
Com’è andato il 2025 di Capitolium Art? Giorgio e Gherardo Rusconi, Presidente e Amministratore della Casa d’aste, condividono un’analisi dettagliata dell’anno trascorso, tra momenti salienti, top lot, tendenze, obiettivi raggiunti, nuove sfide
Il 2025 premia Capitolium Art con una crescita del fatturato di 18 punti percentuali rispetto al valore prodotto nel 2024. Un risultato di grande soddisfazione se si considera che la crescita registrata nell’anno precedente (2023-2024) era stata di 9 punti percentuali e che i 18.450.734,00 euro raccolti durante l’anno sono stati prodotti esclusivamente da vendite all’incanto – da 64 aste, per essere precisi – un dato indicativo di un sistema aste Capitolium che gira, con crescente efficienza, attorno a strategie di marketing concentrate soprattutto sulla raccolta dei beni da mettere in vendita.
Dal 2008, da quando cioè abbiamo preso in mano la casa d’aste fondata da nostro padre trasformandola di fatto in un’azienda del tutto nuova, abbiamo scommesso sulle rilevanti potenzialità di sviluppo del mercato delle aste italiano. I risultati conseguiti negli anni hanno dimostrato la validità di quella convinzione fondata su un dato di fatto di assoluta evidenza: le case d’asta italiane di rilievo sono ancora molto poche e operano all’interno di un territorio che è un bacino di raccolta assai ricco. Sino al 2008 esse hanno costituito un manipolo esiguo che si è andato ampliando negli anni ’10 e ’20 del nuovo secolo, ma è ancora oggi caratterizzato da dimensioni che consentono agli operatori una libertà di movimento non limitata dagli effetti di una concorrenza aggressiva come quella esistente nei paesi anglosassoni o francofoni. Il nostro margine di manovra è poi ulteriormente allargato dall’abbondanza di beni di interesse artistico e collezionistico presenti nelle case degli italiani. Non stiamo parlando, come spesso avviene all’estero, di concentrazioni di beni detenuti da elitarie nicchie sociali, ma di beni capillarmente distribuiti su tutto il territorio nazionale presso il largo ceto della borghesia medio-alta formatasi negli anni del boom economico, un ceto in cui il collezionismo nelle sue più varie sfaccettature e l’acquisto di beni di pregio era molto diffuso e percepito come nuovo status-symbol. In una situazione come questa vince chi riesce a dotarsi, come stiamo cercando di fare, di una rete di agenti commerciali molto organizzata, ramificata e supportata da un uso sapiente dei formidabili strumenti di comunicazione che l’innovazione digitale mette oggi a nostra disposizione.

Quest’anno il capillare lavoro di raccolta condotto dall’area commerciale di Capitolium Art ha prodotto un ampliamento del numero dei lotti esitati e un conseguente fisiologico decremento del loro valore medio. Tuttavia nella rete dei nostri cacciatori d’arte, collectibles e luxury sono cadute anche prede di tutto rispetto, gli highlights destinati a dare vita alle più vivaci gare dell’anno e a tramutarsi nelle ricche aggiudicazioni che hanno fortemente contribuito all’ottimo risultato di fatturato. I momenti salienti del 2025 sono proprio alcune di quelle vendite, per la precisione le vendite in cui al dato del cospicuo prezzo raggiunto si aggiunge l’emozione di aver contribuito alla riemersione di opere d’arte di cui si erano perse da tempo le tracce oppure a vere e proprie scoperte, ovviamente certificate da archivi, fondazioni o dai più qualificati critici di riferimento.
Ha in particolar modo destato scalpore il ritrovamento di un olio su tela del periodo più radicalmente fauve di Maurice de Vlaminck, Champ de Blé del 1906. Del dipinto si conosceva l’esistenza solo grazie a una piccola foto in bianco e nero archiviata dal Wildenstein Institute di New York nel 1973. Già in quella data la sua ubicazione risultava però sconosciuta. Il nostro staff lo ha rintracciato e riconosciuto, ricostruendone con buon margine di approssimazione le vicissitudini. Abbiamo avuto il piacere di poterlo per la prima volta mostrare al pubblico in occasione dell’esposizione che ha preceduto la nostra asta di Arte Moderna e Contemporanea battuta lo scorso 26 giugno. È passato di mano per 201.600 euro.

Al prezzo di 182.700 euro è stato invece venduto un olio su tela ritenuto, sia da Riccardo Lattuada che da Nicola Spinosa, opera di autografia certa di Artemisia Gentileschi. Gli eminenti studiosi hanno riconosciuto nel dipinto, raffigurante un busto femminile, un frammento di una seconda e sinora sconosciuta versione della pala con Cristo e la Samaritana al pozzo conservata nel Palazzo Blu di Pisa. Considerando l’importanza dell’opera di Pisa nell’ambito dello scarno catalogo della leggendaria pittrice, la scoperta dell’esistenza di una seconda Samaritana ha assunto un prevedibile rilievo.
Accolta con fibrillante attenzione anche la presenza nell’asta di Arte moderna e contemporanea battuta il 16 ottobre del dipinto che ogni collezionista di arte italiana post war vorrebbe includere nella propria raccolta. Parliamo della versione coeva e gemella del dittico di Mario Schifano When I remember Giacomo Balla, esposto nella storica Biennale di Venezia del 1964, un lavoro di nodale importanza nel catalogo dell’artista perché considerato il numero zero della sua lunga e brillante riflessione sul Futurismo. Il prezioso incunabolo della pittura italiana post war è riemerso dopo anni di stazionamento in una importante collezione romana ed è stato venduto per 378.000 euro.
Chiudiamo rispondendo alla domanda che in questi giorni di bilanci e analisi di dati economici ci viene fatta più di frequente: quali ripercussioni hanno prodotto le travagliate vicende geopolitiche del 2025 sul mercato delle aste italiano? La nostra impressione è che la rappresentazione mediatica di un costante stato di emergenza non spaventi più di tanto i collezionisti. Va però da sé che i i beni rifugio siano premiati: la nicchia dei collezionisti con ampia possibilità di acquisto preferisce comprare piuttosto che vendere e quando capitano sul mercato beni veramente importanti è disposta a pagare prezzi anche altamente superiori alle loro quotazioni di mercato pur di accaparrarseli.

