09 Ottobre 2026 12:05

Tappeti volanti e droni, per la prima volta della Moldavia a Venezia

Pavel Brăila, Magic Carpet over the Grand Canal, 2026, Photo credits: On the Thousand and Second Night archive, Courtesy of the On the Thousand and Second Night team
Cosa succede quando la tecnologia della sorveglianza smette di minacciare e inizia a “sostenere”? È la domanda al centro di “Nella millesima e seconda notte”, il progetto con cui la Repubblica di Moldova partecipa per la prima volta alla  61ma Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia. Un’installazione site-specific che trasforma lo spazio sacro della chiesa dei Santi Geremia e Lucia a Venezia in un luogo dove la fragilità si fa forza e la memoria diventa levità.

La partecipazione moldava, sostenuta dal Ministero della Cultura e dal Ministero degli Affari Esteri, rappresenta un momento inaugurale per il Paese, affermando il suo ingresso nel dialogo culturale contemporaneo con una voce poetica e potente. Realizzata dall’artista Pavel Brăila e curata da Adelina Luft (Romania), l’opera dialoga perfettamente con il tema “In Minor Keys”: come suggerisce il titolo, l’installazione si sviluppa nel registro delle “basse frequenze”, quello del mormorio, dell’intimità e della prossimità, lontano dalla retorica spettacolare.

Entrando nello spazio espositivo, lo spettatore viene accolto da una visione sospesa tra sogno e realtà: un insieme di tappeti fluttua nell’aria, tra il pavimento e la volta, sorretto silenziosamente da droni. L’accostamento è volutamente dissonante e provocatorio. Il tappeto, oggetto archetipico della casa moldava, simbolo di cura, di dote tramandata, di continuità familiare e di calore domestico, viene affidato a una tecnologia oggi associata alla sorveglianza, al controllo e ai conflitti armati.

L’installazione capovolge simbolicamente questi ruoli. Il drone non è più uno strumento di potere che incombe dall’alto, ma un “genio” silenzioso che sostiene e protegge. Non limita, non insegue: sorregge. La memoria domestica, fatta di fili e trame, acquista così la forza di tenere in aria uno spazio comune, trasformando la paura in un gesto di protezione.

“Nella millesima e seconda notte” prosegue la ricerca iniziata da Pavel Brăila con Magic Carpet (2018), ma oggi, in un mondo in cui lo spazio aereo è diventato un territorio di ridefinizione geopolitica, l’immagine acquisisce una risonanza nuova e urgente. L’ispirazione è duplice: da un lato la tradizione dei tappeti tessuti nei villaggi della Moldavia, conservati come memoria familiare; dall’altro il motivo orientale del bisat al-rih (il tappeto volante) e i racconti de Le mille e una notte.

Il titolo stesso evoca un nuovo capitolo della celebre raccolta, un racconto che non cerca l’evasione dalla realtà, ma rivendica la narrazione come un gesto di resistenza. In un mondo segnato da confini che si modificano e da una sicurezza sempre più fragile, l’opera propone il volo come metafora della solidarietà e dell’immaginazione collettiva. Ogni tappeto sospeso diventa così un frammento di una cosmologia della cura, ricostruita filo dopo filo.

“Sono davvero contento che questa partecipazione prenda vita attraverso questo progetto, modulato sulla realtà del nostro presente. Porta con sé un messaggio sottile ma allo stesso tempo forte. Il tappeto è il simbolo universale della casa, della cura, ed il cielo, invece, non rappresenta più il simbolo della libertà ma quello della paura. Immaginando un nuovo capitolo de Le mille e una notte, il drone dell’installazione non minaccia ma sostiene: trasforma uno strumento di controllo in un gesto di protezione. È un’opera sulla fragilità ma anche sulla nostra capacità di rimanere uniti e di immaginare un mondo più sicuro”, ha riportato Brăila.

“In sintonia con In Minor Keys, ci ha interessato lavorare nel registro delle basse frequenze”, aggiunge la curatrice Adelina Luft. “Non illustrare il conflitto ma costruire uno spazio in cui attenzione e immaginazione coesistano”.

In un’epoca segnata dalla frammentazione e dalla strumentalizzazione della tecnologia, “Nella millesima e seconda notte” suggerisce un cambiamento di rotta: dal dominio al sostegno, dalla delimitazione all’interdipendenza. Un invito a immaginare una coesistenza diversa, ancora tutta da scrivere, in cui la leggerezza del tappeto volante non sia una fuga, ma un atto di coraggio e di cura collettiva.