
Lo spazio espositivo di SCONFINA a Milano ospita Lanterna, ultimo intervento milanese di Andrea Aquilanti
“Chimere, sogni, visioni e bizzarrie”, scriveva Marco Boschini nel Seicento veneziano, riconoscendo nel capriccio la possibilità di oltrepassare il reale senza mai abbandonarlo del tutto. Una riflessione che accompagna SCONFINA e il progetto teorico nato nel 2024, e che trova nell’intervento di Andrea Aquilanti una corrispondenza particolarmente evidente. Il capriccio, infatti, si definisce storicamente come un genere fondato sulla libera invenzione, sulla fantasia e sullo scarto rispetto alla rappresentazione ordinaria del reale. Immagine e realtà si confondono, si rincorrono e si alterano reciprocamente, aprendo nuove possibilità narrative e percettive. È una soglia dello sguardo sorprendentemente affine a quella generata da Lanterna, ultimo intervento milanese di Aquilanti.
Nato a Roma nel 1960, Aquilanti sviluppa da anni una ricerca incentrata sui processi della percezione e sulla costruzione instabile dell’immagine, attraverso un dialogo continuo tra disegno, pittura, fotografia e videoproiezione. La sua pratica si fonda sull’interferenza tra tecniche tradizionali e linguaggi contemporanei, in opere immersive e spesso realizzate in situ dove realtà, memoria e rappresentazione si sovrappongono continuamente. Aquilanti costruisce ambienti percettivi in cui lo spettatore non osserva semplicemente l’opera, ma ne diventa parte attiva. La dimensione temporanea e processuale del lavoro, insieme all’uso della proiezione in tempo reale, attraversa in modo coerente tutta la sua ricerca.
Ribaltamenti percettivi
La vetrina dello spazio espositivo di SCONFINA, diventa un piano instabile della visione: non separa più interno ed esterno, ma li mette in relazione, costruendo un campo percettivo sospeso tra presente, immagine e realtà. L’opera si articola su più livelli: una telecamera riprende ciò che accade sulla strada e, attraverso un sistema di proiezione in tempo reale, lo restituisce all’interno dello spazio, generando sdoppiamenti, slittamenti e deformazioni prospettiche.
La proiezione si infrange sull’angolo dell’ambiente, spezzando l’unità della visione e trasformando la parete in un luogo attraversato da continui ribaltamenti percettivi. L’intervento supera però la natura stessa dello spazio, includendo il vetro come parte attiva e speculare dell’opera. Non più semplice superficie trasparente, ma zona intermedia in cui pittura, proiezione, riflesso e realtà convivono simultaneamente. Tra interno ed esterno si apre così una soglia in cui l’immagine non può mai fissarsi definitivamente.
L’installazione muta continuamente insieme alla luce, al trascorrere del giorno e ai corpi che attraversano lo spazio pubblico. A questo flusso in tempo reale si sovrappone un ulteriore livello pittorico e mnemonico, sul muro della proiezione, in corrispondenza del suo riflesso, l’artista interviene con un gesto rapido ed essenziale, fatto di bianchi, grigi e neri, che trattengono frammenti del paesaggio esterno: raffigura sulla parete tracce di grate, cancelli, geometrie degli edifici di fronte, linee architettoniche che emergono come residui o memorie dell’immagine proiettata.
Per chi osserva attentamente, pittura e immagine sembrano rincorrersi, rafforzarsi e confondersi. La visione non si stabilizza mai: reale, immagine e riflesso convivono nello stesso campo percettivo senza gerarchie. Anche lo spettatore entra inevitabilmente nell’opera, diventando parte di questo sistema di apparizioni, trasparenze e sovrapposizioni.
Immagine instabile
In continuità con molti dei lavori precedenti, Lanterna mette in scena un’immagine instabile, aperta e continuamente modificata dalla presenza del pubblico. La tecnologia non produce qui un effetto spettacolare, ma agisce come dispositivo percettivo: la proiezione restituisce il flusso continuo del presente, mentre il disegno trattiene frammenti e sedimenta tracce, rallentando il tempo dell’immagine. È proprio in questa tensione tra apparizione e permanenza che si costruisce gran parte della poetica di Aquilanti.

Il 18 giugno, nell’ambito di Sconfina Public Program, è previsto un nuovo momento di incontro e approfondimento con l’artista: un workshop nello spazio della Ghiacciaia e, a seguire, una performance di Chantal Spapens sulla finestra adiacente allo spazio espositivo, in dialogo diretto con l’intervento di Aquilanti. Un ulteriore attraversamento del confine tra immagine, corpo e spazio urbano, che prolunga e amplia la riflessione attivata da Lanterna.
L’opera si configura così come una soglia permeabile, un ambiente in cui lo spazio reale viene continuamente ridefinito da riflessi, trasparenze e sdoppiamenti. Più che costruire un’immagine finita o stabile, Andrea Aquilanti attiva una condizione di apparizione: un campo mobile in cui vedere significa attraversare simultaneamente tempo, immagine e realtà.




