09 Ottobre 2026 08:31

Art Dubai “special edition”: meno gallerie, ma l’ottimismo non è mancato

Art Dubai Special Edition, Photo: Cedric Ribeiro/ Getty Images for Art Dubai.

Passata in sordina per la sua concomitanza tra la Biennale di Venezia e la settimana di Frieze New York, la 20.ma edizione della fiera, posticipata a maggio a causa del conflitto, ha registrato un forte sostegno di collezionismo locale mentre il Golfo naviga a vista

La 20.ma edizione di Art Dubai si è conclusa ieri, nella capitale del Golfo, con un’atmosfera sorprendentemente ottimista nonostante il clima di tensione. Originariamente prevista per metà aprile, la fiera era stata rinviata a maggio a causa delle esplosioni geopolitiche nella regione, che hanno costretto gli organizzatori a ripensare completamente l’evento in sole sette settimane.

L’edizione di quest’anno, ribattezzata Special Edition, ha presentato un formato ridotto ma intimo, con 50 gallerie (circa il 60% in meno rispetto ai 120 espositori previsti). La maggior parte dei partecipanti proviene dalla regione del Golfo e dal Medio Oriente allargato, dall’Italia la bolognese P420, con una presenza notevole di gallerie e collezionisti libanesi, nonostante il loro paese non abbia ancora raggiunto un accordo di cessate il fuoco con Israele.

Adelaide Cioni, P.P. La Nuvola, 2021, Wool stitched on wool, 95 x 135,5 cm

“È come ai vecchi tempi!“, ha commentato Charles Pocock, co-fondatore della Meem Gallery di Dubai. “Art Dubai ha corso un grosso rischio per i suoi espositori, rimborsando i costi degli stand. Ora paghiamo solo se vendiamo. Se non vendiamo, non paghiamo“. Per la prima volta nella sua storia, l’ingresso alla fiera è stato completamente gratuito per tutti, un segnale di apertura e sostegno alla comunità.

Nonostante le difficoltà logistiche (spedizioni di opere, viaggi e sicurezza), le vendite non sono mancate. La Zawyeh Gallery di Dubai ha dichiarato dei aver quasi esaurito i dipinti dell’artista palestinese Nabil Anani, con prezzi tra 12mila e 360mila dollari. Anche Taymour Grahne, gallerista libanese-finlandese che ha trasferito la sua attività a Dubai, ha venduto l’intero stand dell’artista emiratina Roudhah Al Mazrouei, con prezzi tra 2.500 e 14mila dollari. Gli acquirenti provenivano principalmente dagli Emirati, ma anche da Arabia Saudita, Francia, Stati Uniti, Canada e Libano.

“Le persone che sono qui sono quelle per cui Art Dubai ha funzionato negli anni“, ha dichiarato Benedetta Ghione, direttore esecutivo della fiera, sottolineando che lo spostamento a maggio ha creato una concomitanza con la Biennale di Venezia e Frieze New York, rendendo più difficile la partecipazione per istituzioni e collezionisti internazionali. “Dobbiamo riconoscere che il mercato globale dell’arte si sta ricalibrando e che la scena regionale mostra ancora i segni di un mercato in crescita”.

Il programma pubblico è stato potenziato per sostenere gli artisti, specialmente quelli di Libano, Palestina e Siria, duramente colpiti dalle circostanze attuali. “Senza cultura, senza arte, non possiamo respirare“, ha commentato il collezionista Abraham Karabajakian, sottolineando il valore simbolico della fiera come atto di perseveranza e identità.

Nonostante il cessate il fuoco rimanga precario, l’umore generale era sorprendentemente positivo. “Non abbiamo alternative se non continuare, perché questa è la nostra casa. L’incertezza ci dà l’opportunità di sperimentare nuovi modelli“, ha concluso Vilma Jurkute, direttrice di Alserkal Avenue.