04 Ottobre 2026 19:43

Casa Sanlorenzo presenta WAVES: un’onda che attraversa la Biennale

A Venezia, durante la Biennale Arte, debutta “WAVES”, prima mostra prodotta da Sanlorenzo Arts. Un progetto tra arte, scienza e design che segna l’evoluzione del posizionamento culturale del brand.

Nel sestiere di Dorsoduro, dove la città si stringe tra la Peggy Guggenheim Collection e Punta della Dogana, si apre un nuovo spazio destinato a ridefinire la geografia culturale veneziana: Casa Sanlorenzo. Proprio da qui vuole partire la visione di Sanlorenzo  del suo Executive Chairman Massimo Perotti, che negli anni ha trasformato un cantiere navale in uno dei principali riferimenti del Made in Italy nel segmento dei motoryacht su misura( con un fatturato oggi superiore al miliardo di euro e rafforzando la propria identità con
l’acquisizione di Nautor Swan) estendendo progressivamente l’identità del brand oltre la dimensione industriale e verso un dialogo strutturato con il mondo della cultura contemporanea. Il punto di partenza resta una clientela estremamente selezionata: gli Ultra High Net
Worth Individuals figure/persone che si muovono con naturalezza tra nautica, arte contemporanea e grandi circuiti internazionali del collezionismo. «Vivono questi mondi come un unico ecosistema», spiega Perotti, che ha progressivamente ampliato la traiettoria del gruppo oltre la produzione industriale.

È da questa lettura che nasce un percorso ormai consolidato di avvicinamento al sistema dell’arte: dalla partecipazione ad Art Basel Miami Beach nel 2016, al sostegno alla Peggy Guggenheim Collection, fino alla presenza continuativa alla Milan Design Week dal 2017 e alla nascita di Sanlorenzo Arts, piattaforma attraverso cui il dialogo tra impresa, progettazione e linguaggi culturali è diventato strutturale. È all’interno di questa traiettoria che prende forma Casa Sanlorenzo. L’edificio, una struttura degli anni Quaranta restaurata da Piero Lissoni e affacciata sull’acqua con vista sulla Basilica della Salute, si configura come spazio espositivo, laboratorio e
luogo di incontro.
Ed è proprio durante la 61 edizione della Biennale d’arte – quando Venezia diventa una mappa instabile di presenze, inaugurazioni, visioni sovrapposte- che prende forma WAVES, prima mostra ideata e prodotta da Sanlorenzo Arts trasformandolo in soggetto culturale attivo.
Il progetto, aperto dal 6 maggio al 28 giugno, si sviluppa attorno a un concetto preciso: l’onda come principio strutturale. Non un tema narrativo, ma una logica che organizza spazio, percezione e relazione tra le opere.

Curata da Sergio Risaliti e Cristiano Seganfreddo, WAVES mette in dialogo artisti storicizzati e contemporanei non per affinità stilistica, ma per una comune attenzione al movimento come condizione della forma. «Questi artisti hanno compreso che la scultura non può più essere pensata come qualcosa di fermo», osserva Risaliti. Nelle opere di Alexander Calder, Lucio Fontana e Fausto Melotti, la materia appare attraversata da forze che ne modificano costantemente l’equilibrio. Nel contemporaneo, questa tensione si ritrova nelle superfici di Christine Safa e nelle sculture di Tony Cragg, dove la forma emerge come processo in continuo divenire. «L’onda non è solo un fenomeno naturale, ma un modo di leggere la realtà», aggiunge Seganfreddo. «I linguaggi non si sommano: entrano in relazione e si trasformano». Il percorso espositivo si estende anche oltre gli spazi interni. Gli interventi di Marcello Maloberti e Friedrich Andreoni trasformano giardino e ponte in dispositivi percettivi, tra segni, suoni e presenze che modificano l’esperienza dello spazio. Il paesaggio sonoro introduce elementi naturali e artificiali che non si stabilizzano mai in una forma definitiva. A questo livello si inserisce la lettura scientifica di Ersilia Vaudo Scarpetta, secondo cui “le onde sono il linguaggio fondamentale dell’universo… luce, suono e onde gravitazionali attraversano lo spazio e il tempo».
Anche la dimensione sensoriale diventa parte del progetto grazie a Xerjoff, con una fragranza dalle note agrumate, ambrate e ozoniche che rafforza l’idea di un ambiente in continua trasformazione.

E allora WAVES diventa questo: non una mostra sul mare, ma un modo per leggere il movimento. Dentro l’arte, dentro lo spazio, dentro la percezione. Un sistema che non si chiude. Che ritorna. Come un’onda.