09 Ottobre 2026 11:18

Addio a Calvin Tomkins, il “Vasari” delle avanguardie Made in USA

Calvin Tomkins
Calvin Tomkins, lo scrittore che per oltre sessant’anni ha raccontato al grande pubblico i protagonisti dell’arte contemporanea degli Stati Uniti, è scomparso all’età di 100 anni. A darne notizia è stato David Remnick, direttore del New Yorker, la rivista per cui Tomkins ha scritto decine di ritratti memorabili a partire dal 1960

Per più di sei decenni, Tomkins si è immerso nel mondo dell’arte, incontrando i suoi soggetti per mesi, ascoltandoli, osservandoli. Il corpus di articoli che ha lasciato costituisce una storia senza eguali dell’arte del suo tempo: un’epoca di sconvolgimenti estetici e di crescita esplosiva del mercato. Da molti definito il Giorgio Vasari delle Avanguardie, Tomkins arrivò alla sua specialità quasi per caso: nel 1959, mentre lavorava alla redazione esteri di Newsweek, gli fu assegnato un compito inaspettato: intervistare Marcel Duchamp, all’epoca figura ancora poco noto. I due si incontrarono al King Cole Bar di Manhattan. “Gli facevo una domanda innocua, irrilevante o imprecisa, e lui, senza correggermi, la trasformava in qualcosa di strano. Così sentii che quella era la persona più interessante che avessi mai incontrato“, raccontò Tomkins nel 2019. Il servizio si trasformò in una conversazione che, con Duchamp e molti altri artisti, sarebbe durata sessant’anni e tradotta in mezzo mondo.

Nato nel New Jersey nel 1925, Tomkins si laureò a Princeton nel 1948 con un solo corso di storia dell’arte alle spalle. Dopo due anni in marina e un romanzo pubblicato da Viking, entrò a Newsweek nel 1957. Ben presto iniziò a collaborare con il New Yorker, dove il suo primo lungo profilo fu dedicato allo scultore cinetico svizzero Jean Tinguely nel 1962. Seguirono ritratti di John Cage, Robert Rauschenberg, Merce Cunningham, e poi ancora Andy Warhol, Jasper Johns, Cindy Sherman, raccontando l’ascesa della Pop art, del Minimalismo, della Land art.

Nei suoi articoli, Tomkins sapeva creare un’intimità immediata con l’artista, spiegando come pensa e come opera, senza mai cadere nella retorica. Era un maestro della frase concisa e rivelatrice, frutto di anni trascorsi nel cuore del sistema dell’arte. “La libertà sconfinata che gli artisti moderni hanno rivendicato è un fardello inesorabile e il mercato dell’arte, apparentemente insaziabile, che troppo spesso equipara qualità a vendite, minaccia di degradare l’intera impresa. Eppure, contro ogni previsione, le opere importanti continuano a essere fatte“, aveva scritto.

Per generazioni di artisti, essere ritratti da Tomkins era stato un momento spartiacque: il segno che un posto nel canone era stato conquistato. Il Museum of Modern Art di New York conserva le sue carte, tra cui corrispondenza, trascrizioni e materiali preparatori dei suoi libri, molti dei quali raccolgono o ampliano i suoi articoli per il New Yorker. Il suo ultimo articolo, un saggio che ripercorreva il suo secolo di vita, era apparso sullo stesso giornale di sempre lo scorso dicembre.