29 Settembre 2026 01:01

La svolta. La buona occasione di Raffaella Cortese nel mondo dell’arte

Raffaella Cortese. Foto Andrea Rossetti
Raffaella Cortese. Foto Andrea Rossetti
Un incarico, una mostra, una collaborazione. Oppure l’essersi trovati al posto giusto nel momento giusto, un incontro, un invito, una conversazione. Con il format “La svolta” chiediamo ai protagonisti del sistema dell’arte di raccontarci quando e come è partito tutto. In questo undicesimo appuntamento ci risponde Raffaella Cortese, fondatrice della omonima galleria d’arte a Milano

Perseveranza, studio, coraggio, creatività e probabilmente anche un po’ di follia. Il mondo dell’arte, e soprattutto il suo sistema, è fatto di meccanismi spesso intricati. Una montagna russa affascinante dagli equilibri sempre in costante mutamento. Eppure, guardando alle carriere di chi del mondo dell’arte è protagonista, non pensiamo che artisti, curatori, direttori di fiere e di musei, esperti in comunicazione, critici e giornalisti, abbiano iniziato anche loro a muovere i primi passi, a maturare esperienze su esperienze, fino a quando è arrivato quel momento in cui hanno pensato: “questa è la mia volta buona”. Ed è quello che abbiamo deciso di farci raccontare, ponendo loro questa domanda: qual è stato il momento che ha segnato la svolta nella tua carriera?

Ci risponde Raffaella Cortese, fondatrice della omonima galleria d’arte a Milano.

Uno dei momenti che ricordo con maggiore intensità risale ai primi anni Novanta, quando incontrai Roni Horn a New York. Ero agli inizi e provavo una certa trepidazione nel conoscere un’artista la cui sensibilità poetica mi sembrava sconfinata. Ai miei inizi, il mio inglese era un po’ esitante e il confronto con la sua profondità nell’uso delle parole e delle immagini mi suscitavano quel naturale senso di soggezione che si prova quando si è giovani e ancora inesperti davanti a una figura di tale statura. Volli, fortemente volli la sua opera. Viaggiò con me in aereo e alla dogana dissi che si trattava di un metro di alluminio. Era una scultura appartenente alla serie Key and Cues, che porta la prima riga della poesia 825, An hour is a sea.

Poco tempo dopo, nel 1997, una coppia di collezionisti bolognesi visitò la prima mostra di Roni che ospitai nella primissima sede della galleria, allora il mio appartamento da studentessa in via Farneti. Non c’era bisogno di spiegazioni: erano entrati direttamente nel suo mondo e si respirava un’atmosfera emozionante, una bellissima tensione. Era uno spazio domestico, lavoravo da sola, in un ambiente che conservava ancora l’intimità della mia vita quotidiana. Decisero di acquistare l’intera mostra e, quando me lo comunicarono con naturalezza, per l’emozione stavo davvero per svenire e sentivo il battito accelerato. Un momento glorioso e di svolta da cui ebbe inizio un rapporto di immensa stima e di profonda crescita personale e professionale, maturato in uno spazio ricco e sfaccettato, che dura ancora oggi.

Leggi “La svolta” su ArtsLife:
1 – Massimo Minini
2 – Masbedo
3 – Adelaide Corbetta
4 – Fabio Cavallucci
5 – Silvia Giambrone
6 – Davide Ferri
7 – Gian Maria Tosatti
8 – Sarah Cosulich
9 – Alberto Dambruoso
10 – Fabio Sargentini