
Una breve nota a margine del video lanciato dal MiC come campagna di comunicazione per l’app dei Musei Italiani
‘Aridatece Tommaso Paradiso e la sua Felicità Puttana (2018), quella canzone del “vocale di dieci minuti solo per dirti quanto sono felice”. La sua, di felicità, durava solo un minuto ma almeno ci dava una botta.
Perché quella del MiC che ha resuscitato la Carrà della Felicità-tà-tà (più gay che pop, ve lo dice un esperto) ci sembra la colonna sonora scollegata di un carosello senza capo né coda, con tante di quelle partecipazioni da riempire i titoli di coda di un lungometraggio e invece sono trenta secondi da sincope che nemmeno un messaggio vocale (appunto) ascoltato in 2x, tra Brera, Colosseo, la Cappella Sistina, Capo Colonna, il Museo del Novecento e altri trenta e passa luoghi della cultura che bisogna andare in slow-motion per riconoscerli. In ognuno di questi si aggirano, giocano, si dimenano (tra gli altri) atleti paralimpici, Achille Lauro – che ormai ci ha preso gusto, visto che già aveva portato la torcia – e pure l’attrice Alba Rohrwacher tra (appunto) decine di altre comparse.
Si legge nel comunicato stampa del MiC: “Il video promosso dalla Direzione generale Musei, scritto e diretto dal regista Luca Finotti, in collaborazione con l’art director Paola Manfrin, racconta il patrimonio culturale italiano attraverso un grande affresco corale girato in quasi quaranta luoghi della cultura. L’opera dà forma a una visione immersiva e potente in cui l’arte diventa esperienza condivisa, movimento, emozione e partecipazione. La campagna nasce con un primo nucleo di luoghi coinvolti e sarà progressivamente implementata, ampliando nel tempo la rappresentazione dei musei e dei parchi archeologici e rafforzando l’immagine di un sistema museale in continua evoluzione. Il riferimento è, infatti, all’intero Sistema museale nazionale che comprende, accanto agli istituti statali, anche i musei pubblici non statali e quelli privati, in una prospettiva di rete e di collaborazione”.
Speriamo che dopo questo primo lancio (di questo primo trailer) possa essere disponibilizzato un videoclip – già che siamo nel cuneo del “Pop” – di almeno 3 minuti, magari per dare una effettiva idea dei mille intrecci della cultura italiana e di tutti i suoi istituti.
Oltre agli atleti (“Ballare e fare yoga al museo? Avanguardia Pura”, reciterebbe un’altra battuta) il MiC continua: “Nel video giovani attori rappresentano una nuova generazione che vede nei musei non solo una memoria del passato ma un palcoscenico vivo su cui costruire storie contemporanee: un progetto ambizioso, realizzato con venti direttori della fotografia e maestranze sul territorio, venticinque studi grafici e artisti digitali internazionali”.
Che felicità! Ma a proposito, che c’entra la felicità con i luoghi culturali, con Caravaggio e la Reggia di Caserta? Di una cosa, comunque, siamo certi: con questo “Grande Affresco Pop” – sempre citando il MiC – nessuno ci toglierà lo status di Paese della Commedia dell’Arte, anche se in questo caso il riferimento ci sembra essere particolamente sbilanciato verso le Arlecchinate. “Massì, massì, buttiamola così“, Raffa docet.



