09 Ottobre 2026 15:10

L’arte di Jeffrey Epstein: la lista di coinvolti si allunga

Jeff Koons
Negli Stati Uniti e negli ambienti internazionali, forse più di un polso sta tremando: le recenti pubblicazioni di milioni di file giudiziari hanno gettato nuova luce sulla rete di contatti che l’uomo della finanza Jeffrey Epstein intratteneva nel mondo dell’arte. Oltre ai crimini sessuali per cui fu condannato, è emerso il suo ruolo attivo come filantropo e mediatore “culturale” per alcuni dei collezionisti più influenti a livello globale. E Art News, addirittura, ci fa una “guida” per capirci meglio. Ecco un riassunto

A differenza dei suoi contatti, Epstein non era un collezionista di alto profilo. La sua collezione personale, descritta dalla critica come “janky” (di scarsa qualità), includeva opere di artisti non particolarmente famosi, dal provocatorio al bizzarro. Tra queste spiccava il celebre ritratto di Bill Clinton in abito e tacchi alti dell’artista Petrina Ryan-Kleid, che Epstein chiese di appendere in modo che “le persone potessero sorridere”.

Il ruolo centrale di Leon Black

La connessione più significativa e documentata è quella con Leon Black, ex presidente del MoMA di New York e uno dei principali collezionisti al mondo. I file confermano che Epstein, tra il 2012 e il 2017, fu pagato 158 milioni di dollari da Black per consulenze finanziarie e fiscali, ruolo che portò alle dimissioni di Black da Apollo Global Management nel 2021. Le email rivelano che Epstein agiva come intermediario per l’acquisto di opere d’arte multimilionarie per conto di Black, tra cui una scultura di Picasso acquistata per 115 milioni di dollari attraverso la galleria Gagosian. Nel 2023, Black ha pagato 62,5 milioni di dollari alle Isole Vergini per chiudere le controversie legate a Epstein, senza ammissioni di colpa.

Altri nomi illustri coinvolti

I file collegano Epstein ad altre figure di spicco come Steve Tisch, collezionista e proprietario dei New York Giants, con cui scambiava email su donne e inviti a eventi e che ha dichiarato di “rimpiangere profondamente” l’associazione; Jean Pigozzi, influente collezionista di arte africana, che con Epstein e la sua associata Ghislaine Maxwell discuteva di donne e proprietà immobiliari, definendo in seguito le email “stupide”, di cui vi avevamo raccontato la settimana scorsa, all’esplodere della vicenda. Un altro nome ben più sotto i riflettori, con cui Epstein cercò un incontro e che partecipò a una sua cena, pur affermando di non aver avuto altra relazione con lui, è quello di Jeff Koons; infine Leslie Wexner, fondatore del Wexner Center for the Arts, che definì Epstein un “amico” prima di accusarlo di avergli sottratto ingenti somme.

Le istituzioni e la filantropia controversa

Epstein ha finanziato e frequentato istituzioni culturali. Fu membro del consiglio della New York Academy of Art dal 1987 al 1994, dove conobbe l’artista Maria Farmer, che nel 1996 denunciò lui e Ghislaine Maxwell per aggressione sessuale. Donò inoltre circa 800.000 dollari al MIT Media Lab, fatto che nel 2019 costrinse alle dimissioni il direttore Joichi Ito e provocò profondo imbarazzo nell’ateneo. L’artista Neri Oxman, legata al Media Lab, dovette scusarsi per aver accettato 125.000 dollari da Epstein per il suo laboratorio di design.

Insomma, i documenti dipingono il quadro di un uomo che usava l’arte e la filantropia culturale come valuta sociale per accedere a circoli esclusivi e costruire una reputazione rispettabile, distogliendo l’attenzione dalle sue attività criminali. Mentre le indagini proseguono, il mondo dell’arte continua a fare i conti con le compromettenti relazioni che alcuni dei suoi protagonisti hanno intrattenuto con una delle figure più oscure dello scandalo finanziario e sessuale, includendo la pedofilia, degli ultimi decenni.