1920 – Roma, 7 giugno 2009) è stato un critico d’arte, collezionista d’arte e storico dell’arte, docente, dirigente e giornalista italiano.

Giovanni Carandente nasce a Napoli il 30 agosto 1920 da Luigi (1861-1921) e Teresa Dell’Aversano (1880-1944). Il padre muore qualche mese dopo la nascita di Giovanni. Ha due sorelle, Bianca, scomparsa all’età di soli cinque anni, e l’amatissima Laura (1908-1984), presenza costante nella vita personale e professionale di Carandente.

Consegue la maturità al Liceo ginnasio statale “Giuseppe Garibaldi” e si iscrive successivamente alla Facoltà di lettere e filosofia dell’Università Federico II. Nel 1942 consegue il diploma in paleografia, diplomatica e dottrine archivistiche presso l’Archivio di Stato di Napoli e il 12 gennaio 1944 si laurea con una tesi su Mattia Preti a San Pietro a Maiella , pubblicata poi sulla rivista Brutium di Alfonso Frangipane.

Si trasferisce l’anno dopo a Roma per perfezionarsi sotto la guida di Pietro Toesca e Lionello Venturi. Gli inizi della sua carriera si situano nella Roma del primo dopoguerra, alla scuola di eccelsi maestri quali Lionello Venturi, Pietro Toesca, Cesare Brandi, Mario Salmi, Erwin Panofsky e Giulio Carlo Argan.

Nel 1946 entra nell’amministrazione e destinato alla soprintendenza della Calabria, con sede a Cosenza, in qualità di ispettore. Inizia lo studio della scultura del Trecento della regione, campagne di restauri e l’organizzazione di mostre.

Nel 1948 è trasferito a Roma presso l’Istituto Centrale del Restauro seguendo dei corsi. Trasferito poi a L’Aquila, dove rimane fino al 1951, realizza con G. Chierici, l’ordinamento del Museo Nazionale del castello; organizza la Pinacoteca Comunale di Teramo e si occupa di restauri nel territorio. Segue l’incarico alla Soprintendenza in Sicilia, che lo porta tre anni a Palermo fino al 1954 dove si occupa con C. Scarpa dell’allestimento del Museo di Palazzo Abatellis e realizza a Messina della grande mostra su Antonello da Messina e la pittura del ‘400 in Sicilia. Dirige tre laboratori di restauro allestiti da Cesare Brandi a Palermo, Catania e Messina.

Nel 1954 è a Roma, ispettore del settore mostre presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna dove rimarrà fino al 1960. L’attività scientifica è affiancata dalla partecipazione al Primo Congresso in Italia dell’Associazione Internazionale dei Critici d’Arte (AICA) nella quale svolge funzioni di segretario (1957).

Nel 1961 lascia la Galleria Nazionale per passare alla Soprintendenza alle Gallerie e alle Opere d’arte medievali e moderne per il Lazio. E’ direttore della Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini, poi direttore del Museo Nazionale di Palazzo Venezia, per il quale studia l’ordinamento chiamando Carlo Scarpa, operazione che non completò. Numerosissime le mostre che organizza, tra cui nel ’61 l’antologica di Gino Severini alla quale viene attribuito il Premio Nazionale delle Arti. Contemporaneamente svolge attività di conservazione e divulgazione.

Nel 1961 realizza per il Museum of Modern Art di New York, in occasione del Festival dei Due Mondi di Spoleto, la mostra Disegni americani moderni, l’anno dopo Sculture nella città, pietra miliare nella storia della scultura del XX secolo.

Nel 1963 riceve il Leader’s Grant, un premio che lo porterà quattro mesi negli Stati Uniti.

Alterna attività critica, espositiva e scientifica negli anni seguenti, dirige i restauri in importanti complessi pittorici di Roma e del Lazio. Svolge anche l’incarico di funzionario-accompagnatore ufficiale di Capi di Stato stranieri, per il Cerimoniale diplomatico della Repubblica. Per una vasta e poliedrica attività difficilmente riassumibile viene nominato Soprintendente alle Gallerie e alle opere d’arte medievali e moderne per il Lazio.

Nel 1974 viene nominato Soprintendente del Veneto. Divide la sede in istituzionale a Venezia e organizzativa per il territorio a Verona dove crea a il laboratorio di restauro.

