
L’artista e performer Robert Kuzovkov, noto come Semyon Skrepetsky, diventato famoso per i suoi ritratti satirici di Putin e Lukashenko, è stato assassinato a colpi di arma da fuoco a Biała Podlaska. Due cittadini bielorussi sono stati fermati
L’artista russo Robert Kuzovkov, noto come Semyon Skrepetsky, è stato ucciso lunedì a Biała Podlaska, nella Polonia orientale, in un agguato che secondo il primo ministro polacco Donald Tusk sarebbe da considerarsi un assassinio politico. Due cittadini bielorussi sono stati fermati ma non ancora incriminati, come riporta ArtReview, che aggiunge che uno degli arresti è avvenuto nei pressi del consolato bielorusso. La vittima è stata trovata con cinque ferite da arma da fuoco, secondo quanto riferisce il Telegraph.
Artista e performer, Skrepetsky si era fatto notare per i suoi ritratti taglienti e satirici del presidente russo Vladimir Putin, del presidente bielorusso Alexander Lukashenko, del leader ceceno Ramzan Kadyrov e del patriarca conservatore di Mosca Kirill. Come nota il Telegraph, erano stati bersaglio delle sue critiche anche le autorità ucraine, così come figure dell’opposizione russa come Alexei Navalny e sua moglie Yulia Navalnaya, e Maxim Katz, il cui canale YouTube di critica al governo russo conta quasi 2,5 milioni di iscritti.
Mentre un portavoce della polizia ha dichiarato all’emittente polacca TVN che i moventi degli assassini sono ancora sconosciuti, il primo ministro polacco Donald Tusk ha affermato mercoledì che si tratta molto probabilmente di un assassinio politico, riporta France24. L’esame del corpo ha rivelato cinque ferite d’ingresso e due di uscita – alla testa e al petto.
L’esilio polacco di Semyon Skrepetsky
L’artista viveva in Polonia dal 2021 per paura di persecuzioni politiche. Solo pochi giorni prima dell’assassinio si trovava a Berlino, dove aveva performato davanti all’ambasciata russa brandendo un ritratto di un ghignante Josef Stalin che teneva tra le braccia una versione infantile di Putin, in una composizione che riprendeva le classiche icone ortodosse; entrambi i leader avevano sangue che gocciolava dalla bocca. Il Telegraph riporta anche che l’artista aveva estratto una bandiera russa dai pantaloni e l’aveva gettata in un cestino dei rifiuti, mentre era comparso anche a Venezia alle proteste davanti al Padiglione russo, con Pussy Riot e FEMEN. ArtReview riporta che poche ore prima della morte, l’artista aveva pubblicato immagini di minacce di morte.





