09 Ottobre 2026 15:10

L’India torna alla Biennale di Venezia con “Geographies of Distance: remembering home”

Da sinistra a destra: gli artisti Alwar Balasubramaniam (Bala), Asim Waqif, Skarma Sonam Tashi, Ranjani Shettar, e il curatore Amin Jaffer. Sumakshi Sing assente. Credit: © Joe Habben
Il Padiglione dell’India ha svelato i dettagli della sua partecipazione alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, segnando il ritorno dopo l’ultima presenza nel 2019. Presentata dal Ministero della Cultura e curata da Amin Jaffer, curatore della Al Thani Collection, la mostra collettiva “Geographies of Distance: ricordando casa” rifletterà la profondità culturale della nazione in un momento chiave sulla scena mondiale, in partnership con il Nita Mukesh Ambani Cultural Centre e la Serendipity Arts Foundation.

La proposta riunisce cinque artisti contemporanei – Alwar Balasubramaniam (Bala), Sumakshi Singh, Ranjani Shettar, Asim Waqif e Skarma Sonam Tashi – accomunati dall’uso di materiali organici tradizionali per esplorare il concetto di “casa” come condizione portatile, fatta di memoria, rituale e mitologia personale. In un’India di rapida trasformazione urbana e di una diaspora globale sempre più visibile, gli artisti indagano il senso di appartenenza attraverso installazioni che evocano un legame emotivo con le origini, dove la casa diventa “meno un luogo fisso e più una condizione trasportabile”.

Le ricerche spaziano dalla pratica di Alwar Balasubramaniam, che modella la terra del Tamil Nadu in un dialogo intimo con il paesaggio, alle installazioni eteree in filo ricamato di Sumakshi Singh, che trasforma la memoria in un medium architettonico. Ranjani Shettar attinge all’antica tradizione artigianale indiana per creare sculture organiche che sfidano la gravità, mentre Asim Waqif, architetto di formazione, riutilizza materiali di scarto per interventi site-specific sui temi del consumo e della sostenibilità. Skarma Sonam Tashi, infine, lavora con materiali riciclati e tecniche tradizionali come la cartapesta per evidenziare la fragilità del mondo naturale e sollevare questioni sulla preservazione culturale.

Concepita in risposta al tema della Biennale “In Minor Keys” ideato da Koyo Kouoh, la partecipazione indiana non si presenterà come uno spettacolo, ma come “un sussurro”. Il padiglione accompagnerà i mesi della manifestazione con un ricco programma collaterale di musica, performance, poesia e conversazioni, con interventi effimeri pensati per dissolversi nel ritmo quotidiano di Venezia, “apparendo all’alba su un ponte, risuonando al crepuscolo, materializzandosi nella luce del pomeriggio”.