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Antonelli Cesare 1857 – 1940

Inserito in ARTISTI, LE FIRME DEI PITTORI ITALIANI DELL'OTTOCENTO

Antonelli Cesare

Cesare Antonelli  (Putignano, Bari, 5 luglio 1857 – Monopoli, Bari, 12 no­vembre 1940) è stato un pittore italiano.

Biografia

Nacque a Putignano da Alessan­dro e Agata Lippolis

A spese della Provincia di Bari fu mandato all’Istituto di Belle Arti di Roma, da dove nel 1885 inviò all’amico Riccardo Ferrara una sua pittura: un invernale « crepuscolo presso Castel Sant’Angelo ».

Tornato a Bari, mosso da esigenze economiche, si avventurò nel commercio all’ingrosso di vini, olii e cereali.

Nel 1888 si trasferì a Roma per con­tinuare lo stesso commercio che gli fu avaro di guadagni.

Pro­babilmente in questo periodo, mosso da interiore bisogno, avrà frequentato lo studio di qualche artista operante in Roma sulla fine del secolo per seguire la primitiva inclinazione e quindi per­fezionarsi nell’arte pittorica.

Subito si distinse per una certa valentia nel campo della ri­trattistica ed iniziò a ritrarre personaggi della nobiltà romana.

E’ da ricordare di questo periodo il ritratto pastello di Re Umber­to I, che gli meritò un ammiratissimo elogio del Sovrano per la perfetta rassomiglianza.

Insofferente per natura, lasciò Roma nel 1907 ed emigrò in America per tentare, come allora si diceva, la fortuna, sulla scia di tanti altri meridionali.

E’ di quest0 periodo il mirabile ritratto del Presidente degli Stati Uniti, Taft, che, al pari degli altri che seguiranno, si presenta con i ca­ratteri di spontanea freschezza e naturalezza nei tratti somatici e psicologici.

Rientrato in Italia nel 1910, continuò a vivere in Roma, in un abbaino di via Margutta 42, facendo una vita grama di bohe­mien.

Quivi riprese la sua attività di ritrattista, acquistandosi ben presto fama di valente artista in Italia e all’estero.

Le sue opere furono molto ricercate specialmente dall’aristocrazia ecclesiastica di Roma.

Sono di questo fecondo periodo i ritratti più felici: Papa Benedetto XV, il Cardinale Pietro Gasparri, il Comandante delle guardie svizzere, il re Vittorio Emanuele III, la contessa Persico, sorella di Papa Della Chiesa, il marchese Sacchetti, il Cardinale Tacci, il con tè Pietromarchi, il prof. Pinto.

L’avaro, tra questi il più artisticamente valido, che fa pen­sare a qualche tipo creato da Domenico Induno, fu esposto nel 1911 alla Mostra degli Artisti indipendenti a Palazzo Teodoli al Corso, in Roma.

Si legge in una cronaca di quell’anno che un ignoto vandalo o contestatore deturpò questo quadro insieme ad altre insigni ope­re tra cui la famosa statuetta in argento massiccio « L’acquaiolo» del grande Gemito.

La cronaca continua testualmente: « viene quindi “L’avaro ” del Prof. Antonelli, che è il più danneggiato con uno sfregio che va dall’alto in basso su tutta la guancia sini­stra e un buco in fronte.

Questo quadro è tra i migliori dell’espo­sizione, per forza di concezione, ed esecuzione.

E’ da ricordare anche un grande quadro intitolato « La Pace », permeato di suggestione misticizzante, una lirica visione della pace sotto forma di una fine e nobile fanciulla, che scende per una scala marmorea con un ramoscello di ulivo in mano in un tripudio di luce.

Quest’opera fa pensare ad un diverso ma non meno felice mondo poetico dell’artista, fiorito in un clima dominato dalle tardive voci preraffaellite di Sartorio e De Carolis.

Antonelli mostrò anche grande maestria nell’uso della tec­nica del pastello con la quale riprodusse varie figure assai effi­caci per disinvoltura e freschezza pittorica.

Splendido è da ritener­si il ritratto della Contessa Pontecorvo, che balza di tre quarti dal fondo oscuro con tutto il trasparente gioco di mezze tinte che non sminuisce la sodezza plastica particolarmente delle mani e del vol­to luminoso, atteggiato a serena compostezza.

Al vaporoso e lieve foulard, di un azzurrino cangiante, tenuto alla gola da un nodo lezioso, fa riscontro la linea ardita ma elegante del cappello cli raso, intessuto di colori più caldi e densi.

Più suggestivo ma non meno armonico è il « Ritratto di fanciulla con collana d’ambra» dal segno frangiato e vaporoso della camicetta che si increspa in un libero gioco cli pieghe, su cui si imposta il giovanile volto pieno di calore e vitalità, appena appena velato al disotto cli una ricca capigliatura.

Alcune di queste opere varcarono i confini d’Italia per rendere ancora più ricche alcune celebri gallerie estere: il grande dipinto Lo strozzino è a Sydney; una copia dell’Avaro a Londra; le Paludi Pontine negli Stati Uniti.

L’opera che rese famoso nel mondo il nome di Cesare Antonelli (ne parlarono ampiamente giornali ita­liani e stranieri) fu un grandioso quadro di cerimonia, commissio­natogli dal Papa Benedetto XV per celebrare ed eternare la pro­mulgazione del Codice di Diritto Canonico.

Questa storica tela, che misura sei metri di larghezza e quattro di altezza, rappresenta il Papa in trono nel momento in cui il Cardinale Gasparri, leg­germente inchinato, gli presenta il primo esemplare del nuovo Codice.

Intorno sono raffigurati i Porporati della Commissione per la Codi1ìcazione, i membri della Corte pontificia, i familiari ed altri: ben 52 figure o meglio validissimi ritratti, visti nei più minuti particolari, tutti di splendida fattura.

All’estrema sinistra, lungo l’orlo della preziosa cornice, si affaccia il volto dell’autore, come nella migliore tradizione dei grandi artisti.

La cerimonia sto­rica, vista con obiettiva precisione, per evitare che scadesse a for­me espressive che sono proprie della fotografia, è arricchita dalla riproduzione, intorno al trono, di tre grandi arazzi di Raffaello:

La Natività, L’Ascensione, e la Cena di Emmaus. 

All’artista, che realizzò questa tela in cinque anni di coscien­zioso lavoro, fu approntato lo studio in Vaticano, in un luminoso vano a livello del portico della Basilica di S. Pietro, sotto il cam­panile.

Questa tela è tuttora in Vaticano nella sala Ducale.

Il boz­zetto, invece, si ammira nella Sagrestia della nostra Chiesa Madre, dono munifico del Sig. Angelo Petruzzi, cugino del pittore, presso il quale si trovano parte.

Morì a Monopoli il 12 no­vembre 1940 all’età di 83 anni.

 

Alcune opere:

Venise (1878)

Crepuscolo presso Castel Sant’Angelo (1886)

Ritratto di un ecclesiastico (1887)

Ritratto di donna (1887)

Tramonto d’inverno sul Tevere

L’avaro

Lo strozzino

La Pace

Ritratto della Contessa Pontecorvo

Il Comandante delle guardie svizzere

Ritratto di fanciulla con collana d’ambra

Paludi Pontine

Ritratto della Contessa Pontecorvo.

 

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