La sua attività scientifica è percorribile nei tanti contributi pubblicati sul “Bollettino d’Arte” (1949, 1953, 1955), sul “Bollettino dell’Istituto Centrale del Restauro” (1953), nei cataloghi delle Attività della Soprintendenza alle Gallerie del Lazio (1965, 1969, 1972) e nei “Quaderni della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Venezia” (1982). Intensa l’attività di critico militante, in qualità di sensibile mediatore culturale, i movimenti e gli autori stranieri più significativi, concentrando l’attenzione anche alla collocazione ed esposizione delle opere, scelte in prima persona con gli artisti stessi. Bastino tra i tanti, alcuni esempi di mostre spettacolari.

Cura l’antologica di Henry Moore a Firenze (1972); della mostra Picasso: opere dal 1895 al 1971 (Venezia, Palazzo Grassi, 1981); Balthus: disegni e acquarelli (Spoleto, 1982); la retrospettiva di Calder, allestita a Torino nel 1983.

Nel 1989 cura l’esposizione sull’arte russa e sovietica 1870-1930 sempre a Torino. Ha collaborato più volte con il Festival dei due Mondi di Spoleto e dal 1982 al 2001, poi nel 2008 con una significativa mostra su Pino Pascali e Leoncillo; è stato quindi presidente dell’Ente Rocca di Spoleto. Ha curato l’ordinamento e l’allestimento della Galleria Civica d’Arte Moderna di Spoleto in Palazzo Collisola.

Diventa cittadino onorario della città umbra nel 2001.

Dal 1968 al 1975 ha tenuto la cattedra di Storia dell’Architettura presso l’Istituto Universitario di Architettura a Reggio Calabria. Dal 1978 al 1980 è stato direttore dell’Università Internazionale dell’Arte a Venezia. Dal 1988 al 1992 è stato direttore delle Arti Visive della Biennale di Venezia per la quale ha organizzato una grandiosa mostra all’aperto dal titolo Sculture ai giardini.

Per i suoi numerosi meriti è stato insignito nel 1970 dell’Ordine di Sant’Olav dal re Olav V di Norvegia; dell’Ordine della Stella Rossa in Iugoslavia. Nel 1989 ha avuto l’onorificenza di Commander of the Order of the British Empire dalla regina Elisabetta II per il rilevante contributo nelle relazioni artistiche fra Gran Bretagna e Italia. Nel 2002 ha ricevuto la Medaglia d’Oro dal presidente della Repubblica Italiana.

Dal 1953 al 1961 è stato collaboratore fisso del quotidiano “Il Tempo” di Roma con l’incarico di critico di argomenti artistici e teatrali. Nel 1973 ha scritto per “Il Giorno” e nel 1983 per “La Stampa”. Dal 1984 al 1988 ha collaborato per “Il Giornale” di I. Montanelli.

Nonostante la sopraggiunta vecchiaia continua a lavorare alacremente: per Il Corriere della Sera tiene conferenze all’estero; cura il n. 184 di Art e Dossier su Manzù, cui seguirà nel 2004 il fascicolo n. 201 dedicato a Moore. Ritorna ancora su Eduardo Chillida, Alexander Calder, Giuseppe Gallo, David Smith e il fotografo Milton Gendel. Ricorda i quarant’anni di amicizia con Alberto Burri, scrive su Pomodoro, Mark Rothko, Pietro Consagra.

Nel 2008 è la volta di Afranio Metelli e subito dopo di Pino Pascali e Leoncillo nel rinnovato Museo Carandente, Palazzo Collicola – Arti visive.

Nel 2009 cura la mostra antologica di Maurizio Mochetti, prepara l’introduzione al catalogo, ma non potrà essere presente all’inaugurazione il 27 giugno. Due giorni prima di morire lavora alla stesura del testo Calder e l’Italia per il catalogo della mostra romana dedicata all’amico scultore.

Muore a Roma il 7 giugno 2009; viene sepolto al Cimitero monumentale di Spoleto accanto alla sorella Laura, a poca distanza dalla paleocristiana Basilica di San Salvatore.

Viene ricordato non soltanto come storico, critico d’arte e amministratore delle Belle arti, ma come promotore e scopritore di talenti.

Link utili:

https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Carandente

http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/2009/06/08/Cultura/CULTURA-MORTO-GIOVANNI-CARANDENTE-DECANO-DEI-CRITICI-DARTE-2_123006.php

http://www.quadriennalediroma.org/arbiq_web/index.php?sezione=artisti&id=30744&ricerca=

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