Mancano due giorni all’inaugurazione, ma la Biennale, anzi le gallerie, da giorni “giocano” su Instagram. Come? Con la piantina. Avete presente proprio quella quella che una volta si stampava su carta, si piegava in quattro e si infilava in borsa? Oggi è nella sua versione di post quadrato, e anche se le location di Venezia dove si incontreranno installazioni e spazi espositivi sono impossibile da decifrare topograficamente, dovutamente alla bassa qualità delle mappe, quello che pare piacere a tutti è collocare puntini rossi sulla carta, un po’ come bollini di quadri venduti in una fiera popolare. Siamo qui, ma anche qui, e qui e qui: tutte le gallerie hanno trasformato l’annuncio dei propri artisti partecipanti in un piccolo rituale social. Che la dice lunga su chi realmente detiene il potere
Non è una novità assoluta, ma la concentrazione delle uscite nelle ultime settimane ha assunto i contorni di una moda vera e propria. Un po’ come se, senza il post, l’artista (la galleria) non fosse mai esistito. D’altronde la partecipazione alla Biennale deve essere certificata prima dall’algoritmo e poi dalla critica. E già che quest’anno la Giuria sarà il pubblico, magari il post più accattivante potrà avere qualche chance di influire sui “supervisori” popolari.
E così via, da qualche settimana la sfida è partita, diventando sempre più viva: Victoria Miro, Hauser & Wirth, David Zwirner, Pace, MASSIMODECARLO, 193 tra tante altre, tutte lì con la loro piantina digitale.
Qualcuna scrive lunghe didascalie, qualcuna solo il nome e le date. C’è chi pubblica un semplice post, chi una storia ben studiata, chi un carosello di opere e la maggior parte, con la caption “On view in Venice”, una bella inquadratura di gondole e San Marco. Un modo per tenere accesa l’attenzione, forse perché qualcuno ricordi, forse per “segnarsi i nomi” in attesa della grande abbuffata. Sperando di vedere un po’ di opere e non solo di immagini.






