06 Ottobre 2026 09:14

2,73 giorni. A Venezia tre artisti per una riflessione sulla città come vetrina

In 2.73 giorni. Abitare il desiderio. Giovanni Gaggia. Installation view, maggio 2026, Venezia
In 2.73 giorni. Abitare il desiderio. Giovanni Gaggia. Installation view, maggio 2026, Venezia
Renata Boero, Giovanni Gaggia e Atelier dell’Errore prendono spunto dai giorni del soggiorno medio dei visitatori in città

Per chi si trovasse a Venezia in questi giorni di preview e cercasse un’ora di sottrazione al circuito dei Giardini e dell’Arsenale, vale la deviazione fino a Cannaregio. In 2.73 giorni è un ciclo espositivo ospitato in un appartamento privato – Casa 2.73, che lo studio Bellinato Giacomazzi Architetti ha concepito come prototipo di abitazione per quello che nel progetto è definito “residente resiliente“.

Il titolo riprende il dato statistico sulla durata media del soggiorno turistico nella città storica: 2,73 giorni, tempo sufficiente per attraversare, non per abitare. È da questa frattura – tra il passaggio e la permanenza, tra la città come vetrina e lo spazio come luogo vissuto – che i curatori Susanna Ravelli e Francesco Perozzi hanno scelto di muovere.

 

In 2.73 giorni. Abitare il desiderio, installation view, 2026, Venezia
In 2.73 giorni. Abitare il desiderio, installation view, 2026, Venezia

Il primo dei quattro appuntamenti previsti nell’arco della stagione biennale, intitolato Abitare il desiderio, è visitabile fino al 10 maggio. Tre artisti e un’opera la cui identità non viene rivelata. Di Renata Boero sono esposte due Ctoniografie: tele lavorate con pigmenti naturali, terre, sostanze organiche, in cui il colore non viene applicato ma estratto dalla materia stessa. Il sedimento di un rapporto ancestrale con la sostanza del mondo che, nello spazio di una casa, acquista una prossimità inattesa – qualcosa di anteriore a qualsiasi idea di abitare architettonico.

 

Abitare il desiderio

Giovanni Gaggia è presente con due lavori che si tengono in tensione produttiva: un’opera in tessuto, ironica ed erotica, che introduce la sessualità come figura del non detto nella relazione sociale, e una serie di cuori in ceramica prodotti in diversi progetti a partire dal 2010 – oggetti fragili e replicati in cui la cura si fa forma senza perdere nulla della sua precarietà.

 

In 2.73 giorni. Abitare il desiderio. Renata Boero. Installation view, maggio 2026,
In 2.73 giorni. Abitare il desiderio. Renata Boero. Installation view, maggio 2026, Venezia

Atelier dell’Errore presenta PINK! is the warmest colour, opera video realizzata da due artisti del collettivo in occasione di Freak You! – la mostra approdata nel 2025 alla Kaufmann Repetto di New York. Sessualità e relazione affettiva vengono affrontate attraverso il disegno come linguaggio affettivo, capace di nominare desideri che la convenzione sociale tende a relegare ai margini.

 

In 2.73 giorni. Abitare il desiderio. Atelier dell'Errore. Installation view, maggio 2026,
In 2.73 giorni. Abitare il desiderio. Atelier dell’Errore. Installation view, maggio 2026, Venezia

Le opere non occupano pareti neutre: dialogano con gli ambienti, i mobili, la luce di un appartamento nel sestiere di Cannaregio. È forse il modo più onesto che si potesse trovare per ragionare sull’abitare in una città che, per la stragrande maggioranza di chi la visita, continua a darsi esclusivamente come scenario. In 2.73 giorni – Abitare il desiderio è visitabile fino al 10 maggio, dalle 18:00 alle 21:00, oppure su appuntamento scrivendo ad [email protected]. Casa 2.73 si trova in Cannaregio 3193E, Ramo Novo de la Rotonda. Il secondo appuntamento del ciclo è in programma dal 19 al 21 giugno.