
(Gwynne Andrews Fund, 1952)
Al Poldi Pezzoli capolavori di Giovanni Paolo Panini in dialogo con “Tutti gli DÈI” di Ferzan Ozpetek
Quale sede più appropriata del Museo Poldi Pezzoli, dimora storica (nel cuore di Milano a pochi passi dal Teatro alla Scala e dal Duomo) del nobile Gian Giacomo Poldi Pezzoli, per ospitare fino al 4 maggio Meraviglie del Grand Tour, mostra di giusta misura, piacevole, divertente e istruttiva che guida il visitatore in un percorso fisico e mentale rasserenante? Gian Giacomo (Milano 1822-1879), come molti giovani aristocratici europei dal XVII al XIX secolo, ha compiuto non solo il suo Grand Tour per affinare la cultura già formata a casa tra madre, amici artisti e letterati, ma anche numerosi altri viaggi forieri di una splendida collezione di rarità, cominciata con le armi antiche, ospitata nella sua casa divenuta museo nel 1881.
Fulcro dell’esposizione l’eccezionale prestito da parte del Metropolitan Museum of Art di New York di Roma Antica (1757) di Giovanni Paolo Panini (Piacenza 1691 – Roma 1765), scenografico capolavoro che illustra con rigorosa precisione in un’unica visione immaginaria sessantuno celebri monumenti, rovine e ambienti dell’antica Città Eterna, oggetto nel passato di visita lenta e accurata da parte di spiriti anelanti al sapere e alla bellezza, precursori dell’odierno turismo di evasione, connotato peraltro più da visite da cartolina che da reali arricchimenti dell’animo.
Esempio delle emozioni generate nel passato da tali viaggi formativi è la testimonianza di Goethe che in Viaggio in Italia (1786-1788) scrive “Tutta la storia del mondo è collegata con quella di Roma e io considero una seconda nascita, una vera rinascita il giorno in cui arrivai in questa città”. Soffermarsi grazie alla dettagliata legenda a identificare quanto illustrato da Panini in Roma antica – splendido esempio di meta-pittura eseguita per il conte di Stainville (ambasciatore francese a Roma) – non lascia indifferenti non solo coloro che nella loro vita ne hanno scoperto il fascino.

La grandiosa opera proveniente da New York dialoga con la solenne spazialità dello splendido Interno del Pantheon animato con estrema verosimiglianza da turisti e visitatori d’alto lignaggio (come lasciano intendere anche gli abiti) volti verso l’alto ed estasiati della sua magnificenza, pochi i fedeli inginocchiati in preghiera e qualche mendicante speranzoso di elemosine. Eccezionale la rappresentazione della cupola con ben definiti i cinque ordini di lacunari (lacuna, spazio vuoto), oggi chiamati cassettoni, fino all’oculo circolare da cui penetra il sole che nella posizione rappresentata si riferisce ai primi di aprile fungendo il pantheon da imponente orologio solare.
Questa tela inedita (approfondita negli studi per l’occasione), eseguita nel 1743 da Panini pittore, architetto, scenografo e soprattutto grande interprete dello straordinario fascino di Roma, è acquistata nel 2024 dal Poldi Pezzoli che espone anche Veduta panoramica di Roma da Villa Medici e Veduta panoramica di Roma da Trinità dei Monti, due vedute inedite e precise nei dettagli di Gaspar van Wittel (Amsterdam 1652/53 – Roma 1736), padre del vedutismo: souvenir ante litteram per i giovani viaggiatori dell’aristocrazia.

L’esposizione è integrata da approfondimenti tramite opere del Poldi Pezzoli quali un monumentale Sarcofago romano del 180 d.C. (testimonianza della riscoperta della classicità durante l’800) e un Laocoonte della manifattura Ginori di Doccia, raffinata traduzione settecentesca (1749) in porcellana dura di un gruppo ellenistico. A questi si aggiunge una splendida scelta di Ventagli del ‘700 (non visibili normalmente ed esposti per la prima volta dopo la donazione al Museo da parte del collezionista Carlo Borgomaneri), souvenir di pregio – frutto della maestria di un’industria di vedutisti, scultori, ritrattisti, incisori e artigiani – e di Micromosaici creati con una tecnica nata a Roma nella seconda metà ‘700 e derivata dall’antica arte del mosaico.
Le immagini costruite con micro tessere in materiale vetroso di colori diversi erano poste su una piastrina in metallo o in pasta di vetro. Le micro tessere erano ottenute dalla fusione di una miscela di silice, fondenti alcalini e ossidi metallici come coloranti: una volta fusa, la massa vitrea era stirata con pinze o ferri e originava fili sottilissimi chiamati vetri o smalti filati che raffreddati erano tagliati in micro segmenti diversi l’uno dall’altro e da sagomare secondo il disegno per decorare gioielli e oggetti preziosi: lavori certosini frutto dell’incontro tra la nuova tecnica del micro mosaico romano e la tradizione orafa italiana. Sia i ventagli, sia i micro mosaici presentano decorazioni ispirate a luoghi e paesaggi del Grand Tour confermando come la nostra penisola e in particolare Roma, Napoli, Pompei, Ercolano e i templi di Paestum siano stati centrali in quei viaggi volti alla formazione culturale.
Di particolare interesse Les Délices d’Italie, guida in quattro tomi appartenuta a un avo di Gian Giacomo Poldi Pezzoli e la Guida per il viaggio d’Italia in posta opera storica fondamentale con stazioni di cambio cavalli (poste), distanze tra le principali città italiane, regole di viaggio e altre informazioni essenziali per gli spostamenti.

Conclude e corona la deliziosa mostra Tutti gli DÈI, opera video realizzata ad hoc dal pluripremiato regista Ferzan Ozpetek con l’intento di fornire un’interpretazione odierna del Grand Tour e saldare ulteriormente attraverso il cinema – ponte tra passato e presente – l’incontro tra linguaggi diversi quali pittura, archeologia e arti decorative: viaggio geografico e interiore grazie alla luce (penetrata nel Pantheon) che, illuminando il volto di una bella donna dormiente, risvegli lei e noi inducendo a godere più intensamente del bello restituendoci a una nuova e più profonda vita.





