04 Ottobre 2026 19:43

Galleria Borghese, il nodo dell’ampliamento divide Roma.

Nessun progetto approvato, solo uno studio sul futuro del museo. Il museo romano affronta la sfida dell’ammodernamento: il progetto di ampliamento illustrato dalla direttrice Francesca Cappelletti divide il mondo accademico.
Galleria Borghese
Galleria Borghese

Roma. Un ampliamento della Galleria Borghese? Per ora no. O almeno non nei termini in cui il dibattito pubblico lo ha raccontato nelle ultime settimane. Ma il solo fatto di aver aperto una riflessione sul futuro del museo più delicato di Roma è bastato ad accendere polemiche, timori e prese di posizione attorno a uno dei luoghi simbolo del patrimonio culturale italiano. Al centro della discussione c’è l’avvio di uno studio preliminare promosso dalla Galleria Borghese per interrogarsi sulle esigenze future del museo contemporaneo: accessibilità, inclusione, sostenibilità, sicurezza e qualità della visita. Un percorso che dovrebbe sfociare in un concorso internazionale di idee, sostenuto attraverso una sponsorizzazione tecnica di Proger Spa, ma che — sottolinea con forza il museo — non coincide con alcun progetto già approvato né con ipotesi definitive di trasformazione della storica Palazzina. La precisazione arriva dopo giorni di discussioni alimentate dall’ipotesi di nuovi
spazi, servizi aggiuntivi e possibili interventi nell’area di Villa Borghese. Un tema particolarmente sensibile perché coinvolge un equilibrio considerato intoccabile: quello tra architettura, paesaggio, giardini storici e collezioni artistiche. La Galleria Borghese rivendica però un approccio prudente. Negli ultimi anni il museo ha già avviato un ampio programma di tutela e valorizzazione: dall’eliminazione delle barriere architettoniche agli interventi sulle tappezzerie storiche, dal rinnovamento degli impianti alla sostituzione dei serramenti con
sistemi ad alte prestazioni, fino alla digitalizzazione del patrimonio e alla catalogazione delle opere custodite nei depositi grazie anche ai fondi del PNRR. È in questo quadro che nasce l’idea di avviare una riflessione più ampia sul futuro della Galleria Borghese. “Allo stato attuale non esiste alcun progetto definito né alcuna ipotesi approvata di intervento”, chiarisce il museo. L’iniziativa riguarda esclusivamente una fase preliminare di approfondimento e confronto che coinvolgerà competenze scientifiche, architettoniche, paesaggistiche e tecnico- istituzionali insieme agli organismi preposti alla tutela del complesso monumentale
di Villa Borghese.

La direttrice Francesca Cappelletti insiste soprattutto sul tema dell’accessibilità e della qualità della visita. “Non è una questione di numeri, ma di persone”, spiega. “Vorremmo esplorare la possibilità di rendere ancora più accessibile e comprensibile questo patrimonio a chi desidera visitarlo, con meno limiti di tempo di spazi e di opere da guardare”.

Parole che cercano di smontare la principale accusa avanzata dai critici dell’operazione: quella di un possibile allargamento finalizzato ad aumentare i flussi turistici in uno dei luoghi più fragili e più significativi della capitale. Anche il Ministero della Cultura invita alla cautela. Alfonsina Russo, capo Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale, definisce la Galleria Borghese “uno dei luoghi più delicati e simbolicamente rilevanti del patrimonio culturale italiano” e sottolinea come il confronto tra conservazione e nuove esigenze della contemporaneità rappresenti oggi una sfida comune ai grandi musei internazionali. Ma è soprattutto l’iter amministrativo ad assumere un peso decisivo nella vicenda. Nel frattempo Roma Capitale ha riconosciuto la rilevanza pubblica dell’iniziativa. Con una memoria approvata dalla Giunta Capitolina il 5 maggio scorso, il Campidoglio ha avviato un percorso di collaborazione con il Ministero della Cultura e con la stessa Galleria Borghese, specificando tuttavia che qualsiasi eventuale sviluppo dovrà rispettare integralmente il valore storico, artistico, archeologico e paesaggistico del sistema Villa Borghese. Il procedimento sarà accompagnato anche dall’attivazione della Conferenza dei Servizi preliminare prevista dalla legge.

Resta però il nodo politico e culturale che attraversa la discussione: fino a che punto un museo storico può trasformarsi per rispondere alle esigenze contemporanee senza alterare la propria identità? È la domanda che oggi divide architetti, studiosi, ambientalisti e istituzioni.

Per la Galleria Borghese il punto di partenza resta uno soltanto: preservare l’armonia tra arte e natura che rende unico il complesso nato all’inizio del Seicento per volontà del cardinale Scipione Borghese. “Nessuno vuole turbare questo prezioso contesto storico”, assicura Cappelletti. Ma proprio attorno al significato di quella parola — “turbare” — sarà al centro del confronto nei prossimi mesi.