06 Ottobre 2026 03:58

Il Ponte Casa d’Aste mette all’incanto un raro manoscritto appartenuto a Ippolita Maria Sforza

Tito Livio. Ab Urbe condita. Prima deca. Manoscritto miniato su pergamena, XV secolo. Stima € 280.000 - € 350.000. Courtesy Il Ponte Casa d’Aste
Tito Livio. Ab Urbe condita. Prima deca. Manoscritto miniato su pergamena, XV secolo. Stima € 280.000 – € 350.000. Courtesy Il Ponte Casa d’Aste
Il manoscritto contiene la trascrizione della prima decade dell’Ab Urbe condita di Tito Livio, e ha una stima di 280.000-350.000 euro. È uno dei pochi superstiti della collezione di volumi che Ippolita Maria Sforza portò con sé a Napoli dopo il matrimonio con Alfonso II d’Aragona nel 1465

La prossima vendita Libri antichi e d’artista de Il Ponte Casa d’Aste – in programma a Milano il 25 e il 26 febbraio – racconta una storia più unica che rara. Al centro della vendita infatti sarà un raro manoscritto, appartenuto alla dote di Ippolita Maria Sforza, e contenente la trascrizione della prima decade dell’Ab Urbe condita di Tito Livio.

Il codice miniato – stimato 280.000-350.000 euro – faceva parte dei volumi che la principessa portò con sé dal Castello Sforzesco a Napoli, in occasione del suo matrimonio con Alfonso II d’Aragona nel 1465. Un’importante raccolta andata dispersa (ne sono noti con certezza soltanto tre), facente parte di una delle biblioteche principesche più ricche del Quattrocento e appartenuta a una delle donne più colte di quel periodo storico. Ippolita Maria Sforza fu una grande bibliofila, e amava commissionare manoscritti miniati. Ecco perché, una volta sposata con Alfonso II d’Aragona, decise di portare con sé la sua collezione a Napoli. Una collezione che contava soprattutto classici della letteratura latina, come il manoscritto che verrà messo all’incanto da Il Ponte.

“Dopo il successo dell’acquisizione del Codice Santini nel 2024 da parte del Ministero dei Beni Culturali — esempio emblematico del Rinascimento urbinate, oggi custodito presso il Palazzo Ducale di Urbino — il Dipartimento guidato da Stefania Pandakovic si impegna a valorizzare questo capolavoro, già dichiarato bene di interesse culturale dalla Soprintendenza nel 2007”, sottolineano dalla Casa d’Aste. “Ogni asta si trasforma così in un’occasione di tutela, apprezzamento e divulgazione del patrimonio culturale, restituendo memoria e splendore a pagine di storia destinate a parlare alle generazioni future”.