
Il Kazakistan torna alla Biennale di Venezia con la sua terza partecipazione. Il padiglione nazionale, ospitato al Museo Storico Navale, presenta “Qoñyr: the Archive of Silence”, a cura di Syrlybek Bekbota, con opere di Ardak Mukanova, ADYR-ASPAN, Anar Aubakir, Asel Kadyrkhanova, Smail Bayaliyev, Nurbol Nurakhmet, Mansur Smagambetov e Oralbek Kaboke
Per la prima volta un paese dell’Asia centrale seleziona curatore e artisti tramite bando pubblico, come ha sottolineato la commissaria Aida Balaeva: «La partecipazione alla Biennale è un evento significativo per la cultura kazaka».
Concetto chiave della cosmologia kazaka, Qoñyr letteralmente significa “marrone”, ma ha una ricchezza metaforica più profonda: descrive un registro sonoro, l’odore della terra, un silenzio che contiene tutto. Qoñyr è l’attenzione alle vibrazioni minori – il vento, il respiro – che rende udibile ciò che il rumore copre.
Il padiglione si ispira a un componimento tradizionale del compositore Äbiken Khasenov: la musica kazaka prima del Novecento era in tonalità maggiori, poi si è spostata verso tonalità minori, riflettendo la storia turbolenta del paese. Qoñyr diventa così una lente culturale per entrare in contatto con la memoria.
L’esposizione occuperà sei sale del Museo Storico Navale. Fuori, i suoni di Venezia si sovrappongono a Dübir, ricostruzione acustica della steppa firmata da ADYR-ASPAN; il suono lontano degli zoccoli dei cavalli invita ad ascoltare le vibrazioni della terra. Nel cortile, Steppe Architectonics di Smail Bayaliyev trasforma lo spazio in un paesaggio tattile, culminando in Qoñyr Äulie, un ambiente digitale di Ardak Mukanova dove luce e mito si percepiscono, non si raccontano. Un padiglione che inviterà a rallentare e ad ascoltare: attraverso suono, materia e spazio, offre una riflessione sulla memoria collettiva.





