05 Ottobre 2026 12:28

A tavola con l’arte: Galleria Cardi in collaborazione con Pellico3

Tancredi Parmiggiani, Senza Titolo, Courtesy Galleria Cardi e Pellico3 Milano

All’interno di Park Hyatt Milano, il ristorante gastronomico Pellico3 è uno spazio in cui alta cucina e ricerca artistica dialogano naturalmente. E dove una serie di opere d’arte condividono lo stesso ambiente dei commensali, dando forma a un’esperienza in cui il gusto incontra l’estetica.

Prima di raccontarvi della “storia”, è necessario fare una premessa sui protagonisti: da un lato uno chef ancora giovanissimo, Guido Paternollo (1991), che dopo la laurea in ingegneria al Politecnico di Milano, ha deciso di cambiare vita e ha trasformato la passione per la cucina nella sua vocazione e professione. Dopo un’esperienza con lo chef stellato Enrico Bartolini la Francia è diventato il Paese della sua “specializzazione” e oggi, al Pellico3 del Park Hyatt Milano (via Silvio Pellico 3), porta menù che prendono ispirazione dai diversi luoghi e dalle tradizioni del bacino mediterraneo. Poi c’è Flaviano Caprotti, architetto titolare dello studio omonimo che aveva già ristrutturato il Park Hyatt e che, con l’ingresso del nuovo chef, si è trovato a ridare una nuova impronta agli ambienti del ristorante: colori pastello, atmosfera accogliente, pavimenti in cotto-pietra. E infine, oltre al cibo, il terzo linguaggio: l’arte che cercava essenzialità, trasformazione, profondità; l’informale di Tancredi Parmeggiani con Senza Titolo, e la pittura analitica di Claudio Verna con Oro Antico, Colonna e Percezione II e Nove Ovali di Turi Simeti, questi ultimi due autori provenienti da Galleria Cardi che con Pellico3 dialoga dallo scorso anno.

Galleria Cardi, Nove Ovali di Turi Simeti

Ecco la ricetta che incanta: così come Claudio Verna, negli anni Sessanta, sceglie la pittura quando molti la dichiaravano superata e fonda la “Pittura Analitica” – nota anche come “Pittura Pittura” – concentrandosi sugli elementi essenziali della tela, del colore, del gesto e della superficie, Paternollo porta avanti una “cucina cucinata”, lontana dalle estetiche della gastronomia contemporanea, dove fuoco, tecnica e materia prima ritornano centrali nella costruzione del gusto. E se in Oro Antico, Verna stratifica gialli e aranci fino a creare una superficie calda, quasi pulsante, facendo della materia una forza che avanza al ritmo delle cromie, ecco che il quadro sembra condividere con i ravioli di Parmigiano Reggiano 18 mesi la stessa idea: un solo ingrediente principale che si svela progressivamente, una superficie apparentemente uniforme che mostra lentamente profondità cromatiche, passaggi di luce e stratificazioni invisibili.

Ravioli al Parmigiano 18 mesi, Courtesy Pellico3

E poi Scampo Poché e Irish Coffe di Champignon, lo scottadito di agnello al timo e piment d’Espelette con sella arrosto, in dialogo con i Nove Ovali di Simeti, mentre il dessert – fragole in scapece di rabarbaro e verbena, mousse e sorbetto di fragole, composta di rabarbaro, meringhette acidule – si apre a una dimensione di trasformazione continua il cui contributo arriva dal Senza Titolo di Tancredi Parmeggiani: segni rapidi, dispersi, elementi apparentemente autonomi che condividono uno stesso spazio in mutamento. Piatto e opera non ambiscono a una forma precisa, ma a uno stato di trasformazione. Quella stessa capacità che, di fatto, l’arte porta imprescindibilmente con sé e che la cucina fa propria attraverso la sua identità: un’esperienza di “gusto estetico” in tutte le sue forme. 

Oro Antico, di Claudio Verna (a sinistra) Courtesy Pellico3 e Galleria Cardi