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Dalla «Farbenlehre» di Goethe al divisionismo

Inserito in LA TEORIA DEI COLORI

Con l’affermarsi delle teorie estetiche romantiche verso la fine del Settecento, gli aspetti scientifici della concezione del colore lasciano il posto a visioni soggettive. Esemplare in questa direzione il lavoro di sperimentazione e riflessione che occupò tutta la vita di J.W. Goethe, il primo a proporre una moderna critica basata sulle affinità e qualità dei colori che si attraggono e respingono come energie chimiche ed elettromagnetiche. Nella Farbenlehre (l808), elaborata a partire dalle ricerche dei Materialien zur Geschichte der Farbenlhere, vero lavoro enciclopedico sulla percezione dei colori che costituisce la parte storica della Teoria dei colori, Goethe si oppone all’ottica di Newton e alla sua divisione fisica e oggettiva della luce elaborando una teoria sostanzialmente psicologica, simile per certi aspetti a quella delle moderne neuroscienze, che coinvolge e implica la prospettiva del soggetto. Rispetto alla unità fittizia del bianco della luce newtoniana, Goethe evidenzia il fondamento dialettico che sta alla base della natura e della percezione dei colori: il colore è legato alla luce e all’oscurità, più in generale al bianco e al nero, che come mescolanza danno il grigio. Goethe distingue i colori in «fisici» (quelli atmosferici, percepiti attraverso fenomeni naturali), «fisiologici» (quelli che dipendono dalla percezione del soggetto) e «chimici» (colori oggettivi fissati naturalmente o artificialmente sui corpi o sulle sotanze, che uniscono i segreti dell’antica alchimia con quelli della chimica moderna); da ultimo considera le valenze simboliche del colore (la cosiddetta azione «sensibile-morale»). Nel cerchio dei colori di Goethe, forse ispirato dalla Sfera dei colori di Ph. O. Runge (Farbenkugel, 1809: ai poli si trovano il bianco e il nero, all’equatore i colori primari e le mescolanze sature e sul resto della sfera i valori intermedi, ma su tutto prevale il simbolismo mistico dei colori), lo schema triangolare dei colori fondamentali (rosso, giallo, blu) trova riscontro in quello dei colori intermedi (il verde tra il giallo e il blu; il violetto tra rosso e il blu; l’arancio tra il rosso e il giallo). Goethe si sofferma anche su alcuni fenomeni ottici che si verificano durante la percezione dei c: l’osservazione di un colore fondamentale determina il richiamo cromatico del colore complementare per il principio del «contrasto consecutivo» (fissando il giallo appare il violetto, fissando il blu appare l’arancio, fissando il verde appare il rosso), mentre per il principio del «contrasto simultaneo», colori contigui manifestano reciproche simpatie e antipatie, scurendosi o schiarendosi a seconda della forza cromatica degli uni rispetto agli altri (il violetto accanto all’azzurro appare chiaro e tende al rosso, accanto a un arancio appare più scuro). Negli stessi anni, i pittori romantici, come Ph.O. Runge e CD. Friedrich. negli effetti cromatici dei loro quadri, ricchi di visioni mattutine e crepuscolari, suggeriscono la dialettica tra i colori della luce e dell’ombra, contrapponendo il giallo al blu e introducendo il color porpora, un rosso più chiaro o più scuro a seconda della presenza di azzurro, che evoca il desiderio dei colori mediterranei della classicità ma anche aspetti nascosti di esotismo, come in E. Delacroix (tra i primi a comprendere la forza del contrasto simultaneo dei colori), e nei simbolisti G. Moreau, F. Khnopff, A. Böcklin.

L’impressionismo segna il trionfo dell’esplosione cromatica rispetto ai disegno accademico ottocentesco, senza però offrire una precisa elaborazione teorica che invece si ritrova nel «colore suggestivo» di V. Van Gogh, un artista che nell’elaborazione di una poetica dei toni scuri e poi dei toni chiari mostra una sconcertante sensibilità cromatica alla base della quale sta la scoperta della materialità come sostanza del colore. Nel suo nutrito epistolario viene anticipato ciò che diventa riflessione scientifica nel postimpressionismo di G. Scurat e P. Signac e nei divisionisti italiani, G. Segantini, G. Pellizza da Volpedo, A. Morbelli e G. Previati, teorico quest’ultimo del movimento con l’opera Principi scientifici del divisionismo (1906). Tale pittura «scientifica» (pointillisme) muove dalle leggi intuite da Goethe e formulate scientificamente dal fisico e chimico M.E. Chevreul (La legge del contrasto simultaneo fra i colori, 1839). Si tratta del «colore diviso», steso a piccoli tocchi attraverso pennellate minute, talora puntiformi: per effetto dell’accostamento di pigmenti puri sulla tela si formano sulla retina di chi osserva mescolanze cromatiche ottiche con veri effetti additivi (e quindi di maggiore brillantezza e intensità) in virtù del contrasto simultaneo e dell’accostamento dei complementari ai loro opposti (rosso-verde, blu-arancione, giallo-viola).

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