
Smiljan Radić Clarke è il vincitore del Premio Pritzker 2026, il più prestigioso riconoscimento mondiale in architettura. La giuria ha premiato il suo corpus di opere caratterizzato da una profonda sperimentazione materica, da una spazialità che privilegia l’esperienza sensoriale e da un dialogo intimo e non invasivo con il paesaggio.
Nato a Santiago del Cile nel 1965, dove vive e lavora, Radić si inserisce in un albo d’oro illustre che annovera, tra gli ultimi, Liu Jiakun (2025), Riken Yamamoto (2024), David Chipperfield (2023) e Diébédo Francis Kéré (2022). L’opera di Radić sfugge a facili categorizzazioni. I suoi edifici non si impongono per un linguaggio formale immediato, ma richiedono di essere vissuti, attraversati, percepiti. “Si sforzano di creare esperienze che portino con sé una presenza emotiva, incoraggiando le persone a fermarsi e a riconsiderare un mondo che spesso le attraversa con indifferenza”, ha dichiarato l’architetto.
Questa poetica della “fragilità” e dell’apparente provvisorietà è centrale. Le sue costruzioni sembrano posarsi delicatamente sul terreno, quasi potessero essere rimosse, come “ospiti” rispettosi del luogo piuttosto che “padroni”. Lo si vede in opere come la Casa per il poema dell’angolo retto a Vilches, dove spesse pareti inquadrano la luce nella foresta, o la Casa Pite sulla costa pacifica, incastonata nella roccia e affacciata sull’oceano.

Materia e sperimentazione
Dai materiali industriali a quelli più grezzi, passando per la pietra e il policarbonato, Radić giustappa elementi in modo inaspettato. Il Teatro Regionale del Bío-Bío a Concepción è avvolto da una pelle traslucida che di notte si illumina come una lanterna. Il Ristorante Mestizo a Santiago è coperto da un tetto orizzontale sorretto da enormi massi. E per il Padiglione della Serpentine Gallery a Londra (2014), creò una conchiglia in fibra di vetro poggiata su un anello di pietre, un dialogo perfetto tra leggerezza industriale e peso geologico.
La sua ricerca si estende anche a strutture effimere come Guatero, un padiglione gonfiabile per la Biennale di Architettura cilena, dove l’aria e la luce diventano materiali da costruzione.

Il riconoscimento della giuria
La giuria, presieduta da Alejandro Aravena, ha motivato il premio sottolineando come Radić “favorisca la fragilità rispetto a qualsiasi pretesa ingiustificata di certezza. I suoi edifici, pur sembrando temporanei o instabili, offrono un rifugio strutturato, ottimista e silenziosamente gioioso, abbracciando la vulnerabilità come condizione intrinseca dell’esperienza vissuta”.
Riconoscendo la difficoltà di tradurre a parole le sue architetture, la giuria le ha definite opere che “richiedono una presenza incarnata“. “Attraverso un corpus di opere all’intersezione tra linguaggio iconoclasta, esplorazione materiale e memoria culturale“, la giuria ha conferito a Smiljan Radić Clarke il Pritzker 2026 per aver creato “edifici che non parlano a nome delle persone, ma permettono alle persone di trovare la propria voce attraverso di essi“.





