04 Ottobre 2026 12:46

Capitolium Art: un capolavoro inedito di Artemisia in asta

Lo scarno catalogo di Artemisia Gentileschi si arricchisce di una nuova opera del tutto inedita ma di autografia certa della leggendaria “pittora” caravaggesca. Il dipinto, rinvenuto dagli esperti della casa d’aste Capitolium Art, sarà posto all’incanto nella giornata di martedì 14 ottobre 2025

Tra gli oltre 250 lotti che la casa d’aste Capitolium Art proporrà all’incanto nelle giornate del 14 e 15 ottobre 2025 nell’ambito della prima asta autunnale di dipinti, sculture e arredi antichi, l’attenzione dei collezionisti e storici dell’arte internazionali è puntata sul lotto 25, un olio su tela raffigurante una figura femminile a mezzo busto ritenuto sia daRiccardo Lattuada che da Nicola Spinosa opera di autografia certa di Artemisia Gentileschi. Secondo i due eminenti studiosi, interpellati disgiuntamente, si tratterebbe per la precisione di un frammento – grande 85×109,5 cm – di una seconda e sinora sconosciuta versione della grande pala con Cristo e la Samaritana al pozzo conservata dal 2022 nel Palazzo Blu di Pisa. Considerando l’importanza dell’opera di Pisa nell’ambito del catalogo della leggendaria pittrice caravaggesca, la scoperta dell’esistenza di una seconda Samaritana di alta qualità pittorica non è di poco conto. Va infatti rimarcato come sia Lattuada che Spinosa leggano, al di sotto dello strato di sporcizia e dei rimovibili danni prodotti nel frammento in asta da un cattivo restauro, una pittura così bella da indurre a pensare che tra le due opere quella di Capitolium sia la migliore.

A sinistra il frammento posto in asta da Capitolium (non ancora sottoposto ai necessari interventi di pulitura e restauro).
A destra un dettaglio della grande pala con Cristo e la Samaritana al pozzo acquisita da Palazzo Blu di Pisa nel 2022

Le due Samaritane a confronto

La comparsa sul mercato dell’inedita tela di Artemisia arricchisce di nuovi spunti gli studi che avevano accompagnato la scoperta dell’altra Samaritana, quella di Palazzo Blu, un’opera considerata di fondamentale importanza nel catalogo della passionale pittoressa essendo, tra l’altro, una delle poche, tra quelle conosciute, firmata e datata dalla pittrice.

Rinvenuta nel 2004 in un’antica collezione privata siciliana e portata alla conoscenza del pubblico da Luciano Arcangelinel 2007, la Samaritana di Palazzo Blu è stata oggetto di una approfondita indagine di ricerca condotta da Francesco Solinas e da questi pubblicata in un fondamentale saggio del 2023 edito da De Luca. Le numerose notizie rinvenute da Solinas sulla storia collezionistica del dipinto andranno ora riconsiderate alla luce della scoperta dell’esistenza di un’altra versione del medesimo soggetto, simile alla prima ma non del tutto identica. Dal confronto tra il frammento ritrovato dagli esperti di Capitolium, raffigurante, come si diceva, il ritratto della Samaritana e l’analogo dettaglio della pala di Pisa, emergono differenze nella postura del volto, meno inclinato all’indietro nella versione Capitolium che presenta anche una resa dell’incarnato decisamente più morbida. Diversi, per alcuni particolari della foggia e soprattutto per i colori, anche gli abiti fatti indossare da Artemisia alla bella Donna di Samaria, un punto di forza di entrambe le versioni, ma che, nell’inedito dipinto in asta, si caratterizza per un ventaglio ancor più ampio di virtuosistici cangiantismi e trasparenze.

Artemisia Gentileschi
“Cristo e la Samaritana al pozzo”, 1637
olio su tela, 267,5×206 cm
dal 2022 in collezione Palazzo Blu, Pisa
Il dipinto posto in asta da Capitolium è stato riconosciuto come un significativo frammento di una seconda inedita versione della Samaritana di Palazzo Blu