Tendenze: settori e artisti in crescita e in calo
Le alte quotazioni dell’oro e dell’argento spingono inevitabilmente in alto il settore dei preziosi. Il ridimensionamento delle quotazioni dei luxury watches non va considerato un sintomo di crisi quanto piuttosto la fine di una bolla speculativa che non aveva alcuna ragion d’essere.
Cresce il settore dell’Arte antica, focalizzato sulla vendita di dipinti e disegni antichi, Arte dell’800 e arredi e oggetti d’antiquariato. Quest’anno il suo fatturato ha praticamente raggiunto quello del dipartimento di design, un comparto di punta per Capitolium. Il successo dell’arte antica è sicuramente sostenuto da un collezionismo boomer tentato dall’opportunità di entrare in possesso di oggetti un tempo venduti a prezzi inaccessibili. L’orientamento prevalente è sempre quello della ricerca di anonimia di alta qualità da studiare e portare verso attribuzioni di rilievo e delle rare e raffinate curiosità. Si riaffaccia però anche una platea che cerca l’autore rivolgendosi alla casa d’aste di fiducia con lo stesso spirito con cui un tempo ci si affidava alla galleria antiquaria. Anche pensando a questa nuova tendenza, in taluni casi in cui si profilava la possibilità di fondate attribuzioni, ad esempio nel caso del frammento riconosciuto come opera autografa di Artemisia Gentileschi, abbiamo deciso di corredare l’opera di una scheda dettagliata frutto di studi preliminari affidati a qualificati esperti esterni. Cominciamo anche a intercettare una fascia di collezionisti giovani e colti che potrebbero essere le staffette di nuovi orientamenti del gusto.
L’800 e i primi del ’900 fanno gara se c’è l’autore, la qualità e una base d’asta allettante. Tra i top lots dell’anno c’è una sculturina di Rembrandt Bugatti, Chaval et mulet, l’un contre l’autre, venduta a 100.800 euro.

In Capitolium, le migliori aggiudicazioni di opere di arte moderna e contemporanea premiano i grandi maestri del ’900 e va non casualmente a un’opera di Giorgio de Chirico, Gli Archeologi, la palma di top lot del semestre. Ammonta a 428.400 euro il considerevole prezzo raggiunto dai metafisici manichini seduti dipinti dal Pictor optimus nel 1962. Nell’elenco delle dieci migliori vendite ci sono anche, li citiamo in ordine di classifica, i nomi di Mario Schifano, de Vlaminck, Roberto Sebastián Matta, Lucio Fontana, Carla Accardi, Victor Vasarely, Alexander Calder. Tengono molto bene Salvo e Boetti che continuano, tra l’altro, a essere richiesti anche da un collezionismo straniero.
Nel campo del Design l’ottima risposta del pubblico sta premiando la scelta del nostro Luigi Bosa, uno dei più autorevoli esperti italiani di settore, di prendere una prudente distanza dai sovraesposti anni ’40 e ’50 per fare piuttosto ricerca all’interno del portentoso bacino degli anni ’20 e ’30, oppure portarsi più avanti, verso gli anni ’80 e ’90. Non casualmente, la migliore vendita effettuata dal dipartimento nel semestre è quella di uno strepitoso divanetto neo-orientalista firmato da Eugenio Quarti (1867-1929) negli anni di passaggio tra ’800 e ’900 passato di mano per 39.060 euro.
Nelle aste di Arte orientale cessa il monopolio dell’arte cinese e si registra un ritorno di interesse per la produzione giapponese.
Progetti
Stiamo lavorando per crescere. Siamo molto interessati ad espanderci sul territorio nazionale anche attraverso l’apertura di nuove sedi e sempre alla ricerca di esperti che possano consentirci di ampliare le nostre aree collezionistiche di intervento. Saremo inoltre concentrati su attività di posizionamento all’interno dei segmenti collezionistici di interesse di due nuovi dipartimenti: il dipartimento di Vini e Distillati, guidato da Mariateresa Rusconi e quello di Numismatica, guidato da Gerardo Vendemia.
Capitolium Art Gallery, il nostro dipartimento cultura, sta preparando, come sempre in stretta collaborazione con archivi, fondazioni e critici di riferimento, una mostra dedicata a Mario Schifano e un’altra a Giuseppe Uncini. Saranno entrambe ospitate nella nostra sede di Roma, mentre si terrà a Positano una terza mostra dedicata a un ciclo di opere realizzate negli anni ’50 da William Congdon durante i suoi soggiorni in Costiera.





