
Un breve messaggio, in una storia di Instagram, per una comunicazione importante: anche la Galleria Renata Fabbri, a Milano, chiude la sua attività
Dalle sue vetrine di via Stoppani, in oltre dieci anni di attività, Renata Fabbri aveva portato a Milano artisti giovani o Maestri, da Hidetoshi Nagasawa a Eliseo Mattiacci, da Sophie Ko a Giovanni Termini, da Bea Bonafini all’artista portoghese Ana Cardoso, da Matthieu Haberard a Vlatka Horvat, da Giovanni Kronenberg a Serena Vestrucci, per citare alcune delle sue rappresentazioni. Oggi, con un breve messaggio via Instagram, la gallerista annuncia la chiusura dello spazio. Un capitolo che se ne va, anche per il panorama dell’arte milanese e anche per quello delle nostre fiere, da Artissima a Miart, dove la galleria era una presenza fissa da tempo.
E in attesa di un commento della gallerista, si fa sempre più necessaria una seria riflessione anche rispetto al “sistema” del contemporaneo italiano, che più che continuare a galleggiare sembra fare la stessa fine del tram milanese: deragliare in corsa e in curva, senza riuscire più a sopportare la crisi. In una città che – nonostante sulla carta si pone come il nuovo paradiso di milionari – sta diventando ostile per le sue stesse attività, includendo il suo antico tessuto collezionistico oggi sempre più sfilacciato, quanto per le gallerie di ricerca che difficilmente riescono a bucare la soglia di un mercato sempre più critico.





