
Esposte opere di Isgrò dagli anni Sessanta a oggi, dalle prime cancellature di libri, datate 1964, alle poesie visuali su tele emulsionate, alle Storie rosse, ai Codici ottomani del 2010
“Il tema che affronto per questa mostra a Venezia, città dove nel 1964 nacquero le prime cancellature, non può che essere quello del linguaggio”. È lo stesso Emilio Isgrò a introdurre la ricca antologica a lui dedicata dalla Fondazione Cini di Venezia, visibile da oggi fino al prossimo 24 novembre: “per questo mi è parso necessario ricorrere alla tradizione biblica filtrata dal Moby Dick, il meraviglioso romanzo di Melville. É l’opera cancellata di Melville a contenere quindi tutte le altre e chi entra alla mostra si lascerà accompagnare nel ventre della balena, ovvero il ventre del linguaggio mediatico che copre con il rumore il proprio reale e disperante silenzio”.
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Una mostra organizzata in collaborazione con Archivio Emilio Isgrò, che propone opere dagli anni Sessanta a oggi in un’ambientazione/installazione inedita, ideata dal curatore Germano Celant, che presenta in modo innovativo il lavoro dell’artista messinese. Dalle prime cancellature di libri, datate 1964, alle poesie visuali su tele emulsionate e alle Storie rosse, per arrivare agli imponenti e articolati testi cancellati nei volumi storici de L’Enciclopedia Treccani, 1970, fino a quelli etnici dei Codici ottomani, 2010. Con lavori provenienti da importanti collezioni pubbliche e private, nazionali e internazionali, come Il Cristo cancellatore, 1968, installazione composta di 38 volumi cancellati, dal Centre Pompidou di Parigi; Carta geografica, 1970, dal Mart di Rovereto; Storico, libro cancellato del 1972, dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma; la monumentale carta geografica cancellata Weltanschauung, 2007, lunga 9 metri, del Centro Pecci di Prato. Noi l’abbiamo vista in anteprima, ecco una galleria di immagini…





