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Graffitismo

Il graffitismo nasce negli anni ’70 specialmente negli Stati Uniti, come moto di rivolta del sottoproletariato nero delle grandi metropoli americane e si afferma in breve come vera e propria arte di frontiera. Nella terra di nessuno, esistente fra i finti valori della opulenta società dei consumi e le frange più arrabbiate dell’emarginazione sociale e razziale maturano infatti esperienze artistiche di grande espressività.

I graffiti metropolitani, realizzati preferibilmente con colori spray dalle tonalità shockanti, hanno per supporto le parti più anonime e degradate della città (vecchi muri, edifici abbandonati, squallidi sottopassaggi) quando non addirittura mezzi pubblici. I messaggi che tali moderni graffiti esprimono sono crudi ed essenziali quanto i colori in bomboletta. Può trattarsi di parole (spesso volgari o comunque gergali) scritte a vivacissimi caratteri cubitali o di elementi geometrici stilizzati. È nato come fenomeno di rivolta da parte dei giovani delle grandi metropoli Statunitensi, in particolare New York. I graffitari, riuniti in bande, sporcavano la città per protestare contro la società che li emarginava.

Negli anni ottanta alcuni galleristi decisero di aprire le porte del mercato dell’arte al graffitismo e fecero riprodurre i graffiti, le scritte, le figure su tela.

L’esponente più noto della Graffiti Art fu Keith Haring, che dopo una solida formazione artistica aderì al graffitismo, dipingendo gli spazi pubblicitari invenduti delle stazione delle metropolitane. Haring fu molto polemico nei confronti della tecnologia, perciò dipinse i televisori ed i computer come mostri assetati di potere che minacciano l’umanità.

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Tuttomondo, il murales di Keith Haring a Pisa

Nel corso degli anni molti artisti hanno comunque maturato nuove tendenze creative per cui, pur mantenendo radici nel graffiti writing, sono riusciti a sconfinare nella tipografia, nel design, nell’abbigliamento, contaminando il tipico stile degli anni ’80 con ideali più razionali e vicini alla grafica. Si parla di tendenze artistiche “post-graffiti” in particolare riferendosi all’arte di strada, e di Graffiti Design per le influenze oramai evidenti nelle tecniche pubblicitarie e nella moda.

La sostanziale differenza tra l’arte di strada e i graffiti si riscontra nella tecnica non per forza vincolata all’uso di vernice spray e al soggetto non obbligatoriamente legato allo studio della lettera, mentre il punto di incontro che spesso fa omologare le due discipline rimane il luogo e alle volte alcune modalità di esecuzione, oltre all’origine mediatica della terminologia (originariamente nota come graffitismo o writing). L’arte urbana non è da confondere con i graffiti perché, questi ultimi, sono da considerarsi una categoria a sè stante o sorta di sotto categoria visualmente e concettualmente differente, facente capo alla cultura hip hop.

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Philistines, 1982 – Jean-Michel Basquiat

Alcuni artisti degni di nota sono Jean Michel Basquiat, (scomparso giovanissimo), James Brown, Ronnie Cutrone, Daze, l’italiano Blu, il britannico Banksy, Kenny Schar, il collettivo Faile di New York, JR di Parigi, Sixeart di Barcelona, Nunca and Os Gemeos di São Paulo, 3TTMan, Spok, Nano 4814, El Tono and Nuria ed altri.

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Gigantesco murales sulla facciata dell’ex caserma dell’Aeronautica Militare di Roma, in via del Porto Fluviale di Blu

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Dismaland by Banksy

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New York, Murales del collettivo Faile

 

Link utili:

https://it.wikipedia.org/wiki/Graffitismo

http://www.treccani.it/enciclopedia/graffitismo/

http://www.sapere.it/enciclopedia/graffitismo.html

 

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