
Torna a casa il capolavoro di Antonello da Messina, tra i top lot dell’asta Old Masters in programma lo scorso 5 febbraio da Sotheby’s a New York. Lo Stato italiano avrebbe acquisito l’opera per 14,9 milioni di dollari. Prossima destinazione? Forse Capodimonte
Avrebbe dovuto essere il “pezzo forte” della vendita Old Masters in programma lo scorso 5 febbraio a New York, presso Sotheby’s. Ma, a quanto parte, non è mai stato messo all’incanto. Il motivo? Una partita giocata dietro le quinte, e vinta dal nuovo acquirente, ovvero lo Stato Italiano.
L’Ecce Homo di Antonello da Messina – piccola tavola dipinta sia sul recto sia sul verso e realizzata intorno ai primi anni Sessanta del Quattrocento a Messina – aveva una stima di 10-15 milioni di dollari, ed è stato venduto allo Stato Italiano per 14,9 milioni di dollari, dopo una lunga trattativa.
“Il Ministero della Cultura conferma l’acquisizione del quadro Ecce Homo di Antonello da Messina, trapelata da indiscrezioni giornalistiche e confermata dalla casa d’aste Sotheby’s”, ha dichiarato il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli. “È un’operazione di altissimo livello culturale: abbiamo atteso qualche giorno nel comunicarla per rispetto nei confronti delle autorità deputate a registrare il contratto di acquisto. L’opera rappresenta un unicum nel panorama artistico del Quattrocento italiano, punto fondamentale nella strategia di ampliamento e valorizzazione del nostro patrimonio culturale, da mettere a disposizione dei cittadini italiani e dei visitatori provenienti da tutto mondo”.

L’Ecce Homo era l’ultima opera di Antonello da Messina rimasta sul mercato, e adesso anche questo capolavoro sarà destinata a una sede museale. Tra le ipotesi più accreditate, stando a quanto riporta La Repubblica, è il Museo di Capodimonte a Napoli.
La notizia ha iniziato a girare nelle ultime ore su Facebook. Si sono succeduti un paio di post, tra cui uno che di certo non è passato inosservato: quello della Fondazione Federico Zeri, che ha inoltre sottolineato come il critico d’arte, negli anni Ottanta, avesse attribuito l’opera ad Antonello da Messina.
La tavola – molto probabilmente destinata alla devozione privata – rappresenta sul recto un Cristo coronato di spine a mezzo busto, dietro a un parapetto che reca la scritta INRI. Ciò che colpisce è lo sguardo del Cristo, rivolto verso lo spettatore, dall’intensa e drammatica carica psicologica. Sul verso è dipinto, immerso in un paesaggio naturale, San Girolamo, nell’atto di percuotersi il petto con una pietra dinanzi a un piccolo crocifisso.