L’importanza della Samaritana al pozzo nel catalogo di Artemisia

Nel purtroppo scarno catalogo di Artemisia, la Samaritana al pozzo si è subito conquistata una posizione di primissimo piano come opera capolavoro del periodo napoletano della pittrice, la fase matura della sua carriera nonché quella in cui la pittrice inizia a dipingere tele di grandi dimensioni, anche monumentali pale d’altare, affiancandole alla produzione, sino a quel momento esclusiva, di quadri da stanza destinati a una committenza privata. Le soluzioni compositive più misurate, a tratti arcaizzanti, introdotte da Artemisia per questo tipo di lavori sono la plastica rappresentazione del nuovo corso preso a Napoli dalla vita della pittrice. La donna che dipinge, sul finire del terzo decennio del 1600, le due versioni della Samaritana è divenuta nella capitale partenopea un’imprenditrice di successo a capo di una grande bottega di pittura in cui si avvale della collaborazione di aiuti, aiuti sicuramente intervenuti, non sappiamo in quale misura, anche nella realizzazione delle due Samaritane al pozzo. Nei venticinque anni trascorsi a Napoli – dal 1630 alla morte con l’unica interruzione di un triennio trascorso a Londra – prende finalmente corpo quel sogno divorante di ascesa sociale e affermazione professionale che è uno dei dominanti leitmotiv di una vita troppo spesso raccontata solo nel segno del famoso episodio dello stupro subito da parte di Agostino Tassi.

Michele Ragolia
“Galleria del Palazzo dei Ruffo di Sicilia a Napoli”, 1670 ca
Nel quarto quadro in alto da sinistra si riconosce la Samaritana al pozzo di Artemisia

Datazione e storia collezionistica dell’opera

La ricostruzione proposta nel 2023 da Francesco Solinas della storia collezionistica della Samaritana di Palazzo Blu si appoggia su alcuni fondamentali episodi, dei puntelli che andranno tenuti presenti anche in sede di studio della versione rinvenuta da Capitolium, giacché è in realtà ad essa che alcune di quelle notizie potrebbero riferirsi.

La prima notizia certa dell’esistenza di una grande pala con Cristo e la Samaritana al pozzo ci arriva per voce della stessa Artemisia che, in due lettere indirizzate al suo protettore romano Cassiano del Pozzo nell’autunno del 1637, gli chiede di proporla in vendita ai nipoti di papa Urbano VIII, i fratelli Francesco e Antonio Barberini. Pur non essendo a noi pervenuta la risposta di Cassiano, la circostanza che nei dettagliati inventari Barberini una Samaritana al pozzo di Artemisia non venga mai citata segnala con ampio margine di certezza che la vendita non andò a buon fine. Dell’opera si ritrova traccia solo una trentina d’anni dopo, in un dipinto verosimilmente realizzato intorno al 1670 dal pittore Michele Ragolia. Nel dipinto, raffigurante l’interno di una casa patrizia con una ricca quadreria, in uno dei quadri appesi alle pareti si riconosce con chiarezza lo schema compositivo della Samaritana. È altamente probabile che la collezione ritratta dal Ragolia fosse quella conservata nella dimora napoletana dei Ruffo di Sicilia, affezionati collezionisti di Artemisia, i cui beni furono venduti al pubblico incanto in più riprese a partire dal 1676. Proprio in una di quelle occasioni la Samaritana potrebbe essere stata acquistata da Giovanni Stefano Oneto, un ricco imprenditore e collezionista genovese trasferitosi in Sicilia nel 1643 e poi, alla morte di questi, arrivata per discendenza ereditaria alla famiglia da cui, nel 2022, la Fondazione Palazzo Blu l’ha acquistata. Va da sé che la linearità del tracciato ricostruito da Solinas è compromessa dalla scoperta di una seconda versione praticamente coeva a quella di Palazzo Blu. Quale delle due opere Artemisia intendeva vendere ai Barberini? Quale delle due opere è quella raffigurata nel dipinto di Ragolia?

Gli interrogativi sollevati dal dipinto offerto in asta da Capitolium dimostrano quanto poco in concreto ancora si sappia della produzione di Artemisia, l’appassionata pittrice che la cultura contemporanea ha trasformato in una leggenda.

Un dettaglio del dipinto posto in asta da Capitolium Art
L’opera è stata riconosciuta come un frammento di una seconda, sino a oggi inedita versione della grande pala con Cristo e la Samaritana al pozzo in collezione Palazzo Blu, Pisa

 

Asta 548 Capitolium Art
di Dipinti, Sculture e Arredi Antichi e del XIX Secolo
14 e 15 ottobre 2025  

Palazzo Cigola Fenaroli Valotti
Via C. Cattaneo 55 – Brescia

Il catalogo dell’asta è online su
www.capitoliumart.com 

Ufficio stampa:
Scarlett Matassi +39 345 0825223 – [email protected]