09 Ottobre 2026 15:11

Anima, Mania o Manai: nasce l’Archivio di un artista ancora da riscoprire

Piero Manai nel suo studio, circa 1985, photo credit Antonio Carmelo Erotico, Courtesy P420
In occasione di Arte Fiera, viene ufficialmente presentato al pubblico il nuovo Archivio Piero Manai, un progetto no-profit nato dal fondo Emanuela Cuniberti Manai per tutelare, studiare e rilanciare nel dibattito contemporaneo la figura di un artista fondamentale eppure ancora da pienamente riscoprire

Chi era Piero Manai? Nato nel 1951 e scomparso tragicamente a soli 37 anni nel 1988, Manai è stato una delle voci più intense, radicali e concettualmente complesse della scena italiana tra gli anni Settanta e Ottanta. Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Bologna in un clima di forte fermento politico e sperimentazione, sviluppò una ricerca personale e inclassificabile che sfugge a ogni facile etichetta. La sua pittura, tecnicamente virtuosistica, attraversò fasi apparentemente distanti: dagli esordi di stampo iperrealista e pop, focalizzati su oggetti quotidiani come barattoli di colore, si immerse poi in un’indagine ossessiva sulla figura umana, sul ritratto e sull’autoritratto, spesso filtrato attraverso maschere e alter ego. Negli ultimi anni, la sua produzione si concentrò su grandi e silenziose icone: monoliti, sfingi e teste scolpite in una materia pittorica densa, dai colori acidi e metafisici, che attingevano sia al Manierismo italiano sia alla lezione di maestri da lui venerati come Bacon, Giacometti e Brancusi.

La sua pratica era profondamente concettuale e riflessiva. Manai era un artista-intellettuale, un avido lettore (Camus, Delacroix, studi di antropologia e arte tribale) che interrogava costantemente i limiti e il significato stesso del fare pittura in un’epoca di crisi della rappresentazione. Il suo studio, prima in via D’Azeglio e poi in via Portanuova a Bologna, non era un semplice atelier ma il teatro totale della sua ricerca: un accumulo stratificato di immagini, ritagli, libri, fotografie Polaroid e strumenti, un vero “laboratorio alchemico” dove il processo di trasformazione della materia e del pensiero era parte integrante dell’opera finita.

“L’archivio di Piero Manai non è un mausoleo, ma la mappa di un laboratorio mentale. Il nostro lavoro è stato quello di non disperdere l’energia caotica del suo studio, quel magma di immagini, libri, polaroid e oggetti che era il vero motore della sua pittura. Catalogare non significa solo inventariare opere, ma preservare il processo, quell’incessante dialogo tra la mano, l’occhio e la cultura visiva che Manai praticava. Il suo tavolo di via D’Azeglio era un dispositivo filosofico: lì si tenevano insieme iperrealismo e concettualismo, Delacroix e i ritagli di giornale, la lezione di Bacon e l’ossessione per il ritratto. La sfida ora è usare questo archivio come uno strumento per rileggere la sua ricerca, mostrando come la sua apparente ‘mania’ figurativa fosse in realtà una radicale, lucidissima interrogazione sulla pittura stessa.” spiega l’artista Ivo Bonacorsi, consulente ospite di quello che è il neonato Archivio Piero Manai.

Il progetto, sostenuto dagli eredi e in particolare dalla vedova Emanuela Cuniberti, è il risultato di un meticoloso lavoro di sistematizzazione non solo delle opere, ma di tutto il corpus di materiali d’artista, apparati critici ed epistolari. L’obiettivo è duplice: da un lato, garantire la tutela filologica di un patrimonio; dall’altro, configurarsi come un dispositivo dinamico di studio e mediazione culturale, in grado di generare nuove ricerche, mostre e pubblicazioni, fungendo da ponte tra accademia, istituzioni museali e mercato.

La presentazione pubblica, intitolata Anima/Mania, si terrà venerdì 6 febbraio 2026 alle 11, allo spazio Alchemilla a Bologna (Palazzo Vizzani, Via Santo Stefano 43) e vedrà i responsabili dell’Archivio insieme al consulente ospite Ivo Bonacorsi, che approfondirà la metodologia di lavoro centrata proprio sulla ricostruzione del contesto materiale e mentale dell’artista. La visita a una selezione di opere, sarà replicata sabato 7 febbraio dalle 10 alle 18.