
Il ministero della Cultura del Messico ha chiesto ufficialmente a eBay di rimuovere la vendita relativa a 195 manufatti precolombiani, sostenendo che siano stati ottenuti illecitamemente e che debbano pertanto fare ritorno nel loro Paese d’origine
Come riportato da The Art Newspaper, il caso è stato reso pubblico quando la segretaria alla Cultura messicana, Claudia Curiel de Icaza, ha scritto su X che l’azienda Coins Artifacts, con sede a Orlando, in Florida, stava vendendo oggetti considerati parte del patrimonio culturale del Messico dall’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (INAH).
In una lettera inviata a eBay, Curiel de Icaza ha chiesto all’azienda di “sospendere immediatamente la vendita e restituire gli oggetti al governo messicano“, aggiungendo che l’esportazione di tali manufatti è illegale dal 1827. L’ufficio legale dell’INAH ha presentato un esposto alla Procura Generale del Messico, informando anche il Ministero degli Affari Esteri, Interpol e le autorità statunitensi, incluso Homeland Security Investigations, nel tentativo di bloccare la vendita. Tuttavia, la policy di riservatezza relativa alla denuncia impedisce di sapere quali siano, tra le migliaia di oggetti in vendita su Coins Artifacts, i 195 specifici oggetti oggetto della disputa.
Dal canto loro, da Coins Artifacts hanno dichiarato di non essere a conoscenza della presa di posizione del governo messicano, aggiungendo che le vendite sono legali e che gli oggetti sono stati acquistati dalla galleria newyorkese Arte Primitivo e che in precedenza facevano parte di una collezione privata nel Nevada ed erano appartenuti a David Harner, negli anni Cinquanta e Sessanta. L’azienda sostiene inoltre che “il governo messicano sta cercando di intimidire e mettere alla berlina le persone sui social media per ottenere la restituzione di oggetti su cui non ha alcun diritto legale“.
Un portavoce di eBay ha dichiarato al The Art Newspaper che la società sta indagando sugli annunci e prenderà provvedimenti qualora la loro vendita non fosse legale. Non è la prima volta che il governo messicano tenta di bloccare la vendita di un reperto. Negli ultimi anni, il ministero della Cultura ha abitualmente denunciato sui social media venditori e case d’asta che offrono questo tipo di materiali, intensificando la battaglia per la tutela del proprio patrimonio archeologico.





