04 Ottobre 2026 18:17

Spazio Giallo presenta una mostra immersiva che invita lo sguardo a osare

Nel cuore della capitale, un nuovo progetto visitabile fino al 30 novembre negli spazi di Piazza de’ Ricci: un ambiente esperienziale dove architettura, opere, suoni e materia concorrono alla costruzione di un’esperienza sensibile

Con “Lo sguardo vergine, una fuga d’amore…per un’esperienza della luminosità della cosa in sé, delle cose così come sono” Spazio Giallo presenta un’installazione immersiva che invita il pubblico a riscoprire il piacere dell’osservazione, sospendendo per un momento giudizi e interpretazioni.
Il progetto si configura come una polifonia di voci artistiche e percettive che invita il visitatore a interrogarsi su una domanda essenziale: se chiudi gli occhi, cosa vedi? Nato da una riflessione congiunta di Carolina Levi, Petra Faldini e Giovanna Massoni, il percorso si sviluppa all’interno di Spazio Giallo, luogo eclettico e anticonvenzionale nel cuore della città, trasformato per l’occasione in un ambiente esperienziale dove architettura, opere, suoni e materia concorrono alla costruzione di un’esperienza sensibile.
La memoria originaria dell’edificio, un tempo chiesa, viene evocata attraverso un allestimento che ne richiama simbolicamente la struttura.
La scenografia ideata da Victoria Salomoni, set designer attiva tra moda e arte, costituisce lo strumento attraverso cui il pubblico è invitato a fruire dell’arte senza filtri, lasciandosi guidare dai sensi. Una navata simbolica guida il visitatore in un percorso fatto di apparizioni e risonanze che si articola in tre stanze — La Sospensione, Il Perturbante e Il Giardino della Catarsi — corrispondenti ad altrettanti modi di guardare.
Come spiegano le curatrici, «Lo sguardo vergine invita a lasciare accadere la sorpresa, l’imprevisto, ciò che sfugge alla conoscenza acquisita; a instaurare un dialogo sensuale e sensoriale con le superfici, le forme, gli odori, la fisicità degli
oggetti. Guardare diventa un atto di attenzione, di coscienza, di cura, di coraggio».

L’ingresso alla mostra coincide con La Sospensione, concepita come un altare laicoprogettato da Paolo del Gallo in collaborazione con Galleria Sospesa. Un intervento site-specific che accoglie e raccoglie lo sguardo creando un punto focale: la sua arte si sviluppa in una dimensione immersiva e quasi rituale, intrecciando antiquariato e pittura e diventando un dispositivo atmosferico e simbolico, capace di trasformare l’ambiente in un luogo sospeso tra memoria, natura e immaginazione, invitando lo spettatore a sospendere il giudizio, pronto ad accogliere ciò che verrà. Ad arricchire l’allestimento, il verde curato da Eugenia Lecca.

Al centro della prima sala si colloca il trittico di Romina Bassu, courtesy Studio Sales di Norberto Ruggieri, dedicato all’archetipo di Demetra. L’opera trae ispirazione dagli archetipi femminili individuati da Carl Gustav Jung, richiamando una dimensione collettiva e universale del mito. Ad accogliere il visitatore è inoltre l’intervento sonoro della cantautrice e attrice Marianne Mirage, che introduce il
pubblico a una dimensione immersiva ed emotiva, trasformando l’attraversamento della mostra in un’esperienza da ascoltare e abitare.
La seconda sezione, Il Perturbante, raccoglie opere e presenze che convivono in un equilibrio sottile tra armonia e disorientamento. Qui dipinti d’antiquariato dialogano con gli specchi Artichokes di Lola Montes e con le fotografie inedite di
Niccolò Berretta. Il fotografo costruisce una personale “fuga d’amore” attraverso due immagini: una dedicata a Fabio D’Innocenzo e Carlotta Gamba, ritratti mentre si allontanano sul Tevere al crepuscolo con Castel Sant’Angelo sullo sfondo; l’altra
sviluppata come un collage fotografico che sovrappone differenti livelli di realtà e immaginario.
Nella stessa sala trovano spazio le pitture su vetro e materiali recuperati di Roberto d’Alicudi, ispirate ai miti mediterranei e alla spiritualità popolare dell’isola di Alicudi; le opere pittoriche di Giulio Rigoni, caratterizzate da un registro
allegorico e giocoso; la scultura in ceramica e resina rosa di Guglielmo Maggini, realizzata per la seconda edizione dei Multipli Bye Gaetano 2 prodotti da Spazio Giallo; e le brocche e i bicchieri di Ginny Sims, che trasformano l’oggetto domestico in dispositivo narrativo e memoriale.
Il percorso culmina nel Giardino della Catarsi, ambiente immersivo costruito come una quinta teatrale che richiama una foresta ispirata al film Hamnet di Chloé Zhao. In questo spazio convergono linguaggi e materiali differenti. L’affresco su cartone di Sofia Cacciapaglia mette in dialogo spiritualità, memoria e fragilità attraverso una pittura figurativa e simbolica. Le opere in vetro di Pia Glasswork — candelabri e
fiori sospesi — costruiscono un’atmosfera di trasparenze e leggerezza, attivata dalla luce e dal passaggio dei visitatori. L’installazione di continua+mamt esplora invece il rapporto tra essere umano e natura attraverso la serie Swan: vasi e sculture in ceramica modellati a mano che trasformano la materia in forme morbide, quasi organiche, evocando figure ibride tra creature piumate e corpi femminili. Completano l’ambiente i vasi in ceramica di Sasha Court, il dipinto Artemide di Romina Bassu e gli specchi antichi ornati da Paolo del Gallo.
Attraverso installazioni, fotografia, pittura, ceramica, vetro, suono e performance, Lo sguardo vergine, una fuga d’amore… si presenta come una riflessione sul vedere e sulle possibilità ancora aperte dell’esperienza percettiva. Una mostra che, come suggeriscono le curatrici, non semplicemente si osserva: accade.