
Stefano Arienti, Matteo Fato, Julia Krahn e Danilo Sciorilli si confrontano, al Museo Diocesano di Milano, intorno all’incredibile Crocifissione di Hans Memling, in prestito da Palazzo Chiericati a Vicenza
La Crocifissione di Hans Memling arriva a Milano, e già di per se è strepitosa. Nel buio della sala che la ospita, al Museo Diocesano, il capolavoro del Rinascimento fiammingo (dipinta tra il 1467 e il 1470) proveniente dal Museo Civico di Palazzo Chiericati di Vicenza, riverbera di una luce che si propaga a raggiera verso altre quattro sale, dove altrettanti artisti sono stati chiamati in dialogo con il capolavoro: Stefano Arienti, Matteo Fato, Julia Krahn e Danilo Sciorilli, differentissimi per linguaggio, si sono lasciati ispirare dalla tavola e ne hanno dato la loro personalissima interpretazione.
L’opera di Memling, donata ai Musei Civici di Vicenza nel 1865, era originariamente il pannello centrale di un trittico, smembrato in epoca imprecisata i cui laterali sono oggi divisi: i recti con i ritratti della madre e del fratello del committente sono conservati alla Pierpont Morgan Library di New York; i versi con l’Annunciazione al Groeningemuseum di Bruges. La Crocifissione fu commissionata dall’abate cistercense Jan Crabbe, che figura ritratto in primo piano, mentre sullo sfondo si staglia un paesaggio collinare a volo d’uccello, reso con la tipica meticolosità fiamminga, che si apre su una città murata, torri, alberi e un fiume che scorre placido verso l’orizzonte, mentre i colori smaltati, la resa analitica dei volti, i contorni netti dei panneggi richiamano i modelli di Rogier van der Weyden, fondamentale riferimento per il pittore fiammingo.

“Questo invito ha richiesto molto tempo di osservazione ed è stata una grande sfida, considerando la grandezza del soggetto“, commenta Matteo Fato (1979), che al dipinto ha contrapposto una grande installazione dove il cavalletto, anti-eroe della pittura ma strumento per la nascita di capolavori, emerge come elemento centrale della composizione, accompagnato da diverse referenze che il pittore abruzzese ha indagato nella Crocifissione, trasposte attraverso una dislocazione di acqueforti, olii su tela, neon e anche una fotografia di un cavalletto-scultura installato in una vecchia edizione del Festival Arte Parco.
Insomma, con Memling non si scherza, ma l’eccitazione per questa terza edizione del progetto che mette in dialogo un capolavoro con l’arte contemporanea – supportato da PwC e Fiera Milano, rispettivamente Main Sponsor e Sponsor, e con Casa Testori e la curatela del suo Presidente, Giuseppe Frangi – è palpabile. Valeria Cafà, direttrice dei Musei Civici di Vicenza e co-curatrice di questa edizione, ha rimarcato: “Con questo prestito rinnoviamo la collaborazione tra le nostre istituzioni, fondata sulla condivisione del patrimonio. Sono lieta che uno dei capolavori di Palazzo Chiericati sia ospitato a Milano in un’iniziativa ormai consolidata, capace di promuovere un dialogo rigoroso tra grandi maestri del passato e il linguaggio contemporaneo“.

“L’opera di Memling ha una caratteristica di dolorosa intimità e richiede da parte degli artisti un atteggiamento di grande discrezione. Sono chiamati a scrutare, a intercettare dettagli, per mettersi al lavoro su suggestioni che stabiliscano una relazione stringente tra questo capolavoro e il nostro tempo“, spiega Frangi, anticipando quali sono state le “visioni” degli artisti invitati.
Oltre a Fato, c’è anche Julia Krahn (1978) artista tedesca di casa tra Milano e Sorrento, che offre attraverso un “dittico” fotografico un’immedesimazione nella figura di Maria sotto la croce: Julia si è lasciata affascinare dalla “macchia” blu del vestito della Vergine, quasi un “buco” nella tavola di Memling, e dalla secchezza delle mani dei protagonisti della scena, quasi tutti “impassibili” di fronte al martirio tranne, appunto, Maria che sembra cadere all’indietro. Un mancamento, la disposizione umana più vicina alla morte e quindi, simultaneamente, un estremo atto involontario di vicinanza al Figlio: non è un caso che la disposizione degli elementi dell’intervento di Krahn sia obliquo, a rimarcare – come dichiara lo stesso titolo – che non si può dividere ciò che è uno.
“Anche quest’anno, per il tempo di Quaresima e Pasqua proponiamo ai nostri visitatori un percorso che aiuti a guardare un capolavoro osservandolo da tanti punti di vista. Siamo grati ai Musei Civici di Vicenza per aver voluto collaborare con noi a questo progetto: la Crocifissione è un lavoro di grande raffinatezza che quasi obbliga a fermarsi davanti ad esso, a osservare ogni singolo, delicato dettaglio e a “stare” – ciascuno secondo i propri tempi – davanti al crocifisso” afferma Nadia Righi, direttrice del Museo Diocesano di Milano e a sua volta co-curatrice della mostra.

E con i “propri tempi” e quelli del capolavoro gli artisti hanno continuato: Stefano Arienti (1961), riflette sulla forma del Crocifisso e della relativa figura del Cristo, attraverso una rivisitazione del Puntinismo e dell’oro, in una tela quasi “mimetica” pronta a scomparire a seconda del lato di osservazione, svanendo a seconda dell’incontro con i riflessi della luce.
Infine Danilo Sciorilli (1992), che ha scelto il video come mezzo d’elezione per “rivedere” una Crocifissione quotidiana, in una ostensione a un balcone di un’abitazione del suo paese d’origine, in Abruzzo, riprendendo l’atto casalingo dello “stendere i panni”: al lato, il sole e la luna, protagonisti quasi completamente occulti e occultati nel cielo di Memling, due di quegli elementi che – come ricordava Righi – necessitano del tempo di essere scoperti, come accade anche con l’incredibile dettaglio delle lacrime della Vergine.
E anche stavolta Milano sceglie il patto pubblico-privato per sostenere la cultura, in questo caso con PwC Italia, organizzazione che offre servizi professionali alle imprese. Questa iniziativa, come la precedente dedicata all’esposizione del Presepe del Londonio, si inserisce nel più ampio progetto di “PwC per la cultura” che persegue l’obiettivo principale di contribuire alla crescita del Paese, creando occasioni di condivisione del patrimonio culturale italiano all’interno e all’esterno dell’organizzazione, in tutti i territori in cui PwC Italia è presente con le proprie sedi. “Abbiamo scelto di proseguire il rapporto di collaborazione e sostegno alle iniziative del Museo Diocesano Carlo Maria Martini perché rappresenta indubbiamente uno dei punti di riferimento culturali più iconici per la città di Milano. Una scelta curatoriale virtuosa che ci ha da subito conquistati. Siamo fermamente convinti dell’importanza della valorizzazione del patrimonio artistico e culturale presente nel nostro Paese ed è per questo che il nostro percorso a supporto della cultura si arricchisce di un nuovo tassello. L’obiettivo è continuare ad alimentare il nostro dialogo con le più importanti istituzioni museali su tutto il territorio nazionale, un percorso che trova grande apprezzamento da parte di tutti i nostri professionisti” afferma Chiara Carotenuto Partner PwC Italia, responsabile della comunicazione PwC e del progetto PwC per la cultura.
Avete tempo fino al prossimo 17 maggio per perdervi nella bellezza e, soprattutto, nelle visioni che scatena “il capolavoro”.




