
C’è una nuova lettera “contro” la Biennale, firmata da 73 degli stessi artisti invitati nella mostra “In minor keys” che chiede all’istituzione la rimozione di Russia, Usa e Israele
Dopo l’elenco di oltre duecento addetti ai lavori che hanno preso posizione schierandosi dalla parte di Art Not Genocide Alliance, stavolta ci ci sono settantatré artisti e curatori, tutti coinvolti nell’esposizione “In Minor Keys”, a firmare una lettera in cui chiedono l’espulsione di Stati Uniti, Russia e Israele dall’edizione di quest’anno, che aprirà il 9 maggio. Tra i firmatari figurano tre dei cinque curatori che hanno ereditato la mostra dopo la morte di Kouoh e che hanno presentato la Biennale a febbraio a Ca’ Giustinian: Gabe Beckhurst Feijoo, Rasha Salti e Rory Tsepayi.
La lettera arriva dopo le precedenti richieste di espulsione della Russia da parte del governo italiano e della Commissione europea, e dopo – appunto – l’appello contro Israele. Ma questa è probabilmente la missiva più pesante, proprio perché chi firma sono i protagonisti della Biennale stessa. Uno dei motivi di sdegno è anche la ricollocazione del Padiglione di Israele all’Arsenale: secondo i firmatari la vicinanza con “In minor keys” rappresenta “un’intrusione e un contrasto diretto con la visione curatoriale di Koyo Kouoh, la sua dichiarazione d’intenti e i principi di solidarietà radicale che ha articolato con tanta chiarezza in tutta la sua opera“. Inoltre, scrivono, “ciò introdurrà anche un clima di violenza e paura a causa della presenza militare e di polizia che accompagnerà il padiglione israeliano. Questo ci riguarda direttamente in quanto artisti partecipanti alla mostra“.
I firmatari ricordano di aver già chiesto alla Biennale di revocare tale decisione lo scorso 13 marzo, ma l’istituzione ha risposto con una dichiarazione di neutralità. Per loro, invece, “Permettere a governi che commettono attivamente crimini di guerra, atrocità e genocidi di partecipare non è neutrale“, ricorda il gruppo. Ma c’è un’altra novità: la richiesta di espulsione si estende ora anche a Russia e Stati Uniti. I firmatari richiamano i principi che la Biennale stessa enunciò nel marzo 2022, quando prese posizione contro l’invasione russa dell’Ucraina, e sostengono che quei principi “siano validi ancora oggi e che si applichino a Israele, Russia e Stati Uniti. Esiste una soglia oltre la quale la partecipazione alla Biennale non dovrebbe essere considerata normale“. E di nuovo c’è un rinnovato appello al Presidente e alla direzione della Biennale affinché si uniscano a loro nel fare di Biennale Arte 2026 un luogo in cui, come scrisse Koyo Kouoh, “la dignità di tutti gli esseri viventi sia salvaguardata“.
Una Biennale a orologeria, le cui crescenti richieste di boicottaggio rischiano di mettere in discussione i fondamenti stessi dell’esposizione veneziana.





