05 Ottobre 2026 12:58

ARCO Madrid corre da sola: ricognizione “young” dalla 45.ma edizione

Michele Gabriele, solo show da KALI Gallery, ARCO Madrid 2026, Courtesy of Michele Gabriele and KALI Gallery
Ancora una volta per la direttrice, Maribel López, l’identità di ARCO Madrid non è negoziabile: una fiera dalla profonda anima latina e europea. Parlando in numeri: la 45.ma edizione di ARCO ha una concentrazione di gallerie spagnole (sono 72) insieme alle tedesche (24), seguite a ruota dalle brasiliane (15), e dalle partecipazioni di Argentina, Francia e Portogallo, tutti Paesi che portano a Madrid più di dieci rappresentazioni.

Come sempre ARCO è ciclopica e dalle molteplici sorprese, soprattutto per quanto riguarda il settore “Opening”, che ospita a Madrid le giovani gallerie che arrivano alla fiera per la prima o la seconda volta e che, sempre la direttrice afferma «Grazie al lavoro, alla vitalità e al pubblico di ARCO possono crescere e magari, gli anni successivi, entrare nella Main Section», come è successo esattamente con Gilda Lavia, solo per fare un esempio.

Quest’anno nel corridoio azzurro c’è un’altra galleria romana, ADA, per la prima volta a Madrid con uno stand che armonizza un dialogo tra le sculture in ottone di Blanca Gracia (1989, Madrid. Vive e lavora a Barcellona) ed una serie di nuovi dipinti di Marco Eusepi (1991, Anzio. Vive e lavora a Roma).
Un altro italiano presente con la sua nuova produzione è Michele Gabriele, rappresentato dalla galleria svizzera Kali, Lucerna, della quale il fondatore Nicolai Kalinowsky ci racconta un po’ le origini: nata come spazio indipendente nel 2018, Kali si è ufficializzata come galleria nel 2023 e collabora con l’artista italiano dallo scorso anno. In mostra, nello stand madrileno, una serie di dipinti dove la figura del pappagallo e di alcune sculture che raffigurano esseri ibridi raccontano una storia di fragilità e coraggio, di metamorfosi e di attivazioni di altre possibilità.

ADA Roma, Blanca Gracia + Marco Eusepi. Photo by Nicola Morittu, Courtesy of ADA, Rome

E a proposito di possibilità, sono quelle che disponibilizza Spiritvessel ai suoi artisti: lo stand di questa giovanissima realtà che si è costituita in un borgo di 90 abitanti nei pressi di Figueiras, in Catalogna – luogo natale di Salvador Dalì – è interessante perché racconta di un vero e proprio progetto di produzione e supporto. L’artista in scena, in questo caso, è Victor Jaenada, con una produzione tutta realizzata nel sud del Paese, muovendosi a partire dalle tradizionali cantiche del Flamenco e portando in scena sculture e installazioni sui temi della fonte, dell’albero e della natura e dei saperi artigianali come l’uso della terracotta.
Tra le altre anche la nuovissima galleria Dialogue di Lisbona, che espone gli encausti di Priscila Fernandes e le tele di Mike Bouchet, realizzate attraverso la pittura con una “Coca-Cola” speciale, creata dallo stesso artista. Degna di nota anche l’indiana Method, di Mumbai, in cui colpisce la grande scultura di Syed Ali Sarvat Jafri, realizzata con mattoni lakhori del XVII secolo recuperati da siti demoliti nella città di Faizabad, trasformati in “archivi-frammenti” di case che non esistono più, vittime di un luogo rimodellato dalle forze politiche e che portano con sé il peso di vite e storie che si rifiutano di scomparire.


Mike Bouchet, Cover, 2025, artists cola on cotton, 50 x 40 cm. Courtesy Dialogue, Lisbon

E poi, cosa c’è in giro? Ancora è la direttrice che ricorda come tutti i generi siano presenti: pittura in maggioranza certo, come ovunque nel mondo, ma anche una buona dose di sculture e installazioni e anche nuovi media.
Decisamente azzeccati i dialoghi tra gallerie che condividono parte degli stand e relativi artisti: sicuramente degno di nota quello tra June Crespo e Miriam Cahn, rispettivamente all’incrocio tra Ehrhardt Flórez e Meyer Riegger, mentre il giovane artista cinese Siyi Li (1999) è esposto dalla spagnola Cibrián (San Sebástian): sono pitture di oggetti estremamenti comuni su tele che hanno la dimensione dello schermo di Iphone e una aura quasi fluo, come monitor di cellulare richiede. Uno stand che gioca con il vuoto e nell’abbuffata di proposte di ARCO, che sicuramente salta all’occhio.

Tempo Nacional di Augustina Woodgate, da Barro, ARCO Madrid 2026

Da queste parti vale anche la pena soffermarsi alle partecipazioni Latino Americane della sezione “Perfiles”: una infornata di proposte sottoforma di solo show offerte dalle brasiliane Quadra, Galatea e A Gentil Carioca, e dall’argentina Barro (tra le altre). Quest’ultima mette in scena, senza ombra di dubbio, uno degli stand più rigorosi, con il lavoro di Augustina Woodgate (1981), che opera attraverso una poetica incentrata sullo studio dei sistemi, delle teorie del valore e delle logiche che operano nella società. Tempo Nacional, già esposta ampliata anche alla Biennale del Whitney nel 2019, è una grande installazione composta da otto orologi puntati alla stessa ora, attraverso la quale si è invitati a riflettere sul senso del tempo del lavoro e di conseguenza dei momenti “liberi”. Con un differente stato di cancellazione delle ore disposte sul quadrante, operato dalle stesse lancette, l’azione perpetua e implacabile ci rivela come le relazioni di potere operano alla base delle società post-capitalistiche. E l’arte, nella maggior parte dei casi, non è esclusa da questo processo.
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