29 Settembre 2026 21:47

Venezia Salva, forse. Riflessione sulla Biennale Arte 2026

Biennale di Venezia
Biennale di Venezia
Le dense nubi che si addensano sulla laguna romanticamente riflettono i tormentati stati d’animo che agitano i protagonisti istituzionali di questa controversa edizione della Biennale

Venezia Salva, lo splendido racconto di Simon Weil, narra della sventata congiura ordita dagli spagnoli disposti a distrugge la città pur di impossessarsene e di come il capo dei cospiratori, abbagliato dalla bellezza di Venezia e improvvisamente conscio del male e della violenza annientatrice del potere che sta per abbattersi sulla Serenissima, tradisca i compagni di ventura facendo fallire il complotto. Certo oggi non siamo in presenza dei filosofici e spirituali dilemmi dei protagonisti del romanzo e della loro grandezza e, oltretutto, i contorni della pièce Biennale e dei suoi attori sono molto più sfumati e contraddittori.

Gli interpreti si celano dietro diverse maschere che li fanno apparire alternativamente “buoni” o “cattivi”.

Il Nostro Presidente, ad esempio, il Fulgido Paladino della libertà e delle proprie scelte, strenuo difensore della presenza russa nel nome della Cultura disgiunta dal Potere e, contemporaneamente, araldo di quella feroce, discriminatrice e censoria forma di pensiero rappresentata dal wokismo-leninismo, che ha plasmato l’odierna edizione della Biennale. Che dire, poi, del brutale esercizio censorio esercitato dalla UE sul governo italiano e, a cascata, sulla Biennale stessa. Arcigne indagini sbirresche in nome della democrazia e della difesa dei suoi valori! Senza dire una parola dell’antisemitismo militante della Giuria.

Insomma, un caleidoscopico intreccio di ruoli e di poteri delegittimanti che, animati da volontà impositiva, producono un conflitto incurabile. Siamo oltre la contrapposizione di idee. Questa Biennale ci restituisce l’immagine della totale insipienza e disgregazione dell’Occidente Nostro, senza drammi, così. E il naufragar m’è dolce in questo mare…