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Giarrizzo Carmelo

Carmelo Giarrizzo (Piazza Armerina, Enna, 1850 – Palermo, 3 agosto 1917) è stato un pittore italiano.

Biografia

Figlio di Francesco e di Angela Ognibene, nacque a Piazza Armerina il 24 giugno 1850.

Come si ricava dagli scritti (alcuni dei quali di suo pugno) presenti nella busta biografica conservata presso la Galleria civica d’arte moderna E. Restivo di Palermo, il Giarrizzo fu avviato alla pittura dal padre, un modesto pittore, discendente da una nobile famiglia originaria di Caltanissetta, che aveva trasmesso il mestiere anche al maggiore dei suoi figli, Michelangelo.

A tredici anni fu mandato dalla famiglia a studiare a Palermo, dove frequentò una scuola tecnica.

Sullo scadere del 1868 si recò a Napoli per frequentare, come molti giovani artisti siciliani di vocazione naturalista, il Regio Istituto di belle arti, dove ebbe come maestri, tra gli altri, D. Morelli e F. Palizzi; e nel 1870 ottenne diversi premi.

Soggiornò a Roma tra il 1871 e il 1872, anno in cui dovette rientrare a Piazza Armerina per gli obblighi di leva.

Appartengono al periodo romano i dipinti Piccoli pescatori e Contadina nel bosco ricordati e riprodotti dalla figlia Adele nella monografia sul padre del 1967.

Il 18 settembre 1874 il Consiglio provinciale di Caltanissetta deliberò l’assegnazione al Giarrizzo di un sussidio di 600 lire annue, per la durata di tre anni, affinché potesse proseguire nei suoi studi di pittura a Napoli.

Nell’ottobre del 1875 la delegazione provinciale, in occasione del successo riscosso dall’artista con il quadro La congiura di Giuseppe d’Alessi (ubicazione ignota) presentato all’esposizione di Palermo di quell’anno, rilasciò un attestato di lode nei suoi confronti.

Nel 1876 fu impegnato nel restauro della volta della sala del Consiglio comunale di Piazza Armerina; nello stesso anno gli venne rinnovato per un altro triennio il sussidio per il perfezionamento nello studio della pittura.

Nonostante i suoi frequenti soggiorni a Napoli e Palermo, dove fu ospite del fratello Michelangelo, mantenne costanti contatti con Caltanissetta e, soprattutto, con Piazza Armerina, realizzando opere sia per privati sia per il Comune.

Nel 1872 aveva ricevuto il pagamento per il Ritratto del re Vittorio Emanuele II, già nel municipio di Piazza Armerina e oggi nella sala di lettura della Biblioteca comunale; dai suoi appunti risulta che abbia realizzato, tra l’altro, sempre per la città natale, una Via Crucis per la chiesa di S. Filippo, il Ritratto della signora La Malfa e il Ritratto della signorina Gangitano, opere delle quali si sono perse le tracce.

Di questo periodo è, inoltre, il Ritratto di Nunzio Morello, una litografia del 1875 conservata nel Gabinetto dei disegni e delle stampe della Galleria regionale della Sicilia in palazzo Abatellis a Palermo.

Nel 1877, a seguito della richiesta del direttore del Museo nazionale di Palermo, la Deputazione provinciale di Caltanissetta gli commissionò l’esecuzione, a Palermo, di disegni di oggetti antichi.

Questa esperienza gli consentì di sviluppare e di affinare il gusto per le immagini del mondo classico che caratterizzerà, in seguito, una certa sua produzione, in particolare quella ufficiale e più retorica.

Del 31 dicembre 1878 è l’attestato di abilitazione all’insegnamento del disegno nelle scuole municipali a firma di D. Morelli.

Tra il 1880 e il 1881 gli venne quindi assegnata la cattedra di disegno artistico presso la scuola femminile di perfezionamento di Palermo e dal 1890 passò a insegnare presso la scuola G. Turrisi Colonna; a scopo didattico realizzò l’Avviamento al disegno artistico. Facili e svariati esercizi tratti dal vero in venti tavole, edito dai Fratelli Huber (senza data), un esemplare del quale è conservato presso la Biblioteca comunale di Palermo.

Da questo momento anche la sua produzione artistica fu legata alla realtà palermitana.

Nel gennaio del 1883, su richiesta di G. Damiani Almeyda, eseguì restauri al casino Geraci.

