09 Ottobre 2026 13:44

Polemica in Lussemburgo per il padiglione alla Biennale: “Provocatorio e costoso”

Aline Bouvy, Servant, clown or enemy – Someday, New York, USA, 2024. Ph: copyright and courtesy of the artist and Someday, New York
Nella Biennale della discordia previa, è la volta del Lussemburgo. Il progetto “La Merde” dell’artista Aline Bouvy divide la politica: l’opposizione contesta i 540mila euro di budget, il ministro della Cultura difende la libertà artistica

Tra italiani assenti e territori “troppo presenti”, sembra che la prossima Biennale di Venezia sia destinata ad essere un calderone infuocato come non mai, almeno stando alle premesse. Oggi è la volta del padiglione del Lussemburgo a scatenare una lotta polemica e politica interna, dopo che alcuni parlamentari del Paese hanno messo in discussione sia il costo del progetto sia la natura dell’opera che rappresenterà il paese.

Al centro del dibattito c’è La Merde, un progetto dell’artista Aline Bouvy selezionato per rappresentare il paese alla 61.ma edizione della Biennale. L’opera, descritta come un commentario femminista e sociale incentrato sulla personificazione degli escrementi, ha attirato critiche dai membri del partito di destra Alternative Democratic Reform Party (ADR). Secondo loro, il concept è provocatorio e rappresenta un modo costoso di promuovere il paese all’estero.

La critica è stata formalmente sollevata in parlamento dalla deputata dell’ADR Alexandra Schoos, che ha interrogato il governo sul budget di 540.000 euro destinato al padiglione, chiedendosi se sia giustificabile “data l’attuale situazione di bilancio, le sfide sociali e il carico fiscale“. Schoos ha anche sottolineato che la cifra è di gran lunga superiore ai 150.000 euro di budget annuale per il nuovo osservatorio culturale del paese.

In risposta, il ministro della Cultura lussemburghese Éric Thill ha difeso il progetto e il suo finanziamento. Ha sostenuto che la libertà artistica è un principio fondamentale delle società democratiche. “Il ruolo dello Stato non è quello di filtrare le opere in nome del buon gusto. L’arte dovrebbe sfidare il pubblico piuttosto che semplicemente compiacerlo: il progetto dimostra che esso sta facendo il suo lavoro”, ha dichiarato Thill, respingendo la critica sul budget eccessivo. Secondo il ministero, i costi per la partecipazione del Lussemburgo alla Biennale sono aumentati costantemente negli ultimi anni: 418.600 euro per l’edizione di architettura del 2023, 494.100 euro per l’edizione d’arte del 2024 e 521.400 euro nel 2025. L’ultima cifra riflette l’aumento dei costi di produzione, spedizione e logistica che hanno colpito tutte le grandi esposizioni internazionali.

La maggior parte del budget è destinata a spese pratiche: circa due terzi coprono produzione, trasporto, installazione e viaggi per il team coinvolto nel progetto. L’organizzazione del padiglione nei sette mesi della Biennale rappresenta un altro 8%, mentre le comunicazioni assorbono il 12%. I compensi per l’artista e l’inaugurazione ufficiale rappresentano ciascuno circa il 7%.

Thill ha anche sottolineato che la spesa del Lussemburgo è in linea con quella di altri paesi partecipanti alla Biennale. Nel 2024, la Svizzera ha stanziato circa 550.000 franchi svizzeri per il suo padiglione, la Germania circa 650.000 euro, l’Austria 660.000 euro e l’Italia circa 1,2 milioni di euro.