
Un team dell’Università del Cairo e dell’Università Tecnica di Monaco ha individuato due cavità all’interno della struttura: l’ipotesi è che possano nascondere un passaggio secondario, mai esplorato dalle ultime campagne di scavo risalenti al 1910.
Un team di ricercatori dell’Università del Cairo e dell’Università Tecnica di Monaco (TUM) ha individuato due cavità piene d’aria all’interno della piramide di Micerino, sull’altopiano di Giza, che farebbero pensare a un possibile ingresso segreto. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista accademica NDT & E International.
La piramide di Micerino è la più piccola delle tre principali piramidi dell’altopiano di Giza, al Cairo. Costruita per il faraone della IV dinastia Menkaure (da cui il nome), fu completata nel XXVI secolo a.C. Gli scavi, condotti tra il 1906 e il 1910, non sono mai stati completati. Da allora, la struttura non è mai stata esplorata in modo approfondito.
A differenza delle due piramidi più grandi vicine, Micerino si distingue per essere stata parzialmente rivestita in blocchi di granito rosso anziché in bianco calcare. Sulla sua facciata orientale, una zona insolitamente liscia ha da sempre incuriosito i ricercatori per la sua somiglianza con una sezione altrettanto levigata presente all’ingresso principale, che si trova sul lato nord. Nell’ambito del progetto ScanPyramids, il team ha utilizzato tecniche non invasive come radar penetrante, ultrasuoni e tomografia elettrica per confermare la presenza di vuoti dietro quest’area. La scoperta avvalora l’ipotesi, avanzata dal ricercatore Stijn van den Hoven nel 2019, che a quella posizione possa esistere un secondo ingresso.
Dal 2015, il progetto ScanPyramids ha impiegato le più moderne tecnologie per esplorare le piramidi. Nel 2023, grazie a tecniche di scansione avanzate, fu scoperto un corridoio precedentemente sconosciuto all’interno della Grande Piramide di Cheope.
«La metodologia di testing che abbiamo sviluppato consente di trarre conclusioni molto precise sulla natura dell’interno della piramide senza danneggiare la preziosa struttura. L’ipotesi di un altro ingresso è molto plausibile, e i nostri risultati ci avvicinano di molto alla sua conferma», ha dichiarato Christian Grosse, specialista in test non distruttivi presso l’università tedesca.





