05 Ottobre 2026 12:57

ARCO week. Juan Muñoz e le storie dell’arte, al Prado

Veduta della mostra “Juan Muñoz. Historias de Arte” Foto © Museo Nacional del Prado/Luis Asín.
Sono gli ultimi tre giorni di mostra, ma è un’occasione unica per chi si troverà a Madrid questo fine settimana: l’imperdibile mostra al Prado di Juan Muñoz

Madrileno puro, scomparso prematuramente a soli 53 anni nel 2001, Juan Muñoz è legato indissolubilmente alla sua città e al suo più famoso museo: il Prado. È da queste premesse, e dall’idea dell’osservazione della storia dell’arte come fonte di ispirazione continua che nasce “Historias de Arte”, a cura di Vicente Todolí che – dopo la grande mostra dedicata all’artista al Pirelli Hangar Bicocca (“Double Bind & Around, nel 2014-15), riporta Muñoz nella sua Madrid e alle origini della sua passione per gli Antichi Maestri: «Posso prendere dagli artisti precedenti tutto ciò che voglio e di cui ho bisogno» diceva Muñoz – in questo caso proprio aprendo la mostra – legittimando l’atto di “rubare” tanto dalla storia dell’arte quanto dai contemporanei, specialmente in fatto di materiali.

Veduta della mostra “Juan Muñoz. Historias de Arte” Foto © Museo Nacional del Prado/Luis Asín.

Scultore nutrito dalla pittura, adottò dal Rinascimento la tensione spettatore-opera, e dal Manierismo e Barocco la scultura come teatro dell’illusione, capace di disorientare, come del resto accade nei suoi “pavimenti ottici”, introdotti a partire dagli anni ’80 in “scene” stranianti, dove il teatro greco, le piazze d’Italia, i balconi e le feste di piazza (come accade in The Prompter) sembrano mischiarsi alle parole di Beckett e Borges. Ma anche a Giacometti, a Goya, a Velázquez, nel dialogo con Las Meninas,  e nell’attuazione delle Conversation Pieces, dove gruppi dai volti identici respingono lo sguardo dello spettatore, perennemente costretto e forse messo in profondo disagio nel percepire la propria presenza, testimone scomodo di un’azione (o infinite) non ben identificate che, di qualunque forma, si svolgerebbero imprescindibilmente dalla sua attenzione o meno.

Un teatro dell’assurdo dove tutto è in bilico, come anche nella “Camera delle meraviglie”, come la chiamava lo stesso artista e dove oltre ad una serie di Archivi catalogati per mesi, contenenti oggetti nei più svariati materiali, a loro volta “raccolti” da dipinti più o meno celebri, troviamo anche una serie di bellissime incisioni con la tecnica al nero, dove stavolta sono oggetti comuni a rendersi precari, in una distorsione della percezione. O in quell’attimo in cui la palla batte a terra prima del rimbalzo, a proposito di un’altro “famelico” della storia dell’arte antica, stavolta italiano…

Veduta della mostra “Juan Muñoz. Historias de Arte” Foto © Museo Nacional del Prado/Luis Asín