
La giuria della 61.ma Biennale Arte, annunciata solo ieri, dà il via a quello che si prevede un nuovo episodio alle polemiche che stanno accompagnando “In Minor Keys”: «Escluderemo gli artisti dei Paesi i cui leader sono accusati dalla Corte Penale Internazionale». Un implicito, ma chiarissimo, riferimento a Russia e Israele
I cinque giurati della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte (Solange Oliveira Farkas, creatrice della Biennale Videobrasil, con Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi) hanno annunciato attraverso una newsletter di e-flux (il che non prenderanno in considerazione i paesi con leader sotto accusa per crimini contro l’umanità. Un riferimento implicito a Russia e Israele. I cinque membri della giuria, che assegneranno i Leoni d’Oro e d’Argento tra i 110 partecipanti alla 61.ma Esposizione in programma dal 9 maggio, hanno dichiarato: «In quanto membri della giuria, abbiamo anche una responsabilità verso il ruolo storico della Biennale come piattaforma che collega l’arte alle urgenze del proprio tempo. Riconosciamo la complessa relazione tra pratica artistica e rappresentazione nazionale che costituisce una struttura centrale della Biennale di Venezia, in particolare il modo in cui questo legame vincola il lavoro degli artisti alle azioni dello stato che rappresentano. In questa edizione della Biennale, desideriamo rendere nota la nostra intenzione – esprimere il nostro impegno per la difesa dei diritti umani e per lo spirito del progetto curatoriale di Koyo Kouoh. Di conseguenza, questa giuria si asterrà dal prendere in considerazione quei paesi i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte Penale Internazionale», si legge nella e-flux Notes, che tuttavia non menziona esplicitamente Russia e Israele.
Ma sappiamo bene che la Corte Penale Internazionale ha emesso mandati di arresto per capi di Stato in carica, tra cui il presidente russo Vladimir Putin, per “presunti” crimini di guerra commessi ai danni di bambini in Ucraina, e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, per “presunti” crimini di guerra e crimini contro l’umanità durante il conflitto nella Striscia di Gaza. Le ambasciate israeliana e russa a Roma non hanno risposto immediatamente alle richieste di commento, ma la Biennale è invece arrivata con una dichiarazione un po’ alla Ponzio Pilato: “La Giuria della Biennale Arte 2026, al pari di tutte le giurie delle manifestazioni della Biennale di Venezia, opera in piena autonomia e indipendenza di giudizio nell’esercizio delle proprie funzioni. In merito alla dichiarazione diffusa in data odierna dai giurati, si tratta di una presa di posizione che i componenti hanno deciso di anticipare e rendere pubblica. Una naturale espressione della libertà e della autonomia delle quali La Biennale è garante.”
E nel frattempo, continuano anche le minacce della Commissione Europea, che ha dichiarato di aver inviato una lettera alla Biennale per comunicare la sua intenzione di rescindere o sospendere un contributo di 2 milioni di euro dopo che l’istituzione veneziana ha permesso il ritorno di Mosca. «C’è una sola sovvenzione in corso, di 2 milioni per i prossimi tre anni, ed è quella che intendiamo rescindere o sospendere». La Biennale, a questo proposito, avrebbe 30 giorni di tempo per rispondere. Aggiornamenti in corso, mai come ora…





