09 Ottobre 2026 11:18

Alexey Morosov rappresenterà il Kirghizistan a Venezia

Alexey Morosov, video proiezione con dighe kirghise e sequenze di kok boru fotogramma di dettaglio con cavalli e centauri giocatori di kok
L’acqua, la memoria dei paesaggi montani e l’energia culturale di un popolo nomade: il Kirghizistan alla Biennale di Venezia

I paesaggi montani del Kirghizistan, i suoi ghiacciai, fiumi e le monumentali strutture idro-ingegneristiche costituiscono il punto di partenza di BELEK, una grande installazione immersiva di Alexey Morosov, che presenterà il Padiglione della Repubblica del Kirghizistan alla 61ma Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia. Mettendo in relazione le immagini delle imponenti strutture idro-ingegneristiche che hanno trasformato il paesaggio geofisico del Kirghizistan nella seconda metà del Novecento con la memoria culturale di una civiltà nomade e con l’antico gioco equestre Kok-Böru, il padiglione si svilupperà come un ambiente artistico stratificato che combina video, scultura, pittura e suono. La location? Il Convitto Foscarini, nel sestiere di Cannaregio, all’interno dello storico edificio dell’ex chiesa di Santa Caterina, fondata nel XIV secolo e più volte rinnovata nel corso dei secoli. L’esposizione occuperà circa 600 metri quadrati di spazio storico e si svilupperà come un ambiente immersivo: un monumentale video-affresco che interagisce con elementi di scultura, pittura e suono, dando vita a una composizione spaziale in cui l’architettura dell’edificio diventa parte integrante dell’opera.

Operando all’intersezione tra arte contemporanea, filosofia, antropologia e tecnologia, Morosov – che da molti anni risiede in Italia – affronta il tema dell’acqua come una delle risorse chiave per il futuro e della memoria del paesaggio montano che ha plasmato la vita in Asia Centrale per secoli. In dialogo con il tema della Biennale Arte 2026, In Minor Keys, il progetto si sviluppa come una riflessione sobria e quasi sussurrata sulla memoria del paesaggio e sull’energia culturale di un popolo.

Il titolo BELEK si traduce dal kirghiso come “dono”: è in questo senso che l’acqua appare come un dono primordiale della natura, fonte della vita e fondamento dell’esistenza in una regione montuosa. Allo stesso tempo, il patrimonio immateriale del popolo kirghiso – memoria culturale, tradizioni e forme condivise di esperienza collettiva – può anch’esso essere inteso come un dono trasmesso di generazione in generazione.