05 Ottobre 2026 13:34

Tecnologia e polvere di stelle: una esperienza alle OGR

Fino al prossimo maggio, alle OGR di Torino, una serie di visioni che lancia prospettive inedite tra creatività umana e tecnologia, a partire dalle mostre di Laure Prouvost, “We felt a star dying” e  “Electric Dreams. Art & Technology Before the Internet“

«Nella visione della Fondazione CRT le OGR nascono come hub in cui cultura e innovazione si incontrano per reinterpretare il patrimonio del passato e proiettarlo nel futuro», aveva affermato Anna Maria Poggi, Presidente della Fondazione CRT, in occasione dell’art week torinese dello scorso novembre. L’occasione, era l’apertura del progetto di Laure Prouvost (1978) – una delle più consacrate artiste internazionali, vincitrice del Turner Prize nel 2013, rappresentante della Francia alla Biennale di Venezia del 2019 e, recentemente, esposta anche alla appena conclusa Biennale di San Paolo, in Brasile, con una installazione inedita che si relazionava con gli spazi curvi progettati da Oscar Niemayer.

We felt a star dying, al Binario 1

Al Binario 1 delle OGR, fino al prossimo 10 maggio, l’installazione immersiva We felt a star dying, co-commissionata dalle stesse Officine Grandi Riparazioni e dalla tedesca LAS Art Foundation, l’opera è il risultato di due anni di ricerca a fianco del filosofo Tobias Rees e dello scienziato Hartmut Neven, fondatore di Google Quantum AI. Prouvost, in questo caso, ha trasformato la complessa logica dei computer quantistici in un’esperienza sensoriale totalizzante: video generati da algoritmi, sculture cinetiche che rispondono al calore ambientale come organismi viventi e fragranze metalliche invitano il visitatore a “sentire” l’imprevedibilità della fisica delle particelle. Al centro dello spazio, la scultura The Beginning muove i suoi arti in sincronie intermittenti, incarnando il principio dell’entanglement, mentre le opere sospese Cute Bits giocano con la luce, dimostrando come persino l’esplosione di una stella lontana possa interferire con le macchine quantistiche: un invito a disimparare la logica ordinaria e abbracciare un nuovo modo di percepire la realtà, come del resto sempre l’artista propone. Chi non ricorda, infatti, il suo Deep see blue sorrounding you a Venezia, dove l’artista aveva immaginato un padiglione liquido e tentacolare, mettendo in scena una evasione verso un altrove ideale, sfidando la rappresentazione di un mondo fluido e globalizzato in cui si mescolavano diverse realtà condivise, attraverso video proiezioni e una installazione immersiva.

Environnement Chromointerférent, Paris 1974/2018 by Carlos Cruz-Diez (1923-2019) – vista dell’installazione ad Art Basel Unlimited, Basel, 2023; © Estate of Carlos Cruz-Diez. All rights reserved 2025

Al Binario 2 arriva l’alba dell’arte digitale
“Electric Dreams. Art & Technology Before the Internet“, organizzata dalle OGR in collaborazione con la Tate Modern di Londra, è invece un’ampia ricognizione storica dove, ad essere ripercorsi, sono oltre quarant’anni di sperimentazione artistica attraverso quelli che sono considerati i nuovi media – che nel frattempo sono diventati vintage, dagli anni Cinquanta alla vigilia della diffusione globale del web. Cinque sale per un percorso attraverso opere pionieristiche, che raccontano come artisti e artiste si appropriarono di tecnologie nate in ambito militare o aziendale – computer, video, telecomunicazioni – per ridefinire gli immaginari collettivi. Senza dubbio, da non perdere, è l’installazione immersiva Ambiente Cromointerferente di Carlos Cruz-Diez, che riempie la terza sala di linee parallele in movimento che colorano pavimento e pareti. La proiezione in costante trasformazione altera la percezione di oggetti e persone, con un effetto disorientante. I visitatori interagiscono con cubi e palloni, entrando in contatto con pattern ottici vertiginosi. L’opera, originaria del 1974 e basata sulla proiezione di diapositive, sfrutta l’interferenza cromatica: l’occhio percepisce colori non fisicamente presenti. Questa versione digitale, sviluppata con il figlio Carlos Cruz Delgado, utilizza una proiezione HD che moltiplica all’infinito le variazioni visive. Nella seconda sala, invece, una ricerca anche molto italiana, dedicata all’Arte Programmata, movimento che nacque negli anni ’60 esplorando regole matematiche, modularità e cinetica. Promosso da Umberto Eco con il concetto di “opera aperta”, influenzò le Nuove Tendenze, rete internazionale nata a Zagabria nel 1961. Anche il parigino GRAV (1960), con artisti come Morellet e Le Parc, condivideva questa ricerca, creando opere ottiche e labirinti interattivi che coinvolgevano il pubblico in esperienze percettive. La mostra, a cura di Val Ravaglia (Tate Modern) e Samuele Piazza (OGR Torino), restituisce la vitalità di un’epoca in cui l’arte gettava le basi per il nostro presente digitale.