L’anno seguente gli venne commissionata l’esecuzione di un “trasparente”, una struttura effimera dipinta su tela, per il “festino” di S. Rosalia.

Il bozzetto relativo, schedato come Scenografia all’orientale nell’inventario della Galleria regionale della Sicilia, dove si conserva, sembra essere piuttosto un Trionfo romano e tradisce, pur nell’immediatezza del gesto pittorico e nella vividezza dei colori, il gusto del Giarrizzo per il mondo classico, interpretato in una dimensione teatrale e scenografica.

Il successo di questo periodo fu dovuto, soprattutto, alla sua capacità di farsi interprete del gusto corrente: una pittura dagli evidenti richiami tematici al mondo classico, espressi con linee raffinate ed eleganti che racchiudevano forme chiaramente intelligibili.

Tra gli interventi in palazzi privati è da segnalare quello realizzato tra il 1889 e il 1991 nel villino Favaloro (oggi Di Stefano) progettato da G.B.F. Basile: si devono probabilmente al Giarrizzo le decorazioni a mosaico della facciata – con motivi naturalistici e fitomorfi dalla delicata inflessione anticipatrice di un certo frasario art nouveau – e le pitture di gusto archeologico nella sala pompeiana del piano terra.

Nello stesso periodo ultimò i dipinti del portico esterno superiore (lato nord) del teatro Politeama, progettato da G. Damiani Almeyda, realizzando figure – La VittoriaLa CommediaLa TragediaL’auriga e Il trombettiere – che tendono a far rivivere il mondo greco-romano (il bozzetto della Tragedia, datato 1891, e studi per le altre figure, sono riprodotti in Giarrizzo Huber, tavv. XXIII-XXVII).

Nel 1892 il G. decorò la cupola della chiesa di S. Carlo Borromeo, dove dipinse l’Apoteosi del santo, e la cappella dedicata a S. Benedetto, per le quali aveva iniziato a studiare già dal 1890 le varie possibilità di composizione attraverso una serie di bozzetti preparatori: l’impaginazione generale della cupola risente dell’influenza degli impianti rococò di cui Palermo aveva numerosi esempi e che il Giarrizzo conosceva bene per aver eseguito anche interventi di restauro, ma il ductus pittorico è il frutto di fluidi impasti cromatici stesi “a macchia” sulla superficie.

Nel 1893, inoltre, lavorò nella chiesa di S. Francesco eseguendo figure di Apostoli, oggi perdute, nelle lunette della navata maggiore.

Di diversa natura sono i risultati che conseguì nei dipinti di piccolo formato e di atmosfera intimista, legati alla sfera degli affetti familiari, oppure i diversi Autoritratti, uno dei quali (1875) conservato alla Galleria d’arte moderna di Firenze.

Vicino alle correnti artistiche più vitali di Palermo, nel maggio del 1897 presentò sue opere alla mostra artistica privata all’hôtel de la Paix.

Nello stesso anno prese parte alla Promotrice di belle arti con Ritratto di fanciulla, un Ritrattino a olio, il Cavaliere del sec. XVI (ubicazione ignota) – nel quale Filipponi ha riscontrato abilità sia nel grafismo con cui è condotta la figura sia nelle scelte cromatiche – e con La notte dal 3 aprile al 4 aprile 1860 (Palermo, Galleria civica d’arte moderna), dipinto ammirato dalla critica e dal pubblico per le idealità politiche di cui si faceva simbolo, premiato con medaglia d’oro dal ministero della Pubblica Istruzione e acquistato dal Municipio di Palermo.

Sempre nel 1897 fu nominato consigliere dell’Accademia artistica di Palermo e, nel dicembre dell’anno seguente, membro del consiglio direttivo

Entro il 1903 concluse una figura di Saffo (andata perduta) nel soffitto del foyer centrale del teatro Biondo, oltre alle allegorie, eseguite su disegno di S. Gregorietti, della Commedia e della Tragedia oggi in cattivo stato di conservazione.

Nel 1910 realizzò il dipinto Apoteosi di Garibaldi per il teatro Garibaldi di Palermo.

Nel 1915 partecipò alla Mostra del ventaglio patriottico, patrocinata dal Giornale di Sicilia, a favore dei soldati al fronte.

Morì a Palermo il 3 agosto 1917.

 

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