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Il prisma di Newton

Inserito in LA TEORIA DEI COLORI

Dalla metà del Seicento, la scienza sperimentale studia i colori a partire dalle caratteristiche del raggio di luce e dello spettro cromatico. Utilizzando un prisma di cristallo che rifrange i raggi luminosi secondo angoli diversi (Ottica, 1704), I. Newton giunge a scomporre un raggio di luce nelle sue componenti cromatiche dimostrando che la luce bianca è una mescolanza di luce di tutti i colori e costruendo la prima teoria sistematica del colore. In realtà lo spettro della luce visibile è continuo e la decisione di isolare in esso sette colori deriva da un’analogia con le note di una scala musicale a cui Newton fa corrispondere ciascun colore. L’intuizione dei sette c. del disco cromatico si compie con il «settimo» colore, l’indaco delle Antille che in quegli anni stava sostituendo in Europa il blu, l’antico guado o pastello (Isatis tinctoria). Da questo momento rimarrà però irrisolto fino alla fine del Settecento e ai primi dell’Ottocento, con Th. Young e poi con H. von Helmholtz, il problema della diversità sostanziale tra i colori sottrattivi, fabbricati con i pigmenti (porpora, azzurro e giallo), che mescolati danno il nero, e i colori additivi (blu, verde, rosso) che sovrapponendosi danno il bianco immateriale della luce. L’aspetto di meraviglia che suscitava l’esperimento di Newton era la sua reversibilità: la luce entrava nel prisma, si disperdeva nei sette colori e poi si ricomponeva nella luce bianca, con la semplice inversione del prisma (experinzentum crucis).

Sotto il profilo storico-artistico, accanto alla visione atmosferica dei pittori – dall’alta definizione di Canaletto al trattamento espressivo di Constable alla completa dissoluzione del paesaggio pittorico in Turner ottenuta attraverso il colore – il Settecento segna il trionfo dell’arte «riprodotta» con la diffusione del bianco e nero della stampa e dell’incisione. In questo contesto uno sconosciuto pittore Jacques Christophe Le Blon, di origine tedesca, nell’opera fondamentale per la grafica moderna Coloritto, o l’armonia del colore nella pittura (1725-30), individua la difficile strada della riproduzione a colori, utilizzando tre inchiostrazioni diverse della stessa lastra trattata in «maniera nera» cioè a mezzatinta; si tratta dei primi risultati ancora imperfetti della tricromia, molto utilizzata nelle tavole anatomiche.

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